MY EYES ARE WET WITH CLARITY

di Finn McCoul

La notte si era congiunta col tardo pomeriggio in modo così perfetto da impedire alla sera di esistere e di ottenere una propria identità. Il lungo sonno era stato un infinito susseguirsi di sogni, incubi e parole profetiche sussurrate da improbabili caricature di persone esistenti.
Ogni desolata landa onirica sapeva costruire un proprio surreale scenario, in cui una particolare versione dei fatti suggeriva una differente realtà. Un lungo viaggio in un altrove inesistente che aveva come unico scopo quello di spodestare la realtà stessa dal suo trono.
Ma il mattino aveva fatto evaporare l'ultimo mondo partorito dall'oscurità. Un sole brillante e invadente aveva ribadito la supremazia degli occhi sull'immaginazione onirica.
"Sei ancora qui" aveva detto spavaldamente penetrando oltre i massicci scuri di legno. Ed era vero: lo specchio confermava implacabilmente.

In un minuto si era ritrovato fuori immerso in una luce bianca. Il freddo insistente stava cedendo il posto a un tepore ormai sconosciuto. Il ghiaccio sorrideva per l'ultima volta prima di scomparire nell'oblio. Erano bastati ben pochi passi per ritrovarsi sperduto in mezzo ai campi del nulla. Sdraiato, mentre baciava involontariamente il sole, stava assaporando l'acido ritorno della mente razionale.
La notte aveva tentato di affogarla in un pozzo senza acqua ma, ovviamente, non ci era riuscita.
Ed eccola lì, superbamente risalire il pendio della consapevolezza, forte di esser di nuovo nel suo mondo.

I giorni successivi alle grandi battaglie e alle grandi sconfitte - i due termini erano per lui sinonimi - l'anima era sempre così inspiegabilmente leggera e spavalda, e la solitudine così immensa da fare apparire l'oceano una misera pozzanghera estiva. Era tutto irrimediabilmente chiaro e amaro.

Questo cielo blu, invaso da sottili nuvole bianche, faceva apparire i colori bruni della landa così fuori luogo, così plebei. Because this veil it has been lifted my eyes are wet with clarity.

Ora tutto sarebbe cambiato. Il passato aveva fallito il suo compito, il suo eterno dovere, di divenire futuro. Ed ora si doveva ricominciare da capo. Forse lo stesso ordine delle stagioni avrebbe dimostrato una originalità inaspettata.

Quanto era superbo, nell'attribuire un possibile cambiamento del mondo, a una propria infima e personale perdita? Eppure non ne poteva fare a meno. Tutto ciò che poteva fare erano ardite similitudini. Il suo futuro sarebbe stato come certi desolati scorci del Burren o come le baie di sabbia nera a nord di Donegal. Tutto quello che ora aveva in mano erano ipotesi. Forse sarebbe volato lontano, oltre l'Atlantico, ad assaporare il riflesso del sole dell'ovest sulle terrazze bianche e le porte di diamante. Forse si sarebbe chiuso tra quelle quattro rosa salmone, sotto un soffitto di travi grigie, osservando la finestra come unico segno di una differente realtà. O forse avrebbe perduto la sua capacità di fare progetti da solo e sarebbe restato per sempre disteso su quel prato tentando di interrogare le nuvole indifferenti.

So if you want to see the future go stare into a cloud.

Finn McCoul
Apprendista Druido
Rowan's Walk - Karen's Wood