Territorio di NORTGARTHEN



CITTA' di NORTGARTHEN


Visione d'insieme della Città dei Nove

Nortgarthen (pron. Norgardèn) è una città di circa 25000 anime, situata nel cuore della regione settentrionale del Territorio di Nortgarthen.

L’insediamento si trova sulla sommità di un leggero pendio (Colle di Halgor o “Colle dei Martiri”) e visto da lontano somiglia più ad una cittadella fortificata, soprattutto a causa delle alte mura che lo cingono. Il terreno circostante è prevalentemente pianeggiante ed abbastanza fertile da soddisfare il fabbisogno locale, ma i cacciatori di Nortgarthen sono

spesso costretti a recarsi nei boschi limitrofi per procurarsi selvaggina; il clima risente dei venti provenienti dal Picco Iridian's e si hanno inverni rigidi così come estati caldissime.

Le piogge sono regolari e il paese non ha mai dovuto affrontare carestie o fenomeni simili (anche se malattie ed epidemie dilagano all’interno delle mura).

Vi sono due entrate principali : la porta a Est, la più frequentata, e quella ad Ovest, utilizzata per lo più dalle truppe e per il passaggio di macchine d’assedio (è in effetti più ampia e alta dell’altra). La porta ad Est, detta anche “Soglia del Pentimento”, è la più protetta: solo sui camminatoi delle mura ad essa adiacenti stanziano ogni giorno dalle 10 alle 30 sentinelle in assetto da guerra, mentre sui due torrioni ai lati dell’entrata ve ne sono altre 4.

A circa 100 passi da questi due torrioni principali ne troveremo altri due secondari, con una sentinella ciascuno, adibiti all’osservazione rispettivamente delle terre a Nord e a Sud del paese. Oltretutto, 10 sentinelle piantonano ogni giorno la porta stessa e tra di loro c‘è sempre un ufficiale il cui compito è quello di “interrogare” chi desidera mettere piede in città.

La porta ad Ovest, invece, è sorvegliata solo da due sentinelle sui camminatoi e altre due sui torrioni (meno alti di quelli ad Est), ma altre possono accedervi in breve tempo dai camminatoi adiacenti. Il Consiglio ha preferito risparmiare sulla difesa del lato Ovest, ma nessuno può ancora dire se questa sia stata una mossa azzecata o meno. La presenza di sentinelle risulta comunque massiccia e oltretutto negli ambienti cittadini gira la voce di un “asso nella manica” che il Conestabile (capitano delle guardie) di Nortgarthen avrebbe messo a punto per difendere la città. Di notte la sorveglianza invece di diminuire aumenta ed ecco che i cittadini di Nortgarthen si ritrovano a vivere all’interno di una vera e propria prigione.

Anche se le mura formano un’area quadrata, il paese è a pianta esagonale, attraversato da 6 vie principali che delimitano 6 “spicchi”, i 6 rioni di Nortgarthen. Ogni rione prende il nome da un animale mitologico, anche se i cittadini si riferiscono spesso ad essi come “rione dei Mercanti”, “rione dei Sacerdoti” etc.. Anche all’interno della città la sorveglianza è alta, specie durante la notte, quando eretici, apostati, agitatori e criminali scendono per le strade a manifestare il loro disagio.

Se alla luce del sole la milizia cerca di mantenere un decoroso modus operandi, di notte non c’è legge che tenga, anche tra gli stessi soldati. Molti “criminali” non arrivano nemmeno a mettere la testa sul ceppo del boia: alcuni perché malmenati così duramente da non poter camminare, il resto perché muore prima, nel momento in cui vengono colti in fragrante, uccisi da soldati un pò troppo “zelanti” o dalla folla inferocita. In quest’ultimo caso il malcapitato viene fatto letteralmente a pezzi, spesso anche dai suoi stessi parenti; le sue membra vengono gettate per le strade, appese sopra gli stipiti delle porte delle case dei cittadini colpiti personalmente dalle loro malefatte, oppure (se hanno più fortuna) i loro corpi vengono appesi tutti interi sul tetto del campanile della chiesa, come monito per gli altri. Uno spettacolo divertente per la milizia locale. I popolani hanno troppa paura della milizia per non mostrare un certo coinvolgimento nel massacro degli “indegni” (così vengono chiamati generalmente dai sacerdoti locali quegli individui che non rispettano il codice di Aan e dell’uomo).


I RIONI DI NORTGARTHEN:


Il Rione della Vergine Nera

Anche detto "il rione del popolo", deve il suo nome alla leggenda di Vathyla, la vergine nera di Nortgarthen. Secondo questa storia, infatti, nel rione si aggirava (e secondo alcuni si aggira ancora) una donna vestita di nero, la quale ha sempre rifiutato di sposarsi, destando il sospetto della gente. Si dice che questa donna non abbia altro interesse che tormentare gli individui maschili, attirandoli in luoghi bui e nascosti per poi rubarne l'anima. Le anime rubate in tal modo conferirebbero alla donna una sorta d'immortalità, e secondo alcuni ella esiste fin dai tempi in cui nacque la città. In tempi recenti, i Grifoni dell'inquisizione hanno aperto un'inchiesta sul caso, ed hanno iniziato a fare indagini nel Rione, con scarsi risultati. Molta gente nel Rione continua a sparire, ma non è questo il problema, secondo la chiesa: è dura combattere contro un nemico che non lascia tracce, un nemico che non si è mai potuto osservare da vicino. Il rione della vergine nera è uno dei più popolati, sopratutto dalla classe meno abbiente: contadini, carpentieri, fabbri. Vista la forte presenza di guardie, il clima è molto severo e molti ipotizzano che la nobiltà abbia "voluto aumentare il numero dei guardiani di porci per tenerli a bada". Un malcontento diffuso regna sul Rione. Ma paradossalmente è uno dei più facili da controllare. La criminalità è molto più bassa di quel che si potrebbe pensare, anche se molte associazioni ladresche hanno il loro quartier generale proprio qui. Questi gruppi godono dell'appoggio della popolazione, sfinita dalle continue angherie subite a causa della nobiltà e del clero. Questo non fa altro che peggiorare la situazione con la legge: i miliziani sanno che la gente nasconde i criminali, e il solo modo che conoscono per farli parlare è la tortura. Spesso chi ne soffre sono anche donne e bambini, per nulla risparmiati dalla sferza. Oltre a questo, il rione non offre altro: per il 90 % ospita catapecchie e granai, non ci sono scuole, non ci sono cattedrali. Le funzioni religiose vengono svolte nella Cattedrale di Vainees, nel rione della viverna, ed è lì che i residenti del rione del popolo si recano per pregare.


Il Rione della Viverna

Posto a est rispetto al rione della Vergine Nera, e ad ovest rispetto a quello del Corvo, il Rione della Viverna è anche detto "la casa dell'Unico". Il motivo di questo nomignolo è presto rivelato: nel rione sorge la prestigiosa (e arcinota) Cattedrale di Vainèes, il fulcro della sacralità in Nortgarthen. Questo enorme santuario si trova sulla sommità di un picco non troppo elevato, il Picco dei 1000 Passi, dove è stata eretta anni fa, quando Vainèes Dàmara il Fulgido uccise la viverna che ne infestava i confini. La testa di questo enorme animale, spesso scambiato per un drago dal popolo (era lungo circa 9 metri, con un'apertura alare di oltre 15 ), è tuttora conservata nell'Abside centrale del santuario.

La cattedrale però non è rinomata solo per questa storia: infatti, oltre a rappresentare il cuore del clero è anche il luogo ove vengono incoronati i Magister, rafforzando così l'alleanza tra la Chiesa e il Potere Regio, alleanza che sta subendo grossi scossoni ultimamente. Alta più di 20 metri, è un capolavoro dell'architettura Norga'r, con le sue forme solide ma allo stesso tempo allungate e aggraziate, sopratutto negli archi e nelle volte. Due splendide torri (la Candida e la Pietosa, come vengono chiamate dai cittadini) poste ai lati del corpo centrale rafforzano l'idea della Maestà dell'Unico, e incutono timore ai peccatori. La Candida spesso "ospita" i miseri corpi di chi ha osato oltraggiare l'Unica Fede, un monito per tutti gli eretici. La complessa struttura decorativa amplifica il contrasto luce/ombra, trasmettendo un profondo senso di solennità. Le vetrate, alte e decorate con motivi floreali e scene della vita del leggendario Re Vathor, creano splendidi giochi di luce e colori all'interno del santuario quando vengono colpiti dai raggi del sole mattutino. Uno studioso di Ashura, tale Ermon il Pavido, notoriamente ateo, scrisse nelle sue memorie: "La straordinaria bellezza di quella cattedrale potrebbe far ricredere migliaia di pagani... non mi stupirei se interi eserciti invasori si ritirassero per timore di arrecarle danno...".

Le cerimonie domenicali (Le Laudi) attirano nel santuario centinaia di fedeli, così tanti che anche lo spiazzale esterno viene riempito da ciurme di villici di ogni età e condizione sociale, il cui unico intento è quello di ascoltare le parole del Vescovo, parole che colmano il cuore di beatitudine e serenità.

Un altro edificio importante sito nel Rione è il cimitero di Nortgarthen, o Camposcuro come viene spesso chiamato dalla gente.


Il Rione del Corvo

Non c'è molto da dire a proposito del Rione Del Corvo, anche detto "Il Rione Oscuro" per via delle voci che lo descrivono come indegno di ricevere la Luce dell'Unico.

Il Rione fu creato circa 2 decadi fa , in uno dei tanti periodi maledetti della storia di Nortgarthen. La città era in balia della peste, e il Magister Trevonius , previa consultazione del Consiglio, decise di adibirne una parte a mò di prigione/ospedale per i malati. Questo provvedimento doveva soddisfare due scopi ben precisi: evitare l'ulteriore propagarsi dell'epidemia ed arrestare le rappresaglie dei cittadini sani verso i loro compatrioti meno fortunati. Tutto fu progettato affinchè il prestigio della città non fosse intaccato. Parte del Rione dell'Ariete fu separato dal resto della città tramite una spessa ed alta muraglia, sorvegliata giorno e notte dalla Milizia. La muraglia fu eretta anche dal lato opposto, quello che confinava con il Rione della Viverna. Vennero persino ingaggiati dei cerusici che avrebbero dovuto occuparsi della cura dei poveri malati di peste, ma non tutto andò come previsto. Dopo aver eretto le mura e inaugurato il Rione, Nortgarthen si dimenticò dei suoi sfortunati figli. Il cibo non arrivava, men che meno le cure. Cominciarono i primi

tafferugli, e ben presto il Rione fu ridotto ad un campo di battaglia. I soldati non facevano che alimentare il focolaio di ribellione, malmenando i poveri derelitti che tentavano di scavalcare il muro e stuprando le loro donne. I preti inveivano contro il Consiglio, ma allo stesso tempo si rifiutavano di intervenire per paura di una possibile rappresaglia da parte della milizia, che ormai aveva in pugno tutta la zona estromessa. I soldati avevano fatto del Rione il loro campo di ricreazione personale: si scambiavano donne tra loro come fossero gioielli, uccidevano e torturavano per il solo gusto di farlo, contrabbandavano cibo e beni di prima necessità all'interno del Rione chiedendo in cambio somme da capogiro. Tuttavia, il popolo era con loro. A nessuno importava molto dei malati, parenti o amici che fossero. Durante una mattinata piuttosto nebbiosa, però, l'ufficiale di guardia al Muro vide un corvo dal becco bianco. Incuriosito gli si avvicinò, e questi iniziò a parlare, riempiendolo di calunnie e ammonendolo per quello che aveva fatto. L'ufficiale, stizzito, lo colpì coll'asta dell'alabarda uccidendolo all'istante. Il giorno dopo, una nuvola nera come la pece sorvolò la città, oscurando il cielo come fosse notte fonda. Quando sparì, dei soldati e dei malati non c'era più traccia. Solo qualche corvo, impegnato a becchettare resti di carne umana sparsi per tutto il Rione. Il Rione fu santificato e benedetto, ma ci vollero anni prima che qualcuno avesse il coraggio di recarvisi.

Smantellare i muri sarebbe costato troppo e non ne valeva certo la pena, per cui il Consiglio decise di lasciare le cose come stavano, e battezzò il neonato Rione come "Rione Del Corvo".

Oggi, il Rione del Corvo è occupato soprattutto da mercanti e artigiani. Il commercio trae giovamento dall' enorme afflusso di persone che ogni settimana si recano al vicino Rione della Viverna per assistere alle Lodi. Nessun miliziano ha avuto il coraggio di rimettere piede nel Rione dopo i fatti precedenti, fatti che rimangono tutt'ora scolpiti nella coscienza dei soldati più corrotti. Questo ha dato via libera al proliferare di ladri e tagliaborse, che del Rione hanno fatto un pò la loro dimora.


Il Rione dell'Ariete

Il Rione Dell'Ariete è uno dei meno popolati tra i rioni di Nortgarthen, per vari motivi. Innanzitutto, il rione stesso comprendeva, circa vent'anni fa, anche l'adiacente rione del Corvo, formando un unico quartiere; quando avvenne la separazione, a seguito dei disastri e dalle rappresaglie causate dalla milizia, molti cittadini fuggirono dalle proprie abitazioni per trovare alloggio altrove. La terribile storia del corvo dal becco bianco (vedi "Rione Del Corvo", sopra), instillò un terrore così intenso nel cuore dei popolani dal dissuaderli fermamente a riprendere possesso delle loro abitazioni, anche dopo che l'ondata di caos e violenza era terminata. Il Magister Trevonius decise di sfruttare quell'enorme quantità di terreno libero per edificarvi il cosidetto "Campus Tonans", il Campo Tonante, un ampio spiazzo erboso, circondato da una robusta palizzata e da due torri di guardia, utilizzato per diversi scopi:

- come campo d'addestramento per la milizia, la quale era costretta, in precedenza, ad utilizzare i vasti campi all'esterno delle mura;

- come campo da combattimento, per lo svolgimento di giostre e tornei (e da qui il suo nome, Tonante, per via del fragore delle armi che si abbattono sugli scudi e sulle corazze);

- come luogo di divertimento e ricreazione, che possa ospitare gare e giochi per il volgo durante i giorni di festa.

Quando nessuno degli eventi sopra descritti ha luogo, il Campus viene invaso da bambini vocianti e mercanti chiassosi. Sebbene la milizia abbia l'ordine preciso di vietare l'accesso ai popolani, questi riescono comunque ad entrare grazie a qualche moneta d'oro (è il caso dei vari mercivendoli).

Il Rione deve il suo nome ad un popolare gioco che si teneva ogni ventesimo giorno del dominio dell'Aquila; un ariete dipinto col colore dell'oro e drogato a tal punto da divenire furioso come un toro, veniva lasciato scorazzare per le strade del rione, con appeso al collo un pendente d'oro massiccio rappresentante una stella a nove punte (il simbolo della Chiesa Dei Nove, anche detto "Mourn"). Il primo che riusciva a prendere il pendente sarebbe stato nominato "Beato", e avrebbe potuto risiedere per dieci giorni nel lussuoso palazzo Crèvoine, il palazzo dei Magister, servito e riverito proprio come uno di loro.

Oltre al Campus Tonans, il rione dell'Ariete è sede della caserma della Milizia e del Corpo Esploratori di Nortgarthen.


Il Rione dell'Aquila

L'aquila, nel simbolismo legato alla religione aanita, indica maestà e valore e in questo si rispecchia la bellezza e l'opulenza caratteristici del Rione dell'Aquila, il Rione Dei Dom. Si tratta di una zona ricca di splendidi palazzi, di immensi giardini a gradoni e di splendide sculture figlie dell'estro dei migliori artisti del territorio, le cui opere coniugano il sacro e il profano. Naturalmente il Rione ospita solo i personaggi più ricchi e famosi della città, siano essi di nobile lignaggio o meno. Ciò che conta è il denaro disponibile. Questo è l'unico rione dove la milizia si da davvero da fare, perchè oltre a ricevere la consueta paga, possono contare sulle corone tintinnati offerte loro dai facoltosi abitanti della zona. In questo modo, i nobili del rione possono dormire tra due guanciali.

Gran parte delle strutture e delle opere presenti in questa zona sono state edificate grazie al denaro degli abitanti, e non per merito dei regnanti. I primi quindi si impegnano in una sorta di opera d'abbellimento della città, e i secondi in cambio chiudono un'occhio sulle loro illegali eccentricità. In conseguenza di tutto ciò, passeggiare per le strade del rione è come attraversare i Campi Elisi: splendide ninfe marmoree si affacciano dai porticati e dalle balconate in alabastro, sbirciando timidamente i passanti; orrendi mostri mitologici in bronzo laccato spuntano dalle fontane come fossero demoni emersi dagli abissi dell'Averno; variopinti viticci floreali si avvinghiano alle stupende cariatidi che sorreggono cupole smaltate in oro e argento; immense basiliche a pianta ottagonale invitano gli osservatori a deliziarsi della vista degli stupendi affreschi e tromp l'oeil , raffiguranti scene di danze e banchetti, dove putti vivaci servono vassoi colmi di pietanze volteggiando tra le nubi avvolte dal rosso del sole morente. Ciònonostante, nulla può eguagliare la maestosità di Palazzo Crenòine, ovvero la reggia dei Magister, una struttura a più piani il cui completamento ha richiesto la bellezza di vent'anni di duro lavoro e progettazione. La complessa struttura a pinnacoli è infatti un capolavoro di architettura e di senso dell'equilibrio.. per non parlare delle splendide volte ogivali, e del labirintico sistema di collegamento tra corridoi e stanze, tanto complesso da richiedere la presenza di ben 4 castellani di corte.

Oltre al palazzo suddetto, il rione ospita anche l'Elisyum, il cimitero dei nobili: più che un luogo di sepoltura, l'Elisyum appare come un paradiso di alabastri e giardini, ricco di gruppi scultorei (alcuni dei quali arrivano anche ad occupare decine di metri in ampiezza) e specchi d'acqua popolati da animali esotici e affascinanti.


Il Rione del Pellegrino

Deve il suo nome alla presenza della Soglia del Pentimento, il principale ingresso per la città , situato a Est. Rappresenta il "primo approccio" dei viandanti con la città Dei Nove, il primo rione in cui mettono piede. Di conseguenza, è ricco di locande e ostelli per gli

infermi e i malati, ma anche di mercanti pronti a spennare il primo pollo che gli capiti a tiro. Saltimbanchi e giocolieri alleviano le fatiche dei nuovi arrivati con i loro spettacoli, mentre sacerdoti dalle lunghe tuniche verde / oro provano ad alleviare le pene della loro anima.

Oltre a tutto ciò non c'è molto da vedere nel Rione del pellegrino. La zona è ritenuta priva di importanza, e serve solo come punto di accoglienza per i forestieri. I pochi che vi risiedono sopportano la confusione e il viavai con stoicismo: per la maggior parte, non possiedono denaro a sufficienza per potersi permettere una sistemazione migliore.



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