I FRATELLI DELLA COSTA

di Syon

Prologo

I suoni della grande sala andarono man mano affievolendosi ed erano gli scricchiolii del legno umido a farla da padroni. Mentre raggiungeva la stanza di Linch, Ork barcollò, appoggiandosi per alcuni istanti alla parete. Non amava quel ruolo che Morrighan gli aveva affibbiato. Non era mai stato un buon diplomatico ma sicuramente era l'unico ad avere un certo ascendente su Linch. Ruttò sonoramente, poi alzò il pugno e picchiò con forza alla porta che con suo stupore si spalancò. Nella stanza il silenzio regnava sovrano. Nonostante il grum ingurgitato la sua mente tornò immediatamente lucida. Sguainò la sua inseparabile sciabola ed attraversò deciso la soglia. Si diresse circospetto verso l'uomo sdraiato sul letto. Non emetteva alcun rumore e questo gli sembrò alquanto strano vista la quantità di grum che si era scolato. Tese una mano per dargli una scrollata e solo allora vide il manico del coltellaccio che sporgeva dal petto di Will Linch.

La sala centrale del "Cigno Nero", la più grande taverna dell'Isola degli squali, era in fermento. I filibustieri parlottavano fra loro commentando animatamente la scoperta del cadavere, ed ogni sguardo finiva inevitabilmente per essere rivolto verso i due pesanti tendaggi scarlatti che celavano alla loro vista il grande tavolo dove si erano riuniti i cinque capi.

Seduto al centro c'era Henry Morrighan, a quel tempo sicuramente il più importante tra i corsari. La sua forza e il suo potere non gli venivano tanto dalle sue quattro navi, quanto piuttosto dall'essere il miglior cervello della filibusta e dalla spregiudicatezza con cui usava amici e nemici, denaro e uomini, per raggiungere i suoi scopi. Morrighan non era particolarmente apprezzato dai suoi uomini ma molti avevano paura delle sue spie e dei suoi sicari e dopotutto i bottini conquistati navigando con lui erano sempre cospicui e questo per un pirata valeva più di ogni altra cosa.

Accanto a lui stava Ork il rosso, sicuramente il più brutale e feroce dei Fratelli della Costa. Uomo dal fisico possente non si separava mai dalla sua sciabola da combattimento. Il suo nome era pronunciato con terrore e numerose erano le stragi che gli venivano attribuite. Nonostante questo era benvoluto dalla sua ciurma e non c'era da stupirsene visto che considerava ogni suo uomo alla stregua di un figlio e conduceva ogni arrembaggio alla testa dei suoi uomini esponendosi lui per primo al furore della lotta.

Il terzo, nervoso e sulla difensiva, era Joseph Stige. Godeva fama di essere un grande spadaccino e un pericoloso attaccabrighe. Era il secondo di Lynch e adesso siedeva al tavolo dei capi diffidando di ognuno di loro per la morte del suo capitano. D'altra parte lui stesso era oggetto della diffidenza altrui visto che da questa storia ne aveva ricavato il comando di una nave. Stige sentiva addosso il peso degli sguardi indagatori dei suoi nuovi soci ma era determinato a non lasciarsi sopraffare.

I due capitani rimanenti erano diversi dagli altri. Pur essendo temuti pirati sembravano impegnati in una crociata personale contro i potenti Mercanti di Banghor. I padroni di un imperoche occupava gran parte delle coste civilizzate. I loro uomini gli erano devotissimi. In maggioranza ex-schiavi liberati o salvati nel corso delle loro incursioni. Si vociferava che la gran parte dei loro bottini venisse inviata in un misterioso villaggio dove si radunavano i profughi sfuggiti ai massacri ed alle devastazioni di quell'impero in continua espansione. Una faccenda questa che faceva infuriare Morrighan, il quale sosteneva che una crociata del genere era dannosa per tutti (Oltretutto pare che Morrighan avesse messo addirittura la sua ciurma al soldo dell'impero per alcune scorrerie volte ad indebolirne gli avversari). Comunque per l'impresa che si era preposto le loro navi e i loro uomini erano troppo importanti per perderli per colpa di certi pregiudizi e soprattutto la presenza di uno di quei comandanti era assolutamente determinante per la riuscita del suo piano.

Uno dei capitani era Syon un grosso barbaro venuto dal nord. Quell'uomo non aveva niente dell'uomo di mare ma la sua temerarietà durante gli abbordaggi era fonte di leggenda fra i bucanieri e di terrore per i nemici tanto da procurargli l'appellativo di Diavolo. L'unica cosa che lo accomunava a Morrighan era l'astuzia: a quella sottile e cinica di Morrighan, lui ne contrapponeva una istintiva e animalesca, tanto più efficace in quanto insospettabile in quel rozzo barbaro.

La quinta seduta al tavolo era Anith la sua compagna. L'accesso di una donna nei vertici della filibusta era stato accompagnato da una tempesta di obiezioni e da qualche risata. Ma Anith (e suo fratello Storm che insieme a Syon la scortava ovunque), era accettata e stimata alle volte persino venerata ed il segno più tangibile era la sua presenza alle trattative per la spedizione di Caracaibo.

Si perchè proprio di questo si trattava. Quella consulta serviva per accordarsi per tentare addirittura un assalto a Caracaibo, la più ricca e difesa città della costa. La morte di Linch in circostanze così misteriose, anche se fatti del genere non erano certo nuovi tra i membri della filibusta, rischiava di far saltare la spedizione, poiché chi avrebbe accettato di condividere rischi e pericoli con lo spettro di un ignoto traditore e assassino ancora in giro?

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