CLOUDS DESCENDING

di Finn McCoul

Era stato qualcosa di improvviso e involontario. Semplicemente aveva alzato lo sguardo. E lo aveva visto.
Dopo tanto tempo lo aveva visto. Il cielo. Languido e potente. Stralci di veli bianchi e turchini che si inseguono nel vento.
Si era quasi scordato di quanto il cielo potesse fare sentire grandi e infiniti. E poi, l’attimo dopo, piccole nullità.
Solo il cielo poteva tanto. E lui non lo sapeva più.
I suoi occhi erano troppo pieni di asfalto e di pietra. La sua mente era colma di parole inutili. Non c’era più spazio per l’immensità del cielo.

Ma il cielo restava lì, anche se lui non lo notava. Rimaneva sopra ad ogni cosa, anche alla sua testa inconsapevole e pesante. E che senso aveva tutto ciò?
Le nuvole si muovevano veloci e andavano tutte nella stessa direzione, al di là dell’ultimo crinale. Là doveva nascondersi la risposta. Non poteva che essere la direzione da seguire quella prescelta dalle nuvole.

Ma la strada scendeva il pendio opposto. E da quella parte lui si sarebbe di certo incamminato.
Poi si era tagliato un dito e una pesante goccia di sangue si era espansa sulla pietra nera. Rosso lago luccicante sotto il sole. Per un istante aveva visto le nuvole riflettersi su quella superficie scarlatta, riempiendola di vita. In quell’attimo lui stesso era parte del cielo. Aveva pensato che, in un infinito gioco di specchi, il suo sangue si sarebbe riflesso su una nuvola. E forse anche i suoi occhi che si erano di nuovo voltati verso l’alto, verso quel cielo mutevole.
Ma lui non si era mosso. Mentre le nuvole, al di là delle lontane colline di torba, precipitavano nell’Atlantico in cerca di nuove lande da spiare, lui restava immobile. Non vi era alcun dubbio: il cielo non lo avrebbe mai potuto riflettere e nessuna nuvola avrebbe mai portato la sua immagine al di là delle colline.
Le nuvole erano state un tempo carrozze piene di sogni. Ora erano divenute falsi specchi deformanti, capaci di riflettere soltanto il nulla di quel tardo pomeriggio di solitudine.

Clouds descending. I’m not policing what you think and dream. I run into your thought from across the room. Just another trick.

Finn McCoul
Apprendista Druido
Rowan's Walk - Karen's Wood