MORTE DI HASHEPSOWE, SOMMA SACERDOTESSA

di Hashepsowe Lunastella

Erano ormai passati alcuni mesi da quando, insieme al piccolo gruppo di hordrangs superstiti, avevo raggiunto le sponde di Ashura, la Regina delle Oasi. Quella terra aveva generosamente accolto le nostre fatiche, restituendoci la speranza di un mondo di Pace, Amore e Solidarietà. Ad Ashura, ognuno poteva essere ciò che voleva ed i Sogni tessevano la trama del reale con i loro colorati fili di seta sottile.

Ora, che avevo assolto il mio compito e che le pareti di granito rosa ed arenaria del Tempio dei Sogni Nuovi incoronavano la collina per rendere ogni giorno grazie agli dei, mi sentivo stranamente stanca e nostalgica. Le immagini della vita passata sorgevano ogni notte dal buio della mia coscienza a tormentare i miei sogni. Vedevo i volti degli Hordrangs che mi erano stati cari. Vedevo le città fortificate ed i volti fieri di amazzoni e guerrieri. Vedevo il volto amato della povera Korise, che era stata per me guida, sostegno e madre adottiva. Vedevo gli occhi grigi e privi di calore del Tribuno... ma soprattutto vedevo il volto dolce di Namir... colei alla quale ero unita dal vincolo che sua madre, Korise, aveva creato tra noi, quando aveva proclamato davanti al Consiglio delle Magistre che io, Hashepsowe la straniera, divenivo sua Figlia di Sangue. Vedevo lo sguardo affettuoso di mia sorella Namir, quando dopo la morte di Korise, una notte, in segreto, era venuta a riconoscere il legame fraterno che la univa a me!

Dovevo tornare alla terra di Cynerios. Ashura era una realtà ed i miei concittadini erano ormai al sicuro e non avevano più bisogno di me, ora che si erano tutti sistemati nelle Oasi dell’Isola. Ma io dovevo sapere cosa ne era stato di Namir e del mondo degli hordrangs: dovevo rivedere mia sorella!

Così, nella caliginosa penombra che precede l’aurora lasciai la Valle dei Sogni.

Presi il largo sulla piccola imbarcazione trainata da una coppia di delfini di Yar, dono di sorella Malung, e quella notte stessa approdai sulle rive di Cynerios. Ringraziai mentalmente i delfini, trasmettendo loro il comando di non aspettarmi e di ritornare ad Ashura.

Camminai per tutta la notte e per tutto il giorno successivo, orientandomi in base alla posizione delle stelle e del sole. Gli astri lucenti si alternarono nel cielo e fu di nuovo notte e poi ancora giorno. Mi parve di perdere la nozione del tempo, mentre camminavo, determinata a non lasciarmi sopraffare dallo sconforto ed animata dal grande Amore che ancora nutrivo nei confronti di quella terra martoriata. Era di nuovo notte quando raggiunsi la Città Imperiale.

Fui stupita quando vidi quelle luci tremolare in lontananza. Man mano che mi avvicinavo, mi resi conto che quella che stavo raggiungendo era una città che ancora pulsava di vita e non il simulacro di morte che avevo temuto di trovare. Piena di speranza, affrettai il passo e raggiunsi il Palazzo Imperiale.

Riconobbi l’amazzone di guardia: era Eva, che un tempo era stata una mia consorella del Tempio di Kusher. Anche lei mi riconobbe e, senza troppo badare ai formalismi, mi gettò le braccia al collo e ci abbracciammo a lungo commosse.

“Sei salva allora... – mi disse la giovane amazzone – Avevo sentito dire che eri morta nel crollo... Sono davvero felice di rivederti, o Somma!”

“Anche io sono felice di vedere che c’è ancora vita in questo mondo che ho tanto amato... l’Imperatrice è dunque sana e salva?..:”

“Beh... è viva... – rispose tristemente Eva – Nessuno tranne il Tribuno l’ha più vista dal giorno del terremoto... dicono che sia rimasta ferita gravemente, ma è viva e speriamo che possa presto recuperare la salute...”

Lasciai in fretta Eva, decisa a mettere le mie capacità di guarigione al servizio di mia sorella.

Entrai nel palazzo e salii le scale che conducevano agli appartamenti reali. Non incontrai nessuno, anche se percepivo mormorii e sommessi sussurri ad ogni passo, come se l’intero edificio fosse abitato da ombre inquiete ma impalpabili. Attraverso la porta chiusa dell’Appartamento Reale, sentivo due voci concitate che discutevano animantamente. Avvicinandomi, riconobbi la voce di Chilt e quella del Tribuno.

“La maggior parte dei Comandanti è perita durante il terremoto – stava dicendo il Tribuno – Dovremo nominarne altri!”

“Ne avremo sicuramente di migliori... – rispose Chilt – L’Imperatrice è viva ed è questo quello che conta!”

Non volevo essere vista: non mi ero mai interessata molto di politica, ma ero consapevole degli intrighi di corridoio e sapevo che qualcuno doveva pur occuparsi di tessere le trame degli affari di governo, soprattutto ora che Namir era per forza di cose impossibilitata ad occuparsene di persona. Ma io volevo soltanto vedere mia sorella e, se la Dea me lo avesse concesso, operare per la sua guarigione!

Respirai profondamente ed invocai gli Spiriti della notte, affinchè conferissero al mio corpo la stessa consistenza delle ombre. Poi abbassai cautamente la maniglia ed entrai, senza produrre il minimo suono. La porta dello studio era aperta, ma i due uomini erano così presi dalla loro discussione che non percepirono la mia presenza. Scivolai tra le zone buie del vestibolo e guadagnai il corridoio che conduceva alla camera privata di Namir. Scostai le pesanti tende a baldacchino che circondavano il letto dell’Imperatrice e mi chinai sulla sagoma di una donna la cui testa era interamente avvolta da bende di lino... povera Namir... sentivo una stretta al cuore al pensiero che quel volto così bello e delicato potesse avere subito le ingiurie del crollo!

Protesi le mani fino ad incontrare il sottile confine che divideva la fronte fasciata dall’aura psichica che circondava la sua persona. Chiusi gli occhi e mi concentrai per visualizzare l’essenza vitale della donna: per poterla curare, dovevo prima comprendere quali effetti avevano prodotto quelle ferite nello strato profondo del suo essere.

Dopo pochi istanti, spalancai gli occhi stupita: non era possibile! Neppure le ferite più gravi e profonde potevano produrre un simile cambiamento... lacerazioni, contusioni e lividi potevano cambiare anche radicalmente i connotati di una persona, ma la parte metafisica legata all’anima rimaneva immutata per sempre, qualunque cosa fosse accaduta all’involucro di carne che la conteneva!

Non c’era che una spiegazione possibile: l’aura psichica che aveva sfiorato le mie dita NON era quella di Namir!

Aveva però qualcosa di familiare... si... dovevo essere già entrata in contatto con quello spirito. Richiusi gli occhi e cercai di ritrovare la concentrazione, ma proprio in quel momento la donna percepì la mia presenza e si mosse, mormorando nel dormiveglia: “Sei tu Abele?...”

Ritirai immediatamente le mani, ma era troppo tardi: i sensi, acuiti dal buio delle bende, avevano già rivelato alla donna che chi le stava accanto non era il Tribuno!

“Chi sei?... – domandò ad alta voce – Come hai fatto ad arrivare fino a me?... GUARDIEEE” strillò infine completamente sveglia.

Non ebbi il tempo di nascondermi che la porta della camera si spalancò ed il Tribuno irruppe in essa, slanciandosi in soccorso della donna.

Non opposi resistenza. Semplicemente mi voltai, rivelando la mia identità, e fissai freddamente la figura ammantata nella veste rosso scarlatto.

“Hashepsowe! – esclamò l’uomo riconoscendomi – Ti credevamo morta!”

“E invece sono viva... Sono viva e voglio sapere chi è questa donna e cosa ne avete fatto di mia sorella?”

Il Tribuno mi fissò con uno sguardo torvo, poi proruppe in una strana risata...

“Già... dovevo aspettarmelo che lo avresti capito! Hai il Dono dell’Empatia... lo stesso che aveva Korise!”

Poi, dopo una pausa, parve raddolcirsi e mi disse con tono grave: “Namir è morta, ma nessuno lo deve sapere! Ho operato io stesso questa donna per sostituire il suo volto con quello di Namir. Gli Hordrangs devono poter continuare a credere nei loro simboli, se vogliono trovare la forza di ricostruire Cynerios!”

“Molte cose sono cambiate, Hashepsowe... – commentò ironicamente la donna fasciata – ed ora non c’è più posto per gli stranieri visionari come te! Se vorrai tornare al tempio dei Sogni, anche tu dovrai cambiare registro... Korise è morta... Namir pure... e tu sei soltanto una sporca straniera, che già in passato ha protetto ribelli, scagliandosi contro i fedeli sudditi dell’Impero!”

Quella voce... io la conoscevo... quella voce... “STRALKA! – esclamai, realizzando all’improvviso chi avevo davanti – Come puoi, TU, prendere il posto di mia sorella?... Lei era pietosa e tollerante: aveva un Grande Cuore e riusciva ad infondere amore ad ogni singolo granello di polvere di Cynerios... Tu sei soltanto una Scrivana... e non hai mai creduto nel disegno di Pace ed Amore di Namir... tu... così razionale e pratica... tu... così sbilanciata dalla parte di coloro che brandiscono armi e versano il loro e l’altrui sangue... infatuata dell’eroismo e del fragore della battaglia come un cane infatuato del proprio padrone!”

“Ora basta, Hashepsowe! – intervenne il Tribuno con tono severo – Stralka la Scrivana è morta e quella che ora hai davanti è Namir! Così deve essere e così sarà... e non sarai certamente tu, sciocca sacerdotessa, a cambiare il corso della Storia! Io sono il Tribuno di Cynerios... Ego sum, Alpha et Omega, il Principio e la Fine ed io ho deciso che questa è la cosa più giusta da fare e così sarà fatto... nulla deve cambiare, almeno in apparenza... anche tu, se lo desideri, puoi fare ritorno al Tempio dei Sogni, ma da oggi in avanti sarai semplicemente ciò che sei: una straniera senza nome...”

“Ma... – tentai ancora di obiettare – Korise era la mia madre adottiva... Tu stesso hai officiato il Rito delle Quattro Direzioni... tu stesso sei stato testimone davanti al Consiglio delle Magistre della legittimità della mia affiliazione!”

“Allora le cose erano diverse, sacerdotessa – replicò con tono mellifluo il Tribuno – Allora avevamo bisogno di te per riportare gli Hordrangs all’antica fede. Eravamo in guerra, allora, ed avevamo bisogno di simboli capaci di unire tutti sotto all’egida di Namir! Ora siamo in pace e non abbiamo più bisogno di te e dei tuoi riti e men che meno di una ingombrante sorella dell’Imperatrice... qualcuno potrebbe utilizzarti per contestare il potere della Corona e per scatenare un nuovo conflitto... questo lo capisci vero? Non credo che tu voglia che questo avvenga! Hai fatto un buon lavoro, in passato, sacerdotessa e non lo abbiamo dimenticato. Puoi tornare al Tempio dei Sogni, se lo desideri... ma la tua Storia non sarà più la stessa: niente più sorella di Namir, niente più figlia adottiva di Korise... sarai semplicemente una Hordrang, ne più e ne meno che come tutti gli altri!”

Mio malgrado, chinai la testa, ancora sconvolta per ciò che avevo appreso, ma realmente desiderosa di evitare ogni possibile motivo di conflitto in quel mondo già così provato dalla catastrofe che si era abbattuta!

“D’accordo, Tribuno... Sia come tu desideri... Tornerò al Tempio dei Sogni e nessuno sentirà più parlare del Rito delle Quattro Direzioni... Negherò di essere mai stata altro che l’umile serva della Dea!”

All’alba lasciai il Palazzo Imperiale. Il Tribuno mi aveva fatto dare un cavallo e presto avrei potuto ritrovare la fresca quiete del Tempio, lontana dagli intrighi di palazzo e dalle sue oscure manovre. Prima di ripartire, abbracciai ancora una volta la dolce Eva e le augurai buona fortuna!

Ero triste e scossa da cupi presagi, mentre cavalcavo verso il tempio. Quando varcai il portale miracolosamente ancora intatto, il sole era già alto. Mi recai presso l’Altare dell’Essenza Cosmica della Dea e vi rimasi per tutto il giorno inginocchiata in preghiera. Pregai per l’anima di Namir e per la terra di Cynerios. Pregai per Stralka affinchè la Dea le concedesse la lungimiranza necessaria per affrontare il gravoso carico che il Tribuno aveva posto sulle sue spalle!

Pregai per gli Hordrangs e per il Tribuno... ed infine pregai per me stessa e per la magica terra di Ashura, sorta come la Sacra Fenice dalle ceneri di un mondo sopravvissuto, che non sarebbe mai più stato lo stesso!

Quando le ombre insinuarono le loro lunghe dita nella Sacra Cintura degli Dei, proiettandovi la nera carezza della sera, mi rialzai. Avevo bisogno di incontrare per l’ultima volta lo Spirito di mia sorella Namir, prima di poter riprendere a cuor leggero il mio posto di Somma Sacerdotessa. Ero consapevole che nulla sarebbe più stato come prima, ma dovevo almeno congedarmi da lei e domandarle perdono per non esserle stata accanto nel momento del trapasso...

Uscii dal Tempio e mi recai nel Giardino dei Ricordi. Avrei salutato per l’ultima volta Namir e tutto ciò che era stato... avrei officiato il rito per sollevare la coltre tra il mondo dei vivi e quello dei morti: la Danza Evocativa degli Spettri!

Era un rito antico e pericoloso e non potevo neppure contare sull’energia di mio fratello Aragon per tenere a bada Radakon, il demone posto a guardia della Porta degli Inferi... ero sola con la mia anima!

Quando la piccola falce argentea della luna sorse nel cielo, mi spogliai delle vesti e strofinai sulla mia pelle nuda le corolle rosse dei lyssiriel ed i petali gialli dei Cryoms, i fiori dei morti. Poi caricai la Sacra Pipa, la accesi con un tizzone proveniente dal Sacro Braciere ed aspirai intensamente l’aroma inebriante delle spezie, dell’incenso e delle erbe dell’estasi. Chiusi gli occhi, intonai il Canto di Mur e cominciai a girare intorno ai ceppi posti al centro del Giardino, dapprima lentamente e poi sempre più veloce, aumentando di volta in volta il ritmo, fino a raggiungere la ridda frenetica di una sarabanda infernale. Quando giunsi al culmine della Danza, con un grido acuto, pronunciai il nome di Namir, mi fermai e rimasi in ascolto, aspettando che il velo tra i mondi si sollevasse.

Il cupo monito dell’allocco risuonò lugubre nella notte, ma null’altro accadde!

Sentivo chiaramente una presenza inquietante intorno a me, ma non si trattava dello spirito che volevo evocare. Un gelido fremito attraversò la mia colonna vertebrale, come se una malvagia entità avesse violato il mio Spazio Sacro per spiare i miei gesti. La percezione di paura salì dalle mie viscere mutandomi il sangue in ghiaccio.

Aprii di colpo gli occhi e mi guardai intorno, cingendomi le spalle con le braccia per celare almeno in parte l’indifesa femminilità dei miei seni. Due occhi, chiari e distanti come una distesa di neve gelata, sbucarono dall’oscurità, mentre una risata beffarda riecheggiò nel Giardino.

“Vedo che sei pronta per il sacrificio, Hashepsowe! Non possono esistere due Somme Sacerdotesse nelle Terre di Cynerios! Ti sapevamo in terre lontane... Stralka ti ha vista fuggire lontano nel momento del bisogno! Tutti ricordano le tue profezie sibilline e molti pensano che tu stessa abbia attirato su di noi la sventura! Nessuno pensava che avresti avuto la faccia tosta di ritornare e così ti abbiamo dichiarata morta! Ora Cynerios ha una nuova Somma Sacerdotessa... Sorella Aray è quello che ci vuole per noi: poco misticismo e tanta pratica; lei è umile ed obbediente e soprattutto non discute mai quando le danno un ordine...”

Sussultai, vedendo il nero falcetto di ossidiana del Tribuno scintillare alla luce della luna.

“Ma... perchè mi vuoi uccidere?... Avevi detto che avrei riavuto il mio rango come tutti gli altri Hordrangs... Mi hai chiesto di rinunciare alla mia parentela con Korise e con Namir ed io ho promesso che l’avrei fatto... Non sono fuggita per paura, ma per condurre in salvo le anime che la Dea ha voluto affidare alle mie cure... e sono tornata appena ho esaurito questo compito... Korise e Namir mi conoscevano bene e sapevano che la mia lealtà era assoluta!”

“Korise ora è morta, sacerdotessa... e quell’ostinata ragazza che abbiamo chiamato Imperatrice l’ha seguita nella tomba... ho provveduto io stesso ad indicarle la strada per l’aldilà... voleva addirittura riconoscerti pubblicamente come sorella... e così tutto ciò che avevo fatto per unificare il potere di Cynerios sotto alla sua corona sarebbe stato vano... Non potevo permettere che questo accadesse... come ora non posso permetterti di essere ancora la Somma Sacerdotessa di Cynerios! E l’unica soluzione è accompagnarti personalmente da quella Dea che dici di amare tanto!”

Guardai il Tribuno con orrore misto a pietà: dopotutto, nonostante tutte le sue arie da gran dottore, era soltanto un povero demente!

Rialzai fieramente il capo e lo guardai nel profondo di quei suoi occhi amorfi: “Ebbene... che aspetti?... Uccidimi se questo è ciò che senti di dover fare... Uccidimi e gli Dei abbandoneranno per sempre la terra di Cynerios... Uccidimi come hai già ucciso mia sorella! Uccidimi per le tue brame di potere. Ma ricordati che un regno, per sopravvivere nel tempo, ha bisogno di un Cuore pulsante capace di incarnare gli ideali del suo popolo... ma il Cuore non si inventa, Tribuno!”

“Taci, donna... che la terra si beva il tuo sangue ed il tuo cuore sia cibo per i miei cani!”

Il falcetto guizzò nel riflesso rosso scarlatto della veste del Tribuno ed insinuò il suo gelido morso nel mio petto. Fu solo un attimo...

Ebbi ancora il tempo di vedere il Tribuno che alzava ferocemente alla luna il mio cuore, ancora palpitante di vita e di sangue caldo. Vidi il volto cosmico della Dea, circonfuso di luce abbagliante... sentii l’energia turbinare intorno a me, in un vortice che mi trascinava verso l’alto. Ero al centro esatto dell’universo ed i volti degli dei in cui credevo erano dentro di me.

Sentii un gorgo di gioia infinita che mi trascinava ancora verso il basso. Il mio spirito era finalmente libero dalle fredde catene dell’odio e dell’ipocrisia. La mia anima poteva volare e raggiungere la Terra del Sogno.

Aprii gli occhi e riconobbi intorno a me la rena dorata della Valle dei Sogni. Sorrisi: ero a casa, adesso... Il Cuore non si inventa!

Hashepsowe Lunastella
Sacerdotessa dei Due Mondi
Tempio dei Sogni Nuovi - Valle dei Sogni