OASI (ovvero come raggiunsi l'Accampamento

di Syon

Quanto era accaduto nella palude di Murghstaag mi condusse lontano dalle città nel luogo più sacro al mio cuore.

Aver ritrovato e subito riperso per sempre mia sorella aveva fatto vacillare di nuovo la mia mente.

In quella notte avevo sperimentato la vera potenza oscura del male, l'abominevole volto della Morghul, nell'affliggente consapevolezza che l'inferno era libero di camminare sulla terra.

Per mia fortuna non ero solo tra quelle acque ristagnanti: il calore di Hash, la forza ed il coraggio di Diamante crearono un'intreccio di forti sensazioni che furono capaci di sostenere il mio spirito, evitando che si dissolvesse nel nulla. Forte di questo sostegno non ricaddi nella disperazione.

Chiesi ad Hash il permesso di seppellire mia sorella nel "Giardino dei ricordi", ero sicuro che nel luogo dove il mio cuore aveva conosciuto la quiete la sua anima avrebbe potuto trovare quella serenità che la vita non le aveva mai concesso.

Lasciai le insegne di Caliur a proteggere la sua tomba affinchè lo spirito del grande guerriero l'accompagnasse nell'altro mondo. Poi toccai il nero mantello di Maya e con lei partii diretto là, alla mia vecchia capanna, dove riposavano i corpi dei miei figli e lo spirito di Giulia.

Hash mi aveva insegnato a pregare, a credere nella forza di un sostegno interiore e così in freddo raccoglimento rimasi a contemplare il mio passato. Passarono ore, forse giorni, sinceramente non ho un ricordo lucido di quei momenti; quando in un momento imprecisato di un giorno qualunque l'ira del male si scatenò sulla terra facendone fremere le fondamenta.

Non so cosa accadde a Vilkar, ne a Kusher.

Non so cosa ne fu dei miei compagni, ne della mia imperatrice.

Seguendo l'istinto ero balzato su Maya ed ero partito in una folle corsa verso le montagne quasi a rispondere ad un inconscio richiamo.

Corsi fino a sfiancare la mia preziosa compagna. Gli alberi della foresta ci crollavano attorno come se la natura rispondesse ad una volontà malvagia il cui intento era quello di uccidermi. Corsi fino a che non raggiunsi la fredda roccia e lì caddi stremato in un sonno profondo.

"Syon...Syon...vieni Syon. Il sud è la tua meta. Segui il Krall fino alla sorgente e poi scendi a sud. Trova il fiume Syon lui ti porterà a noi".

L'inconfondibile voce di Hash ridestò i miei occhi. Non ebbi dubbi sul da farsi presi Maya e di nuovo partimmo seguendo il cammino indicatomi in sogno: il fiume, la terra e poi ancora il bagliore azzurro di un nuovo corso d'acqua quello che, ne ero certo, mi avrebbe ricondotto ai miei amici.

Scesi da cavallo ed io e Maya corremmo a cercare conforto nelle fresche acque godendo di quel refrigerante momento di riposo.

"Guarda, guarda... questo è senz'altro un regalo di Mur"

Una fredda beffarda voce mi fece sobbalzare in piedi con la scure salda nella mano pronta a colpire. La spada era rimasta nella palude ma solo la perdita della vita avrebbe potuto separarmi della mia scure che portavo legata ben stretta al polso destro.

Cinque guerrieri mi fronteggiavano alcuni armati di lancia, quello che sembrava il loro capo guardava Maya con occhi da avvoltoio.

"Un bel cavallo guerriero e tra poco a te non servirà più...".

Non persi tempo a ragionare, detti un colpo a Maya urlandogli di scappare non doveva cadere nelle mani di quei bastardi e l'intelligente animale partì al galoppo sorprendendo i guerrieri che non riuscirono a fermarla.

La reazione dei cinque fu immediata. Con gli occhi irti d'ira per il bottino mancato cominciarono a stringermi in un semicerchio di morte chiuso dal fiume che mi pregiudicava ogni tentetivo di fuga. E poi quale fuga avrebbe potuto esserci la salvezza mi era apparsa in sogno ed ora la morte era giunta a bussare alla mia porta spezzando ogni speranza e quella era la fine della strada ne ero certo.

Così guardai la morte negli occhi perdendo la mia coscienza e la furia cupa e determinata di un animale ferito prese possesso di me.

Mi scagliai con un urlo terribile contro i miei avversari ed uno subito cadde con la testa squarciata.

Schivai un fendente e colpii con un pugno alla mascella un secondo avversario ma un suo compagno fu più preciso e solo per un puro caso il suo colpo non fu mortale. Uno zampillo cremisi mi annunciò prima del dolore la ferita infertami poi un violento colpo di mazza spense la luce e mi scaraventò riverso nel fiume, morto.

Si morto, almeno così dovevano aver pensato i miei avversari ed effettivamente era ciò che pensavo anche io mentre la corrente mi spingeva a sud insieme ai numerosi detriti che il cataclisma aveva provocato.

Ma il destino si sa, si diverte a tessere strane ragnatele sulla vita degli uomini.

Morte, salvezza, morte, ed ancora salvezza si alternano come una trottola dai due colori l'uno celeste come il cielo, l'altro rosso come il sangue.

Fu così che non saprei spiegare come sia stato possibile che il mio corpo privo di sensi restasse incastrato nei rami di quel tronco che come una culla mi condusse placidamente verso sud.

Ne come potei raggiungere l'accampamento e le braccia amiche che mi trassero in salvo.

I miei occhi si aprivano e si richiudevano ed il cielo scorreva sopra di me ora chiaro ora scuro, poi l'accampamento apparve così all'improvviso ai miei occhi appannati che faticavano a distinguere il reale dal falso non riuscendo a rendere consapevole quella salvezza di cui invece il mio cuore era certo.

La salvezza apparve dal nulla mentre nella mia mente delirante si sprigionavano le immagini di un'altra vita e risuonavano queste parole:

"Si dice che esistano poche cose al mondo rare quanto Ashura, isola in mezzo al deserto, e certamente nulla in quei luoghi inclementi, era similmente bello. Ashura il cui nome significa: REGINA DELLE OASI".

Syon
Barbaro
Fattoria del Nido - Valle dei Nidi