NUOVA VITA

di Alexis

Era una calda mattina di maggio,il sole stava per fare capolino tra le montagne e tenui raggi di sole si affacciavano timidamente sulla città Imperiale.

Ammiravo dalla finestra della mia camera,la cittadella che si riempiva del calore del mattino, mentre la rugiada scivolava via dalle imposte appena aperte.

Yue,la mia gatta nera,era piuttosto nervosa ed irrequieta e non riuscivo a spiegarmi quel comportamento insolito.

Decisi di uscire,volevo assaporare i profumi di questa meravigliosa stagione al momento del risveglio dei sensi.

Portai con me Yue,una camminata le avrebbe fatto bene.

Così,con la gatta in spalla mia avviai verso il portone principale della Città Imperiale e mi diressi nel bosco, dove mi aspettava il mio salice, un albero in cui avevo rinnovato antichi ricordi.

La mia mente tornò a qualche tempo fa, ad una spada che mi stava particolarmente a cuore, l’arma di mia sorella. Provai nostalgia ed una morsa mi strinse il cuore.

Sotto quel salice provai una sensazione strana, sembrava quasi che l’albero mi volesse parlare, volesse avvertirmi del pericolo imminente.

Mi alzai di scatto, ora riuscivo a capire Yue, la sua preoccupazione divenne anche la mia.

Corsi a perdifiato su per la collina e raggiunsi il portone principale esterno della città. Sembrava che fosse tutto a posto, ormai non avevamo più ribelli da cui difenderci.

L’aria era frizzantina ma anche grave, tutto quanto era troppo tranquillo.

Entrai e mi diressi verso la mia abitazione, Yue scese dalle mie spalle e si diresse verso un mobile, quello dove tenevo DragonWater, la spada di mia sorella Kirie.

Mentre scoprivo la spada dal lembo di stoffa la terra sotto i miei piedi iniziò a tremare, sentiì un gran boato provenire dalle stalle ed un coro di nitriti di cavalli fuggire via dalla città.

Silenzio, era stata una lieve scossa di terremoto. Tutt’intorno regnava, di nuovo, il più totale silenzio.

L’inquietudine persisteva e Yue non accennava a calmarsi. Presi la spada di mia sorella,l’arco e la mia fedele DragonFire ed uscìi di corsa dalla casa.

Feci appena in tempo a chiudere dietro di me la porta che la terra tremò di nuovo, ma con molta più forza e voracità. Scappai, cercai di uscire dalla città mentre intorno a me ogni costruzione crollava al suolo impotente. Volsi uno sguardo rapido alla dimora dell’Imperatrice e vidi che stava per cadere a terra l’imponente torre della sua dimora.

Corsi con tutta la potenza che possedevo, e mentre la torre si schiantava dietro di me urla trasportate dal vento giungevano fin qua.

Cercai una via che fosse libera per tornare indietro, il mio compito era quello di proteggere l’Imperatrice.

Nessuna strada era sgombra, continuavano a cadere dimore ed ovunque si era alzato uno strato denso di polvere.

Corsi fino al portone principale, ormai era distrutto.

Lo varcai e mi voltai a guardare ciò che era rimasto della mia città: il nulla.

Intorno a me la polvere avvolgeva tutto e non mi accorsi che un detrito stava per colpirmi.

Caddi a terra, ferita alla testa.

Mi svegliai a pomeriggio inoltrato, ormai era tutto finito.

La polvere stava lentamente abbandonando la città e riusciì a vedere in lontananza che anche Kusher era stata rasa al suolo e fiamme ardevano incessantemente nella città.

Nessun suono proveniva dall’interno della mia città, le miei compagne forse non erano riuscite a salvarsi, colte nel sonno dal terremoto.

Nessuna via portava nel cuore della città, era tutto ostruito. Scavai a lungo, fino al tramonto, invano.

Abbandonai la città, col cuore in frantumi per la mia impotenza di fronte a tale disastro.

Non so perché ma mi diressi verso il salice e lo trovai piegato in due, anche lui rovesciato da questa natura beffarda. Accanto alla chioma verde dell’albero una sagoma nera aspettava il mio arrivo: Thunder si era salvato. Accarezzai dolcemente il viso del mio fedele amico, saltai in groppa al destriero e mi diressi verso Kusher, per accertarmi se ci fossero superstiti.

Ore dopo arrivai all’accampamento provvisorio allestito fuori delle mura, dove feriti venivano continuamente trasportati e dove gli abitanti rimasti illesi cercavano di trovare altri superstiti domando fumo e fiamme.

Con piacere notai la presenza di Dardel, con qualche graffio e tagli sul corpo ma stava bene.

Mi gettai tra le sue braccia in quello che fu l’abbraccio più dolce e consolatorio che avessi mai ricevuto.

Vidi tanti volti amici, e questo mi rincuorò.

Appena i feriti furono medicati provvisoriamente partimmo verso ovest, non era sicuro rimanere a lungo. Natura beffarda: la pace si era appena posata tra di noi ed ora… il nulla.

Volgendo un ultima volta lo sguardo verso le macerie dissi addio a ciò che era stata la mia seconda casa e mi preparai ad affrontare un lungo viaggio alla ricerca di una nuova terra dove continuare a vivere una vita nuova ancora insieme.

Alexis
Amazzone Elfica
Bosco del Fuoco-che-Plasma - Karen's Wood