I PERSONAGGI DI ASHURA


VALLE DEI NIDI


RAVEN

Membro rilevante dell'Equipaggio dell'Arpia, Raven è un gigante dai lunghi capelli neri. Il suo corpo è ricoperto dalle innumerevoli cicatrici riportate nel corso delle sue scorribande e l'occhio sinistro è ricoperto da una benda nera, a ricordo del momento forse peggiore della sua esistenza.

Fu trovato da Storm, crocifisso ad un albero, abbandonato a sfamare i corvi che riuscirono comunque a prendergli l'occhio sinistro. A Lula venne accolto e curato e ben presto divenne uno dei personaggi più importanti di quella comunità. La sua storia, come quella della maggior parte degli abitanti di Lula, è ben triste: Raven proviene da una terra tanto misteriosa quanto affascinante, una regione selvaggia dell'interno del continente sud, dove l'alta temperatura e la grande presenza di acqua hanno dato origine, nel corso dei secoli, al formarsi di una lussureggiante foresta pluviale. Bellissima e pericolosa, come ogni ambiente estremo. Leggiamo la storia di Raven, nel Diario di Syon, il capitano dell'Arpia.


Il villaggio di Raven si trovava in prossimità di una splendida laguna, dall'acqua cristallina su cui si affacciano cinque grandi cascate sacre al suo popolo. Un luogo chiamato "Canaema", che nella loro lingua significa "cielo in terra". La sua infanzia trascorse tranquilla ed estranea agli intrecci del mondo esterno, protetta da quell'oceano verde. In quell'ambiente maturò la sua grande abilità nell'uso dell'arco, in cui la sua tribù eccelleva.

Fino al giorno in cui anche quell'angolo di paradiso conobbe i veri serpenti.

Le leggende hanno l'indiscusso potere di percorrere miglia e miglia, conducendo le affascinanti parole che le compongono fino a scuotere la fantasia delle genti più disparate e lontane, perchè niente affascina più del mistero e del sovrannaturale. Ma quando esse narrano di tesori e di oggetti dai particolari poteri si può star sicuri che prima o poi qualcuno affronti l'ignoto, per brama di possesso e cupidigia. La leggenda delle cascate di Canaema è senz'altro una di queste.

Così un giorno qualunque, tornato in fretta dalla caccia non appena l'odore acre del fumo era giunto alle sue narici, un Raven ancora adolescente si trovò di fronte al rogo del suo villaggio ed al massacro della sua tribù. Un gruppo di feroci mercenari, in gran parte composto da Grigi, contraddistinti dalla loro tozza ma agile figura, stava facendo scempio della sua gente.

Ancora oggi Raven non sa chi guidò quella spedizione che distrusse l'intero villaggio, compresa la sua famiglia, e che trascinò in catene lui ed i pochi giovani superstiti per venderli al mercato degli schiavi, quale risarcimento verso il fallimento di quell'impresa. Come spesso accade, infatti, la ricchezza del tesoro di Canaema era costituita da qualcosa che, per quella gente ossessionata dalla ricchezza, non aveva alcun valore ne avrebbe mai potuto averlo. Inutile dire che i sospetti portavano a Banghor, proprio per il largo utilizzo di Grigi che i mercanti hanno sempre fatto. Ma il conto rimane ancora aperto ed il giorno in cui Raven si presenterà a riscuoterlo io sarò al suo fianco.

Su questo non c'è alcun dubbio e non solo perchè Raven è un membro del mio equipaggio con cui ho condiviso molte avventure nel passato e nel presente, uno di cui mi sono sempre fidato; ma perchè egli è un uomo vero, che sono onorato di poter chiamare amico e fratello.

Potrei narrare moltissime delle sue avventure: come la nostra spedizione a Median la città sospesa dei Mentali, la presa di Caracaibo o l'assalto alla fortezza del capitano Salazar, dopo l'assassinio di Anith. Ma voglio innanzi tutto raccontare di quando la sua strada incrociò di nuovo un rappresentante dei Grigi.

Il fatto avvenne nel corso di una nostra avventura, che ci stava portando nientemeno che a Banghor. Prima dovevamo fare una piccola deviazione al campo di Sybis.

Ritenevo che quello fosse l'unico luogo in cui avremmo potuto ottenere un lasciapassare per il luogo più inaccessibile di Banghor:"La Cittadella", da dove il triumvirato comandava l'intero regno.

Il campo risplendeva di mille luci e nonostante fossero passati diversi anni, da quando l'avevo visto per l'ultima volta, niente sembrava essere cambiato.

Raven non aveva mai sopportato quel posto: il solo pensiero che tra quella gente potessero aggirarsi i carnefici della sua tribù riusciva ad incendiare quel suo unico occhio. Avrei voluto lasciarlo ad aspettarmi fuori dal campo, ma era necessario che anche lui si facesse notare da Sybis. Ottenerne il favore era essenziale, per essere accolti senza troppe domande ne "La Cittadella", perchè nessuno tra i mercenari osava mettere in dubbio la parola di Sybis. Avevo già un piano in mente e "la fossa" avrebbe avuto un ruolo determinante. Preparammo i colori della nostra gente, ogni mercenario usa ornare il proprio corpo con i colori della propria stirpe.

Intinsi l'indice della mano destra nella tintura rossa, che avevo preparato impastando i petali di una grande rosa, e tracciai sul mio volto le lacrime di sangue, come ogni figlio della cordigliera. Raven tracciò con le dita cinque linee blu che, partendo dalla fronte, gli solcavano tutto il corpo in verticale fino a raggiungere il basso ventre. Cinque linee come le cinque grandi cascate che circondano Canaema, la sua terra natale. Un simbolo che sicuramente avrebbe creato non poco fermento nel campo. Nascosi la mia scure sotto un albero e Raven fece altrettanto con il suo arco e, armati unicamente delle nostre spade, ci avvicinammo al campo da strade diverse. Come avevamo prestabilito, lasciai andare prima Raven ed attesi il momento più opportuno per entrare in scena. Non molto tempo dopo, il suono di un corno mi annunciò che il tempo era giunto. Raven aveva già trovato il suo avversario. Giunsi alla "Fossa" che il combattimento era già iniziato.

L'avversario di Raven portava i colori dei Grigi, quel popolo sanguinario di massacratori prezzolati, di mercenari per patrimonio genetico, le cui gesta Raven non si era mai tolto dalla mente. Indossava due bracciali di cuoio indurito, rinforzati verso l'esterno da spesse fasce d'acciaio, su cui scorrevano, fino ad esporsi per oltre 30 cm dal pugno, due letali artigli.

Al mio amico era toccata invece una scure a doppia lama corta, fusa in un unico pezzo di acciaio con all'estremità superiore una punta acuminata per gli affondi.

Il Grigio attaccava selvaggiamente e già alcune ferite erano comparse sul corpo di Raven.

L'ennesimo affondo del Grigio tracciò un'altra scia rossa sul suo fianco. Le ferite erano adesso numerose, anche se superficiali, ma l'arma del suo avversario appariva superiore in quello spazio limitato e la cosa non lasciava presagire niente di buono.

Raven reagì stavolta con fredda determinazione ed anche la sua lama bevve avidamente il sangue nemico. Un gemito di dolore sfuggì alle labbra del Grigio. Vidi i suoi occhi mutare. Fino a quel momento si era limitato a giocare con il suo avversario, concedendo quello spettacolo che il pubblico più bramava, ma il dolore oltre che esaltare l'eccitazione aveva posto fine al gioco. Era il segno che l'incontro stava per terminare. Distese le braccia artigliate come un grande uccello che si preparasse a spiccare il volo e si fece incontro a Raven, sfidandolo apertamente allo scontro. La reazione di Raven a quella provocazione non si fece attendere: sferrò un poderoso fendente che tagliò l'aria da destra verso sinistra, ma che fu schivato dal Grigio abbassatosi fulmineamente. L'artiglio sinistro del Grigio si mosse poi verso il ventre di Raven che parò il colpo e riuscì ad inserire la sua scure tra le due lame del nemico. Raggiunta questa posizione di vantaggio, Raven sbilanciò l'avversario e gli sferrò una possente ginocchiata al ventre. Il Grigio parve in difficoltà. Indietreggiò di qualche metro, ma subito un ghigno beffardo tornò a riaffiorare sul suo volto. Balzò improvvisamente in avanti, assestando un colpo con il destro, che Raven riuscì a parare offrendo però il fianco destro, che fu penetrato dagli artigli del Grigio. Solo un prodigioso scarto indietro permise al gigante di divincolarsi ed allontanarsi quel tanto che bastò ad evitare il successivo colpo mortale, che avrebbe sicuramente concluso l'incontro. Raven cadde a terra, perdendo la sua arma.

Forte del vantaggio vidi il Grigio gettarsi su di lui con un bagliore di trionfante follia negli occhi: "Sei morto schiavo!". Ma, nonostante la mole, Raven incrinò ancora una volta la sua sicurezza. Rotolò sul fianco sinistro, schivando il colpo mortale che il Grigio portò con furente trasporto. Intravedere la vittoria lo condusse alla sconfitta. La mossa inattesa di Raven gli fece conficcare l'artiglio destro nel terreno, lasciandolo intrappolato per alcuni istanti. Raven non si lasciò sfuggire l'occasione e sferrò un calcio sul braccio intrappolato nel terreno. Sentii il rumore delle ossa del Grigio che si spezzavano.

"Adesso hai un braccio di meno, Grigio" sentenziò Raven, alzandosi in piedi.

Folle di rabbia e di dolore, il Grigio si gettò contro Raven con un urlo di morte. La sua! Raven si spostò, bloccando il braccio buono dell'avversario e colpendolo simultaneamente con una ginocchiata al ventre. Poi governò quel braccio inerte tra i suoi possenti muscoli, utilizzandolo per compiere il destino del suo avversario e conficcandogli i suoi stessi artigli nel cuore.

"Fa buon viaggio Grigio!" esclamò vittorioso.

Raven guardò per un attimo il corpo inerte dell'avversario poi manifestò tutto il suo odio sputandogli nel viso.

La folla tributò la consueta ovazione al vincitore, ma vidi alcuni Grigi fremere di rabbia, pronti a scendere nella fossa per reclamare il sangue di quello che per loro era solo uno schiavo, un essere inferiore ed indegno. Ma gli sguardi delle guardie di Sybis ben servirono a calmare ogni bollente spirito. E Raven, nonostante l'esaltazione della vittoria, non li provocò, fedele a quella che era la nostra missione, rispetto alla quale la sua vendetta poteva attendere.

Altri episodi avventurosi che vedono protagonista Raven sono narrati nella grande Saga “Lo Scettro di Antheas”.



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