RITORNO A CASA

di Alexis

Avevo finalmente preso la mia decisione. Dopo sei anni, sentivo il bisogno di tornare al mio villaggio, ai confini delle terre di Cynerios. Mio padre mi doveva dare delle risposte, risposte importanti. Ottenuto il permesso della mia comandante Crudelia e dell’Imperatrice Namir, iniziai a prepararmi per il viaggio. Per fortuna non sarei stata sola: Mirygow mi avrebbe accompagnata.

L’alba non era ancora nata quando iniziammo il nostro viaggio. Passammo prima da Kusher. Volevo salutare Dardel, prima di partire: in fondo sarebbe passato molto tempo prima del mio ritorno.

“Così partiamo, sicura di voler venire Miry?” le chiesi.

“Certamente, da sola non riusciresti a combinare nulla di buono” mi rispose ridendo.

Nonostante il sole fosse alto nel cielo, uno spesso strato di nubi grigie gli impediva di riflettersi sulla terra. A Miry non raccontai molto del mio passato, nonostante lei si dimostrasse curiosa.

“Posso assicurarti che questo viaggio mi aiuterà a capire me stessa”.

Non ero tranquilla: da qualche tempo la lama della mia spada era luminosa e gli occhi del dragone scolpito nell’elsa brillavano di un rosso intenso. Che cosa significava tutto ciò?

Il viaggio procedette tranquillo per molti giorni: intorno a noi era tutto silenzio e, a mano a mano che ci avvicinavamo al mio villaggio, anche il canto degli uccelli si spegneva. Faceva freddo: un gelido vento soffiava incessantemente e ciò non fece che aumentare il mio stato d’ansia. Appena sorpassata la collina, capii a cosa era dovuta la mia sensazione: deserto, un deserto sterminato d’ossa!

Quello che una volta era il mio villaggio, ora era solo un cimitero. Doveva essere successo molto tempo addietro: ormai nemmeno i corvi volavano più sul villaggio, in cerca di carcasse da mangiare. La mia casa... franata e senza il tetto, delle ossa al suo interno: la mia famiglia!

Tra le lacrime dissi: ”Troppo tardi, sono arrivata tardi”.

Gli stemmi di Yrghan svolazzavano indisturbati. “Andiamo Miry, ormai non c’è più nulla da fare”

Detto questo, voltai le spalle alla desolazione, lasciando cadere le ultime lacrime.

La sera stava calando: ci fermammo in una radura ed iniziai a raccontare a Miry la mia storia.

”Sedici inverni fa, nacqui in questo villaggio. Mio padre era il fabbro più rinomato di tutta la zona; mia madre era una strega. Grazie all’unione delle loro arti, le spade che venivano forgiate erano indistruttibili.” Feci una pausa. “Avevo una sorella gemella, Kirie. Io ero il giorno, lei la notte. Nonostante questo, eravamo unite da un profondo legame. Mio padre ci donò le più belle spade che avesse mai plasmato: Dragonfire, simbolo del fuoco e Dragonwater, simbolo dell’acqua. Visti i poteri di mia madre, io e mia sorella non eravamo ben viste dai nostri coetanei. Sopportavamo molte ingiustizie e, sei anni fa, decisi di porre fine a questi soprusi. Solo a mia sorella rivelai che volevo andarmene: sentivo che la mia strada era un’altra ed avrei voluto che Kirie fosse al mio fianco. Lei non se la sentì di abbandonare la famiglia, così i nostri sentieri si divisero e da quel giorno non ho più avuto l’opportunità di incontrarla. Se solo quest’assurda guerra non fosse iniziata, forse lei sarebbe ancora viva!”

Miry mi abbracciò e rimanemmo in silenzio a lungo, io con i miei pensieri che vagavano per la mente.

Il giorno seguente la rugiada bagnava l’erba, il sole giocava con quei riflessi argentati. Avevamo già preparato i cavalli, quando un rumore insolito ci mise in guardia.

Vennero scoccate molte frecce ed un gruppo d’amazzoni con le insegne di Yrghan si avvicinò velocemente a noi due.

”Chi siete? Perché vi trovate qui?” la voce proveniva da un’amazzone alta, snella, con il viso coperto da un elmo.

Ci fu un’intesa di sguardi tra Mirygow e me; estraemmo le nostre spade e ci mettemmo in guardia, pronte a difenderci, mentre rispondevo: ”Amazzoni della Guardia Imperiale di Namir, al vostro servizio”.

Lo scontro ebbe subito inizio. Affondi, fendenti, alcune amazzoni furono ferite. L’amazzone che sembrava la comandante del gruppo si fermò davanti a me ed estrasse la sua spada.

“Ma quella…” Si gettò di colpo su di me, senza darmi il tempo di finire la frase ed affondò la lama nel mio braccio. La disarmai e la feci cadere. In un attimo ero sopra di lei e la lama della mia spada era puntata alla sua gola. Nell’impatto, l’elmo dell’amazzone scivolò via dalla sua testa ed una chioma di capelli corvini ricoprì il suo volto. Non ci eravamo mai guardate in viso e solo allora notai i suoi lineamenti: ”sorella..” sussurrai.

Lo stupore si dipinse sui nostri volti: non credevo che l’avrei mai rivista e riabbracciata! Per un momento, dimenticammo di appartenere a due casate nemiche e luminosi sorrisi si disegnarono sui nostri volti. Lo scontro s’interruppe: le amazzoni di Yrghan e Mirygow erano stupite nel vedere noi due, che un attimo prima lottavamo l’una contro l’altra, pronte alla morte, sorridere felici. Bastarono poche spiegazioni e la tregua s’impose tra noi.

Kirie accompagnò Miry e me al campo che avevano allestito provvisoriamente per pattugliare la zona. Mentre la osservavo camminare ed impartire ordini, notai che era cambiata: aveva un portamento fiero, elegante, nobile ed una forte aura la circondava. Ma quando i nostri sguardi s’intersecavano, capivo immediatamente che era sempre lei: mia sorella. Come previsto, non fummo accolte con molti consensi, ma Kirie riuscì ad assopire momentaneamente i rancori.

La zona dove le amazzoni di Yrghan si erano insediate aveva una buona visibilità, ma rimaneva nascosta dagli alberi. Querce, pioppi e pini rendevano l’aria fresca, mentre sterminati prati di non-ti-scordar-di-me e fiori di campo profumavano il cielo. Alcune rocce delimitavano un sentiero che conduceva ad un piccolo fiume. Lo scorrere dell’acqua allietava il meriggio, che giungeva alla sua fine, e per un momento credetti di essere tornata indietro nel tempo.

All’imbrunire, ci sedemmo attorno al fuoco e Kirie mi raccontò cosa accadde al villaggio: ”Una gelida sera di novembre, ormai all'imbrunire, notai che nel villaggio aleggiava uno stato di tensione particolare, ma non riuscivo a capire qual era la causa di ciò. La mamma sapeva che di lì a poco un intero villaggio e tante vite si sarebbero spente, così mi mandò al fiume e mi raccomandò di non tornare indietro, anche se avessi sentito rumori particolari. Poco dopo essere uscita dal villaggio, la battaglia iniziò: grida e fiamme si levarono al cielo mischiandosi ad un denso velo di fumo e nuvole. Incurante degli avvertimenti, tornai indietro, anche se a dodici anni una ragazzina può fare poco, potevo comunque contribuire. Arrivai tardi: l’esercito aveva distrutto ogni cosa. Mi nascosi accanto ad un salice piangente, non lontano dal villaggio: quel salice dove solevamo giocare da bambine. Non so quanto rimasi a piangere, avvoltar nello scialle e con la spada in mano, con la schiena appoggiata all’albero. Un’amazzone di Yrghan mi trovò e decise di insegnarmi ciò che sapeva riguardo alla battaglia. Grazie ai suoi insegnamenti, ho fatto carriera tra le schiere di Yrghan e comando questo gruppo di amazzoni. Non so chi distrusse il nostro villaggio: mi fu detto che erano Amazzoni Imperiali, anche se non credo che fosse possibile. Sono consapevole del fatto che tra Namir ed Yrghan si è aperta una guerra alimentata dai rancori dei ribelli e so che Yrghan ha commesso degli sbagli, ma ora ho troppe responsabilità; per sopravvivere, nel passato, ho dovuto accettare queste condizioni ed ora non posso venire meno ai miei doveri!” così la conversazione si concluse.

Anche lei aveva passato momenti difficili, ma nonostante tutto era riuscita a mantenere salde le sue idee ed a farsi rispettare.

Il giorno seguente, Kirie c’invitò nella sua tenda per concludere il discorso iniziato la sera precedente: ”Vi ho fatte chiamare perché ho bisogno del vostro aiuto. Noi tutte vorremmo che quest’inutile lotta fratricida finisse ed ho bisogno che voi proviate a spiegare alle mie amazzoni perché servite Namir e come si vive sotto il suo regno. Molte ragazze sono offuscate dalle parole d’odio di Yrghan ed anche io non conosco come si vive sotto il dominio dell’Imperatrice. Vorrei che provaste ad aprirci gli occhi, in modo da compiere il primo passo verso una liberazione pacifica dai dominii ingiusti.”.

“Kirie, io servo l’Imperatrice perché è qualcosa che sento nel mio cuore. Ogni essere umano commette sbagli, ma quando l’idea di un capo diventa la ragione di vita credo che sia difficile far scoprire nuovi orizzonti. Oltretutto potresti essere accusata di tradimento ed anche tu, oltre a noi, correresti dei seri rischi. Non voglio coinvolgere te e Miry in azioni pericolose: se tu rinneghi i principi di Yrghan, dovresti essere tu stessa a spiegare alle tue amazzoni il perché di tali scelte. Non ascolterebbero certo due nemiche - conclusi - Purtroppo io posso solo rimanere nell’ombra ed osservare”.

Per tutto il giorno, non incontrai più Kirie e le amazzoni di Yrghan non erano molto cordiali con me e con Mirygow. La mattina seguente, fu indetta una riunione, allestita velocemente.

“Credo che Kirie stia per parlare: spero che la malvagità di Yrghan non abbia occluso le menti di queste ragazze” mi disse Miry.

Così fu: molte amazzoni si unirono a Kirie, riconoscendo gli errori commessi in passato e la follia di queste battaglie. Ma altrettante si schierarono contro di lei, capitanate da un’amazzone con i capelli rossi ed il volto sfregiato: Shannon.

Il dibattito si fece acceso, ci furono molti accenni di rissa e la riunione durò fino a sera inoltrata. Kirie decise, di comune accordo con il gruppo a lei fedele, di lasciare l’accampamento per recarsi nelle terre dell’Imperatrice e fare domanda di arruolarsi tra le sue file. Ormai aveva preso la sua decisione ed io, amareggiata da un lato ma lieta dall’altro, pregustavo la ritrovata compagnia di una persona che era per me sorella e migliore amica.

Alle prime luci dell’alba, ci accingemmo a partire: i cavalli serrati nitrivano nervosamente e dalla loro bocca usciva un sottile vento biancastro, la rugiada si era cristallizzata sulle corolle chiuse dei fiori e sui fili d’erba, la temperatura era diminuita sensibilmente.

Non ci fu dato neanche il tempo di montare in sella che le amazzoni fedeli a Shannon ci attaccarono, cogliendoci di sorpresa. Le ragazze, che il giorno prima combattevano a fianco a fianco, ora si sfidavano in mortali duelli. Vidi la tristezza percorrere il volto di Kirie, ma lasciare subito il passo alla rabbia: la rabbia di non essere stata compresa e la rabbia di quest’attacco a tradimento.

Mentre combattevo contro un’amazzone, notai che Kirie aveva iniziato la lotta con Shannon: una lotta fino alla fine. La battaglia proseguiva: mia sorella e Shannon, noncuranti di ciò che le circondava, continuavano il duello con susseguirsi di ferite, colpi ed affondi. Con un braccio grondante di sangue, Kirie immobilizzò Shannon, ferendola alla gamba destra e rompendole un braccio. Ansimante di dolore, Shannon si accasciò su se stessa e Kirie ebbe pietà di lei: in fondo era un’amazzone che l’aveva seguita ed accompagnata in mille avventure!

Fu lo sbaglio più grande che potesse fare. Ebbi appena il tempo di mozzare la testa ad un’amazzone, che vidi la lama di un pugnale colpire la schiena di mia sorella.

“Kirie! Maledetta!” mi avventai di corsa su Shannon e la rabbia mi fece totalmente dimenticare quel senso di pietà che Kirie aveva: tagliai la gola di Shannon e lei esalò il suo ultimo respiro.

Corsi da mia sorella, estrassi il pugnale e la portai all’ombra di un albero, cercando di arrestare il sangue.

“Kirie, sorella. Non puoi lasciarmi ora che ti ho ritrovata, non ora” le disse tra le lacrime.

“Non piangere Alex: queste sono le conseguenze della mia indecisione. Se avessi scelto la strada dell’Imperatrice tempo addietro, forse le cose sarebbero andate diversamente. Non ritenere te stessa la causa di ciò: mantieni fede alla tua promessa e custodisci la spada che nostro padre mi donò. Non cercare vendetta, perché è un sentimento che deriva dall’odio e che non allevia nessun dolore. Abbi cura di te sorella” e la sua mano ricadde a terra con un sordo tonfo.

Mi asciugai le lacrime: avvolsi la sua spada nel mio mantello e portai il corpo di Kirie al salice. La sotterrai lì, sotto all’albero che tanto amava, vicino ai nostri ricordi e promisi a me stessa di proteggere le mie compagne e l’Imperatrice fino alla fine.

Tornai al luogo dello scontro: la battaglia era cessata ed i due gruppi, rimasti senza i relativi capi si sciolsero, lasciando Miry e me sole, di nuovo sole.

“Yrghan, pagherai anche per questo, non con la mia vendetta, ma con la giustizia dell’Imperatrice!”

Le miei parole volarono nel vento.

In sella ai nostri cavalli, ripartimmo alla volta delle nostre terre, facendo ritorno a ciò che ora era la mia casa.

La storia finisce qui: ora Yrghan è caduta e le terre di Cynerios hanno riconquistato la pace, sotto la guida di Namir. Tutte le volte in cui non sono sicura delle scelte che devo fare, tolgo il velo dalla spada di mia sorella ed osservo il dragone d’acqua: così percepisco che Kirie è vicino a me e che mi aiuta, per sempre.

Alexis
Amazzone Elfica
Bosco del Fuoco-che-Plasma - Karen's Wood