METAMORFOSI

di Elyse

Era la fine della primavera, nei primi mesi del mio arrivo a Karen’s Wood. La compagnia non mi mancava, avevo perfino ottenuto riguardo da parte degli Ashuur più sapienti, ma ero consapevole che il mio destino doveva ancora compiersi e da quest’oasi ne avrei tratto beneficio.

Ancor giovanissima mi stabilii nel bosco incantato, sistemai i miei bagagli e mi affrettai a costruire una dimora per me e per il mio fedele Thor.

Il primo periodo trascorse, finché un giorno in cui la primavera lascia che l’estate giunga e porti definitivamente con sé il bel tempo, Karen’s Wood con i suoi fiori e frutti era già nel culmine del suo massimo splendore. Le piante e i fiori già sbocciati, assumevano i colori più vivaci, e gli alberi lasciavano che la luce del sole mattutino filtrasse tra le foglie verdi e rosse, creando un meraviglioso gioco di luce. Dolci profumi, dal muschio azzurrino alla fragola color rubino, si coglievano passeggiando tra i suoi sentieri. Le api producevano il miele e danzavano allegre, gli uccelli s’incontravano sulle fronde e, con il loro cinguettio, risvegliavano gli ultimi fiori che, assonnati, sbocciavano pigramente. Il cielo era più sereno che mai e mandava via le morbide nuvole dalla sua cupola azzurra, con un leggero soffio di vento che scuoteva appena le fronde e i boccioli. Era un tripudio di odori e colori, che appagavano tutti i sensi.

Tutto intorno m’infondeva pace e serenità, ma, tendendo l’orecchio scoprii che non ero sola.

Gli spiriti e gli animali comunicavano fra di loro, li sentivo parlare incuranti del mio passaggio; raccontavano dei maghi e delle sacerdotesse buone, che risiedevano in Ashura, delle streghe affascinanti, delle cacciatrici coraggiose e dei guerrieri virtuosi. Narravano delle loro gesta e desideravano incontrarli più spesso.

La mia mente si lasciò trasportare dalle loro conversazioni, e incautamente finì per pestare un rametto sul suolo e.. crick!

Silenzio. I piacevoli discorsi s’interruppero; ebbi il timore di aver rovinato quella piacevole atmosfera. Ora certamente si erano accorti della mia presenza, ma con gran sorpresa non accadde nulla.

Dopo aver passeggiato a lungo, mi sedetti ai piedi di un’enorme quercia dal cui aspetto pareva molto antica, dove trovai un cuscino di petali di rose. Mi addormentai.

Al risveglio ero attorniata da un gruppo di minuscole fate che volteggiavano sopra il mio capo. Non avevo mai notato la loro presenza prima d’ora e per la verità sussultai.

Alexis mi aveva raccontato delle fate del bosco, la loro natura è composta di diversi elementi: acqua, fuoco, terra e aria. Disse che era facile riconoscerle, perché sono esseri minuscoli e sprigionano una forte luce. Da ciò che vidi, la descrizione corrispondeva, tuttavia anche al mio villaggio si raccontava delle fate, ma non ebbi mai l’occasione d’incontrarle. Queste piccole creature, inoltre, apparivano solo se attratte da qualcosa; normalmente non resistono al richiamo della musica elfica, e compiaciute dalle note danzano in cerchio.

Solo allora capii che Karen’s Wood è veramente un bosco incantato, dove vivono in armonia esseri di diversa natura. Mi analizzarono attentamente, ma non si dimostrarono sorprese e con molta gentilezza si presentarono e io ricambiai. Affermarono che avevano saputo dell’arrivo di un nuovo Ashuur in Karen’s Wood e, siccome sono le prime guardiane e "l’anima" del bosco, si dimostrarono molto vigili e premurose. Su una cosa si stupirono: com’era possibile che un corpo come il mio racchiudesse un’Amazzone, da loro considerate poco leggiadre, ma piuttosto selvagge e avventuriere.

Mi dissero che se avessi avuto le loro fattezze, sarei stata una perfetta fata. Fu un grande piacere udire i loro apprezzamenti nel paragonarmi a esseri così belli, così preziosi per il bosco. Egoisticamente affermai che desideravo essere simile a loro, per prendermi cura del bosco e quindi ottenere la loro conoscenza a riguardo.

Si riunirono in un angolo, e decisero di accogliere la mia richiesta, a patto che divenissi una guardiana di Karen’s Wood, conservando la mia forza ed il mio spirito di Amazzone.

Leggere si riavvicinarono e lasciarono cadere della polvere brillante sul mio capo e... mi ritrovai a volteggiare a mezz’aria, poiché, dalla mia schiena spuntava un paio di ali, ma le mie dimensioni rimasero invariate, ed ecco che divenni fata, un’Amazzone fata!

Elyse
Amazzone Fata
Moortower - Karen's Wood