SORELLA DI SANGUE

di Hashepsowe Lunastella

Quella notte non riuscivo a dormire.

La mia cella al Tempio dei Sogni mi sembrava stretta e soffocante come mai prima di allora... eppure andava tutto bene... la pace era finalmente tornata a Cynerios ed i nemici di Namir parevano essere definitivamente sconfitti. Anche l'ultimo demone immondo era stato abbattuto, dopo che era uscito allo scoperto, durante quella terribile cerimonia di pace che avevo officiato su consiglio di Sir Atro. La mia ferita si era perfettamente rimarginata, così come le ferite di tutti coloro che mi erano stati compagni in quella tragica avventura. Eppure non riuscivo a dimenticare... sapevo che il colpo inferto alla mia anima era assai più profondo e difficile da guarire rispetto alla ferita fisica.

Sapevo che non ero più al sicuro ormai e che quell'ombra avrebbe potuto ridestarsi in qualunque momento, per riscuotere il credito di morte che aveva lasciato in sospeso nel mio cuore: ero come un condannato che non sa quando il boia verrà a strappargli la vita... sa solo che un giorno verrà, ma non quando e continua a languire, vegetando nella sua prigione, in attesa del momento in cui la scure fatale calerà sul suo capo!

Così mi sentivo e quella notte percepivo un indefinibile senso di attesa, come se qualcosa fosse in procinto di accadere!

Anche il mio gatto Ramses, unico compagno delle mie notti solitarie, era inquieto: miagolava agitando la coda e passeggiava nervosamente da una parte all'altra del mio corpo. Il morbido pelo mi sfiorava ora la guancia, ora il seno... poi si drizzò all'improvviso e le mie carezze non bastarono più a placare l'agitazione del felino, che prese a saltellare per la cella, pervaso da una strana frenesia. Non lo avevo mai visto in quello stato!

Forse stava accadendo qualcosa: l'istinto degli animali è molto più rapido delle nostre umane percezioni nel cogliere i segni del cambiamento che avvengono nello spazio circostante... Forse era meglio alzarsi e compiere un giro di perlustrazione... oramai ero sola nel Tempio dei Sogni: molte delle mie antiche consorelle erano perite nei terribili giorni della guerra ed altre non erano scampate al cataclisma che aveva fatto seguito alla restaurazione dell'Impero. Soltanto tre sacerdotesse erano rimaste a presidiare l'Antico culto degli dei e non era più possibile convivere tutte insieme nello stesso tempio perchè, ora più che mai, era necessario portare i poteri mistici laddove c'era bisogno di amore, conforto e guarigione. Le mie tre consorelle erano dunque dislocate lungo tutto il territorio di Cynerios per prestare la loro opera di servizio a tutti gli hordrangs, mentre io ero rimasta sola a presidiare il Tempio dei Sogni.

Presi l'acciarino e la pietra focaia dal ripiano pensile, che sovrastava il mio giaciglio, ed accesi la candela posta sul tavolino, accanto alla porta. Uscii nel corridoio, preceduta da Ramses che non aveva certo bisogno della tremula luce di un cero per vedere nell'oscurità. I miei passi riecheggiarono nella silenziosa Cintura degli Dei, nel Naos dell'A-scolto ed attraverso il peristilio esterno che confinava con le scuderie. Aprii la porta cigolante della stalla e vidi che tutto era tranquillo: l'unico suono era il sistematico biascicare di Shadow, intento a divorare la sua enorme razione quotidiana di paglia. Quella notte, non c'era nessun pellegrino ospite del Tempio ed il cavallo, desideroso di compagnia, nitrì festosamente quando mi vide entrare. Gli feci una rapida carezza ed attraversai la stalla, per poi uscirne dal lato opposto a quello da cui ero entrata.

Le stelle ammiccavano fredde e lontane nel cielo senza luna.

Percorsi in fretta il vialetto che portava al Giardino dei Ricordi, anch'esso immerso nel silenzio spettrale della notte. Sostai un momento davanti alla tomba sovrastata dal mantello e dall'elmo che recavano le insegne dei guerrieri. In quella tomba giaceva la sorella di Syon, che aveva voluto seppellirla in quel luogo di pace ed onorarla con le insegne del suo gruppo combattente. Non avevo fatto in tempo a conoscere quella donna: sapevo soltanto che era morta tra le braccia del fratello appena ritrovato, nella terribile Palude di Murghstaag. Rivolsi una preghiera a Larawen, affinchè concedesse pace allo spirito di quella povera infelice e protezione al guerriero, di cui non si erano più avute notizie dopo il cataclisma.

Proseguendo il mio giro di ispezione, imboccai il viottolo che conduceva alla Sacra Fonte della Dea. Mi fermai di colpo: c'era qualcuno!

Una figura incappucciata era inginocchiata sulla sponda del laghetto, con le mani immerse nel Sacro Elemento. Non percepivo alcun pericolo... al contrario, l'aura femminile era circonfusa di luce, come se si fosse trattato di una manifestazione della Dea stessa.

Quando mi avvicinai, lei senza voltarsi, mi parlò: "Ti aspettavo, Hashepsowe! Sapevo che saresti venuta!"

La sua voce era dolce e cristallina come il suono dell'acqua che sgorgava dalla sorgente.

"Chi sei? - chiesi - Non vuoi mostrarmi il tuo volto?"

"Ogni cosa a suo tempo, sacerdotessa! - rispose - Per ora preferisco che tu non mi veda ancora... sono venuta per guarirti, sorella... perché so che soltanto io posso farlo!"

"Ma io non sono malata - affermai diffidente - Ho subito molte ferite, questo è vero, ma sono ormai guarita!"

"Lo credi davvero Hashepsowe? O stai cercando di prendermi in giro? So bene che sei ferita nel più profondo dell'anima... lo so bene... e so che lo sai anche tu!"

"Nessuno può curare quella ferita, mia Signora... neanche la Dea che io servo!"

"Non la Dea, dici bene sorella... ma IO posso! Io posso perché sono padrona della tua anima, come e più della Dea... io posso perché conosco ogni singolo battito del tuo cuore. Io posso perché sono responsabile di preservare le vite di coloro che mi sono stati affidati. IO posso perché i vincoli del sangue sono più forti del potere degli Dei! Io posso perché mia madre ha voluto che tu diventassi mia Sorella di Sangue!"

"Ma... non è possibile - balbettai stupita - tu... tu sei... sei..."

"Non ha importanza adesso chi sono: ciò che adesso davvero importa è cancellare quell'ombra nera che fa sanguinare il tuo cuore... io so che tu sei buona e leale e voglio che tu la smetta di atteggiarti a vittima innocente e di farti del male da sola! So che molti hordrangs non amano i tuoi modi sinceri e diretti, ma devi smettere di credere che loro siano più importanti di te! L'impero ha bisogno innanzi tutto di Cuore per mantenersi integro ed unito.... e tu sei una delle persone che hanno più Cuore nella terra di Cynerios, e Korise lo sapeva! Per questo ti ho voluta nel posto che occupi... per questo sei diventata Somma Sacerdotessa... per questo ho sfidato il Consiglio delle Magistre accettando che Korise, mia madre, ti adottasse come Figlia di Sangue!"

"Ma allora non sapevo che Korise fosse tua madre - gridai piangendo - non sapevo quanto fosse grande l'Onore che mi veniva accordato... e soprattutto non sapevo che un giorno il mio passato avrebbe potuto danneggiare la tua persona!"

"Ti ho già detto che devi smetterla! Ma davvero ti credi tanto importante da poter danneggiare la MIA persona?? Ho combattuto da sola ed ho vinto! Ho vinto contro il veleno di Yrghan... sono sopravvissuta a tutto il male del mondo ed ero pronta a restituire la corona al Tribuno, ma il Popolo degli Hordrangs mi ha acclamata ancor più di prima, quando ha saputo chi ero! Sono stata per un momento donna comune, ma subito sono tornata ad essere Regina e nessuno potrà più farmi del male... nessuno, a meno che non dubiti del mio Amore, come ora tu stai facendo!"

"Amore? Tu non puoi davvero amare me - mi schermii ancora - tu sei l'Imperatrice ed io sono solo una straniera... Korise mi ha adottata, questo è vero: era una Grande Donna, Korise, e l'ho amata sinceramente... ma davvero tu non sei obbligata a riconoscermi come sorella!"

"Sciocca che non sei altro! La legge parla chiaro: chi viene adottato diviene, a tutti gli effetti, parente di tutti i parenti di chi lo adotta... ed erede in linea diretta, come qualsiasi altro Figlio di Sangue... ed IO ho voluto che quella legge fosse applicata! IO ti ho voluta al mio fianco! IO amo ogni singolo fiore di questa terra! IO amo ogni goccia di sangue che scorre nelle vene del più umile dei miei sudditi! La mia capacità di Amare è immensa: il mio stesso Potere è fondato sull'Amore... e come potrei NON amare proprio MIA SORELLA??"

Chinai la testa e non risposi. Ero commossa e singhiozzai in silenzio, ancora incredula di fronte a tanta superiorità d'Animo. La donna di fronte a me si alzò e si voltò, facendomi segno di avvicinarmi. Obbedii e mi inginocchiai ai suoi piedi, chiedendole perdono per aver dubitato. Lei mi costrinse a rialzarmi e con le mani versò sul mio capo e sul suo l'Acqua della Sacra Fonte.

Poi mi abbracciò, dicendo: "Con questo abbraccio, Hashepsowe, io ti guarisco: l'Acqua Sacra della Dea scorre su di noi come il sangue di nostra madre Korise nelle nostre vene! Tu sei mia sorella, Hashepsowe e non dimenticarlo mai più! Non deve importarti quello che la gente dice di te: sei mia sorella ed io ne sono fiera... cerca di esserlo anche tu!"

Contraccambiai finalmente il suo abbraccio e tutto l'Amore del mondo si riversò nel mio cuore: fui sommersa da ondate di Amore Universale così forti che al confronto l'Essenza Cosmica della Dea pareva dogmatica e distante!

Sentivo il palpito della nuova vita che stava germogliando nel grembo di mia sorella e piansi con lei di gioia. Piano piano, la ferita che ancora gravava sulla mia anima si sciolse in un sorriso.

Restammo così abbracciate fino a che la prima luce dell'aurora non sfumò di rosa le acque del laghetto.

Prima che si voltasse per andarsene, il cappuccio le scivolò sulle spalle, rivelando il suo volto: i nostri occhi si incontrarono per un istante, scambiandosi una muta promessa di reciproca lealtà... Quella donna era mia sorella: Namir, l'Imperatrice!

Hashepsowe Lunastella
Sacerdotessa dei Due Mondi
Tempio dei Sogni Nuovi - Valle dei Sogni