TRADIZIONI E USANZE DEI POPOLI DI ASHURA



I BARBARI E LA SELEZIONE NATURALE


Quasi tutte le Oasi del vasto continente di Ashura sono ospitali e ricche di risorse naturali, che assicurano una prospera esistenza a tutti i popoli e le razze che vi risiedono.

Vi sono tuttavia alcune eccezioni a questo stato di cose ed alcune comunità vivono in regioni sterili, dove il rigore di un clima troppo freddo, troppo umido o troppo caldo impone all'uomo una costante lotta per strappare al suolo ed agli altri esseri quanto basta a sopravvivere. La legge del più forte è l'unica disciplina vigente in tali territori e soltanto chi è abile abbastanza da colpire per primo può vantare il diritto di cibarsi anzichè divenire parte integrante della catena alimentare di altri esseri.

E' questo il caso delle tribù nomadi dei Ghiacciai dell'Arcobaleno, dei Vrulak del Deserto di Ashahara e della Tribù Malulu della Palude Fangosa.

Tali popoli, pur trovandosi a vivere in regioni assai distanti l'una dall'altra e non presentando alcuna rassomiglianza fisica che riconduca ad un unico ceppo etnico, hanno curiosamente sviluppato importanti similitudini nell'organizzazione sociale e nel modo di concepire l'esistenza, probabilmente a causa delle avverse condizioni ambientali dei luoghi in cui vivono. Tutte queste genti sono infatti sottoposte alla selvaggia rappresentazione di una natura ostile, che li costringe a seguire essi stessi le crudeli leggi della selezione naturale. La tundra ghiacciata, al pari del deserto infuocato, è quasi sterile ed offre scarse possibilità di riparo, così come d'altronde accade nella malsana melma dell'instabile palude. Per contro abbondano i predatori, che nella caccia trovano la loro unica fonte di sostentamento e nell'altrui sangue energie sufficienti a campare ancora un poco.

In realtà, per quanto barbari possano apparire i costumi di questa gente agli occhi delle altre popolazioni di Ashura, la rigorosa organizzazione sociale di tali comunità è basata sull'intelligente emulazione degli animali che, per garantire la continuità della specie, antepongono le regole del branco al benessere del singolo individuo.

Il maschio dominante, identificato con il guerriero più forte, diviene il Capo acclamato del gruppo e permane in carica fintanto che riesce a dimostrare di essere il più forte. E' lui che guida la caccia e conduce il popolo al riparo, distribuendo il cibo a ciascun individuo proporzionalmente alla sua funzione in seno al gruppo. Il Capo Tribù ha anche il diritto di prelazione su tutte le donne della comunità ed esercita la sua autorità su tutto ciò che riguarda l'organizzazione sociale. Nessuno ha il diritto di contraddirlo o di discutere i suoi ordini, a meno che non lo voglia sfidare per prendere il suo posto. In tal caso, egli deve combattere per dimostrare di essere ancora il più forte; i due avversari si fronteggiano, senza esclusione di colpi e senza quartiere, in una sfida all'ultimo sangue, al cospetto di tutta la tribù. Lo scontro ha termine soltanto quando uno dei due contendenti uccide l'altro; nel caso si tratti dello sfidante, viene acclamato come nuovo Capo e rimane in carica fintanto che non viene a sua volta ucciso da un altro pretendente. Talvolta entrambi i contendenti perdono la vita, nel qual caso è lo Sciamano che indica il nuovo capo, dopo un giorno e una notte trascorsi in solitudine lontano dall'accampamento. Lo stesso avviene quando il vincitore esce dallo scontro talmente menomato da non essere più in grado di provvedere autonomamente ai propri bisogni ma, in tale circostanza, il designato deve dare il colpo di grazia all'infermo, prima di essere acclamato capo dalla tribù.

Solitamente lo Sciamano è colui che funge da intercessore presso il mondo degli Spiriti e che interpreta, per conto della tribù, gli auspici del cielo e della terra, segnalando alla tribù i momenti più favorevoli per la caccia e per la fuga, i luoghi migliori in cui accamparsi e le eventuali condizioni poco propizie. Buon conoscitore delle erbe presenti sul territorio, lo Sciamano è anche chiamato a curare i malati e, qualora non sia possibile guarirli in tempi brevi, somministra una particolare bevanda allo scopo di “accompagnare nell'aldilà i loro spiriti”. Nelle sue funzioni rientrano anche le celebrazioni di riti propiziatori, sacrifici volti a placare le forze avverse, matrimoni e funerali.

Lo Sciamano, in virtù del particolare ruolo che riveste, è di fatto il personaggio più importante della Tribù e nessuno, neppure il Capo, può permettersi di parlargli, se non per rispondere quando viene da lui stesso interpellato. Ha diritto alla prima scelta su tutti i manufatti prodotti dagli artigiani ed alla parte migliore del cibo disponibile. Solitamente non prende moglie, ma viene accudito da tre apprendisti, che lui stesso sceglie tra i bambini della tribù, indipendentemente dal sesso. Al raggiungimento dell'età adulta (che solitamente coincide con il compimento del nono anno di età), gli apprendisti diventano iniziati e ricevono il “simbolo del destino” (che da quel momento in poi porteranno sempre appeso al collo), che rappresenta l'animale totemico associato a ciascuno di essi. Prima di celebrare la cerimonia di iniziazione, lo Sciamano disegna uno dei tre simboli su un frammento di corteccia, che poi arrotola, sigilla e si annoda intorno al collo, dove rimane fino al momento della sua morte. Quando muore, i tre iniziati cospargono la sua salma di resine profumate, predispongono la pira funebre e, dopo aver bevuto una speciale bevanda soporifera, si distendono accanto al defunto, apprestandosi ad accompagnarlo nell'aldilà per continuare a servirlo. Durante il funerale, prima di dar fuoco alla catasta, il Capo Tribù strappa l'amuleto dal collo del morto e mostra a tutti il simbolo che vi è disegnato: allora, l'iniziato associato a quel simbolo viene trasportato fuori dal rogo e diventa il nuovo Sciamano della Tribù, mentre gli altri due vengono sacrificati nel rogo.

Le donne non hanno alcun diritto e sono considerate proprietà degli uomini al pari degli oggetti. Ogni uomo può possedere una o più mogli, ma deve offrire al padre di ogni fanciulla doni atti a soddisfarlo più di quelli degli eventuali rivali. Le mogli sono alla completa mercé dei mariti, costrette a lavorare come schiave, sperando di compiacerli abbastanza da meritare qualche boccone di cibo. Godono di un breve periodo di tregua soltanto quando sono in avanzato stato di gravidanza: i mariti devono allora assicurare alle donne un nutrimento regolare almeno fino al momento del parto.

Quando le doglie annunciano l'imminenza del parto, la puerpera si allontana dall'accampamento e provvede da sola al proprio bisogno, eventualmente assistita da qualche donna della comunità adeguatamente istruita dallo Sciamano. Molte donne non riescono a superare il parto e i loro bambini hanno ben poche possibilità di sopravvivere, a meno che non vengano adottati da un'altra donna fresca di parto.

I neonati vengono tutti esaminati dallo Sciamano e soltanto quelli che di sana e robusta costituzione vengono restituiti alle madri per l'allattamento, mentre i più gracili sono lasciati in pasto alle belve. Ammesso che la madre riesca a vivere abbastanza a lungo, lo svezzamento avviene intorno al compimento di un anno di età e da quel momento i bambini devono cominciare a cavarsela più o meno da soli, dal momento che le madri sono nuovamente sottoposte alla schiavitù di dover compiacere il marito, il quale ha anche il diritto di ripudiare la propria moglie in qualsiasi momento, lasciandola priva di qualsiasi sostentamento.

Le mogli ripudiate vengono emarginate dalla tribù, così come avviene per gli individui meno robusti e per coloro che non rispettano la volontà del Capo o che infrangono i tabù imposti dallo Sciamano. Gli individui emarginati sono dichiarati morti e nessuno deve più rivolgergli la parola nè dar loro abiti e cibo. Nella stragrande maggioranza dei casi, questo equivale ad una lunga agonia, seguita da una dolorosa morte per inedia.



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