IN MORTE DI LUNA

di Turpino Nefermenu, Sianna Le Fair, Mirygow Isyndel

Turpino racconta:

Era una mattina fresca fresca, vidi giungere Luna alla palude. Ebbi perse le tracce di lei, dopo che Anblekeya se ne andò. Contro le mie considerazioni sulla persona, non ho mai visto di buon occhio la presenza di Luna nella palude. Un'etica distorta la mia, ma non amo chi prenda questa mia terra come luogo d'interesse. E' una profanazione, e le profanazioni si pagano a caro prezzo.

C'era una strana aria quella mattina, gli odori e suoni della palude erano diversi. Ieri sera al tramonto intravidi lontano nella nebbia le figure degli igrodonti, che sian stati forieri di qualcosa ancora ignoto? Ignoto per me che respiro dallo stesso respiro della palude? Forse qualcosa di troppo sacro ascritto nelle leggi della palude troppo grandi per me?

Era così sorridente, con l'aria sbarazzina "Ridi ridi" pensai. Mi ricordo che mi avvicinai e le dissi che nonostante la mattina fosse l'orario più sicuro nella palude. Lei mi rispose che poteva badare benissimo a se stessa che non c'era nessun pericolo nella palude. Voleva andare più verso l'interno verso la Grotta del Tormento. Il Glugga Glugga voleva vedere, Korrigan voleva conoscere. Per lei era tutto un mondo buffo, almeno era questo che capii da quegli ultimi discorsi.

I miei ammonimenti non servirono a niente; esasperato promisi di accompagnarla. Andai a prendere l'arco e le dissi che potevamo partire. Nel frattempo mi sembrava stesse sopraggiungendo qualcuno dalla distanza, dalle terre più bagnate dal sole di Ashura rispetto alla palude. Pensai fossero i soliti scocciatori. Presi Luna per un braccio la voltai e le dissi di starmi vicino durante il viaggio

Sianna racconta:

Sapevo che c'era qualcosa nell'aria che non andava quel giorno, me lo avevano rivelato le mie premonizioni...

"MORTE E DISPERAZIONE LA DOVE IL SOLE SI PERDE NELLE OSCURE PIANTE" e io, volevo impedire tutto ciò, anche se sentivo forte il richiamo della Dea mia madre che diceva: "quello che è compiuto non si deve cambiare! Karanda segue il suo corso, figlia mia, tu devi assistere ma non intervenire".

Quando la madre mia parlava per arcani, io stentavo a capirla, ma sapevo che ogni sua parola per me era legge e quindi mi affrettai verso la palude per seguire l'imminente destino di morte di uno degli abitanti di Ashura, anche se ignoravo il suo nome.

Quando fui al limitare del bosco, vidi Turpino strattonare il braccio di Luna e capii... Anblekeya l'aveva lasciata e da tempo la poverina sembrava dispersa tra le nebbie della follia... che fosse lei la prescelta dalla mano implacabile di Karanda?

E che ruolo giocava il cacciatore Turpino in tutta questa storia?

Non andai oltre con le domande e, ammantata di nebbia, incominciai a seguire i loro passi.

Turpino racconta:

Ci inoltrammo tra il tanfo e la flaccida e umida vegetazione palustre. Mi sembrava, guardando Luna, di vedere come una persona giunta all'improvviso in un luogo magico e lontano. Si girava continuamente intorno, come se allora le dicerie sulla palude fangosa fossero vere. Sorrisi compiaciuto, domandandole se era quello che si aspettava.

"Non mi sembra poi così piena di pericoli come dici" mi rispose.

Luna ovviamente, nella sua ilare presunzione, non immaginava che già stava per essere vittima dei pericoli di quel luogo. La Grotta del tormento era vicina. Korrigan sarebbe stato felicissimo di conoscere una ragazza così graziosa. Sapeva che stavo arrivando. Lui vede tutto, si diverte così, lui dice che non può abbandonare fisicamente la grotta, ma sono sicuro che se volesse veramente uscirne lo avrebbe già fatto da un pezzo. E' fatto a modo suo il vordak.

Eccolo lì, ai piedi di una palma albina, il fiore di Darius. Ne lessi anni fa in un libro magico. I fiori di Darius fanno parte di quelle piante per rapire i sensi delle persone, quindi ottimo ingrediente per filtri e pozioni. Quello che molti però non sanno è che contiene un polline particolare che disinibisce totalmente chi lo inala. Un tuffo nel vuoto dei sigilli delle voluttà. Lo raccolsi e lo porsi a Luna dicendole che è l'unico tipo di fiore che cresce nella palude. Affascinata e soprattutto spinta da istinto femminile annusò il fiore. Bastò un attimo perchè lasciasse la presa dallo stelo. Tossì un attimo, poi si riprese e mi guardò stupita. Non era successo niente! Ma proprio mentre consideravo ciò, la vidi come persa ai suoi sensi, persa come i suoi occhi. Mi avvicinai e notai con piacere che non oppose un minimo di resistenza quando le presi le braccia e le sfiorai le labbra con un bacio.

Fu un attimo. Il tuo dono Luciette. Dono. Quella notte, oltre all'amore, dividemmo il sangue. Sangue che ora ribolle. Avrei voluto con calma tagliare i lacci del corpetto, ma considerai ciò mentre ero già coi denti affondati poco sotto la spalla di Luna. Sentivo fluire il sangue sulle mia labbra e questo era un aiuto alla forza che si opponeva al mio intento di desistere. Ma, in fondo Luciette, non fu quello che volemmo tanto tempo fa?

Poi, come un incantesimo infranto, i gemiti di dolore della ragazza mi riportarono in me, un po' frastornato ma comunque compiaciuto.

Vidi Luna guardarmi con orrore, dopo aver fatto due conti della situazione. Non mi accorsi neanche del suo scatto, che la portò a fuggire ancor più all'interno della palude. Non potevo perdermi questo spettacolo, ma prima di avviarmi all'inseguimento, decisi di dedicare un secondo all'ospite che credeva di spiarmi. Nulla succede nella palude senza che io lo sappia. La palude ascolta e comunica, coi sui rumori, coi suoi odori.

Mi voltai lentamente, guardandola negli occhi, dimenticandomi di pulirmi la bocca lorda di sangue. Le dissi solamente.

"Piaciuto lo spettacolo Sianna?" Ovviamente le sorrisi, preparato al suo solito teorema filosofico su Karanda e compagnia bella. Valle a capire le sacerdotesse.

Sianna racconta:

Cosa dire Turpino?

Tra me e me, pensavo, gli istinti primari giocano brutti scherzi, ma, poi, vidi gli occhi del cacciatore e capii.

"Non le corri dietro amico mio? Lasci scappare così la tua preda?".

Attendevo una risposta e sapevo che sarebbe arrivata presto da colui che avevo visto affondare i propri denti nelle tenere e bianche carni dell'amazzone spaurita.

"A me non importa cosa farai o come agirai, figlio della palude; io sono qui per controllare che il destino si compia o, come stai pensando tu, che Karanda accolga la sua vittima fra le pieghe della sua memoria".

Così dicendo, spronai Turpino a riprendere la sua missione... questa volta non avrei detto ne fatto nulla per deviare il corso degli eventi. La madre mia era stata chiara al riguardo..."quello che è compiuto non si deve cambiare... assistere e non intervenire" questo era il mio compito e l'avrei svolto nel bene e nel male!

Mirygow racconta:

L'aria era carica dell'intenso profumo del sangue.

Era come se il vento volesse spingerlo nella mia grotta per tentarmi e farmi uscire in cerca della preda...Eppure non era sangue di qualche animale... era sangue umano!

Come è difficile trattenere l'istinto quando si ha molta fame... quasi impossibile! Ed eccomi già là, in volo, alla ricerca della mia colazione.

Una voce dentro di me si chiedeva "cosa stai facendo... non ricordi lo scopo della tua reclusione?" Non lo ricordavo!

La Palude non era lontana... ancora qualche energica sferzata d'ali e sarei arrivata.Una piccola radura... decisi di scendere... tardi mi accorsi che era una trappola della natura e immancabilmente mi ritrovai con le zampe nelle sabbie del non ritorno. Quant'è buffa la vita: ero uscita per cacciare ed ero stata invece catturata. Destino beffardo non mi avrai nemmeno stavolta. Mutai in forma umana... sarei affondata più lentamente... poi lanciai il mio velo, l'unico indumento che porto, attorno ad un ramo e iniziai a sollevarmi fino ad arrampicarmi sull'albero. Stupide sabbie mobili!

Da lontano sentii un gemito... forse qualche creatura meno fortunata di me... poi la vidi... una ragazza che correva disperata proprio nella trappola mortale dalla quale ero uscita. Le saltai addosso, bloccandola da una morte certa. Il suo volto era bagnato di lacrime, nei suoi capelli vi erano rametti e foglie... e sul suo collo... il sangue che mi aveva portata nella Palude!

Alla vista dei miei occhi non coperti dal velo, lei urlò... Era così indifesa, così ingenua...

- Sono Mirygow...- ma non continuai...

Lei mi scrutò... - Si ho sentito di te... ma cosa sei?- ebbe il coraggio di chiedermi, inorridita dai miei accenni draconici.

Inevitabilmente le arrivò il sapore dei miei artigli addosso... - Sono "quella cosa" che ti ha salvato la pellaccia... per ora...- non aggiunsi altro... mi rivestii e cercai di capire cosa ci facesse in quel posto...

Un sorriso diabolico mi spuntò sul viso quando notai che il sangue sul collo non era fuoriscito da una ferita normale...

Ih ih ih... giornata di caccia oggi!

Turpino racconta:

Per una volta, ammisi a me stesso che Sianna aveva agito con buon senso. In effetti, volevo solo dare un po' di vantaggio alla ragazza. Le vittorie troppo semplici non mi hanno mai dato un minimo di soddisfazione.

"Se è quello che vuole uhm... Rkand... Kranar... Kanr... Ehm... Karanda" bofonchiai e mi seguii le tracce di Luna. Poco distante la vidi tra le braccia di Mirygow. Tra me pensai, quasi facendo scappare una risata, che avrebbe rivelato loro la mia postazione furtiva "Da sola? e dov'è la ventina di draghi che ha sempre dietro?"

Ora non restava che decidere il da farsi. Non conoscendo le attitudini di Mirygow, mi trovai un po' interdetto nel fare la prima mossa. Uccidere Luna con una freccia al cuore era troppo semplice. Poi ebbi un lampo di genio. Mi ricordai che, essendo nel circondario della Grotta del tormento, quello era il luogo dove le palme albine crescevano in gran numero e guarda caso le due erano proprio sotto una di queste.

Imbracciai l'arco, incoccai la freccia e mirai. Fu un tonfo sordo il colpo che quella specie di noce di cocco risuonò, dopo essere piombata sulla testa di Mirygow; più soffice fu il rumore del corpo della ragazza che si accasciava al suolo privo di sensi.

Vidi Luna sobbalzare, per poi gelare nel vedermi sbucare dalla vegetazione. Presa dal terrore, non si accorse che stava lentamente indietreggiando verso le sabbie mobili. Con un atto di disperazione, fece per estrarre un pugnale che aveva con se e che non notai prima. Poco male. Veloce e calmo come la morte, scoccai un'altra freccia. Verso Luna. La freccia le sfiorò il viso, esattamente come volevo. La ragazza, scossa, perse l'equilibrio cadendo all'indietro. Nelle sabbie mobili. Sbucò un attimo la testa sporca di quella melma. Gli occhi erano sbarrati, in quella maschera di panico boccheggiante, avida di quell'aria che non si sarebbe prestata ai suoi polmoni. Fu un attimo. Dopo che che le sabbie l'ebbero risucchiata, tornai verso Mirygow ancora svenuta. La caricai in spalla e tornai verso il capannotto. Lì mi aspettava Sianna, alle cui cure affidai la ragazza. Una volta che Mirygow si ebbe ripresa, bevemmo un sorso di vino e passammo una notte in baldoria. Tiara era via e quel che successe quella notte resterà per sempre ignoto.

Turpino Nefermenu
Cacciatore
Capannotto Palustre - Palude FAngosa

Sianna LeFair
Sacerdotessa Oscura
Tempio degli dei Oscuri - Isola delle Nebbie

Mirygow Isyndel
Amazzone pulcina - Isyndel dei Draghi
Nidi dei Draghi - Valle dei Nidi