IL BAGATTO

di Ariel

Ci sono uomini, nascosti tra noi, che riescono a rendere la vita un'illusione degna d'essere vissuta.

Sono esseri speciali, benché imperfetti, come qualsiasi vivente che si rispetti. Celano, in se, il delicato equilibrio tra bene e male ed, in entrambe le arti, sono maestri sopraffini.

Quando le loro storie fanno il giro del mondo conosciuto, essi diventano, di bocca in bocca, con l'andar del tempo, sempre più "magici" e meno umani, fino ad essere confusi con il "piccolo popolo" o, addirittura, con entità "angeliche" e "demoniache". Sono creatori di fiabe, di leggende, che superano tempo e spazio, facendoli diventare immortali.

Eppure, questi "tessitori di sogni", giornalmente, passano inosservati, perché hanno un'apparenza comune. Niente, in loro, rivela la scintilla che brucia nell'anima e che appartiene alle divinità. Solo pochi eletti conoscono il vero titolo di queste figure, un nome semplice che l'uomo sa ma di cui ha perso l'originario significato.

Essi sono i "Bagatti", i giocolieri dell'infinito, il cui simbolo è un otto orizzontale e che furono immortalati negli arcani maggiori dei tarocchi, proprio nell'ottava carta. Il loro motto è, appunto, "Panta Rei"…

La storia che m'appresto a narrarvi ha, come protagonista, proprio un "Bagatto" ma molto, molto particolare, poiché egli era, inconsapevolmente, al servizio del "Fato" che diviene storia.

Tanto tempo fa, in una piccola cittadina nel cuore della rigogliosa Umbria, Narni, arrivò un bizzarro personaggio. Era un uomo dall'età indefinibile, sul volto vissuto si accendevano occhi ridenti e candidi di fanciullo, il suo riso, un ilare boato che, come un richiamo al cuore, invitava ad unirsi a lui.

Viveva d'espedienti, e si arrangiava come meglio poteva in quel feudo, purtroppo senza guida ed oggetto di disputa tra i signorotti dei paesi confinanti, bramosi ed avidi, nonché viscidi come faine.

Era, Narni, a quel tempo, solo un piccolo borgo di brava gente, lavoratori e ferventi cattolici, che, presto, presero a ben volere colui che girava per le strade vendendo sorrisi e buonumore, in tempi così cupi. Infatti, il nostro amico, che si presentava come Taddeus, per mettere qualcosa sotto i denti e non volendo truffare chi si prodigava nei suoi confronti, si era inventato il "mercato del buonumore", un commercio assai difficile ma che regalava ai poveri villici un raggio di sole in cambio di pane.

In poche parole, Taddeus si attaccava alla prima faccia scura che incontrava per strada di mattina, e non lo lasciava andare fin quando il "malcapitato" non scoppiava in una risata liberatoria che allontanava la nube e trasformava i problemi quotidiani in polvere, spazzata dal vento e da un colpo di mano, gran cosa in cambio di un piatto di minestra o un po’ di latte.

Egli non faceva alcuna distinzione di ceto, nobildonne o massaie, vispi fanciulli o canuti ottuagenari, Signorotti o Artigiani, chiunque fosse rabbuiato e triste, alla fine, si sarebbe ritrovato il singolare "mercante" alle calcagna e la sicurezza che, con la sua opera, la giornata avrebbe concretamente mutato il suo corso.

Un giorno, poco dopo l'ultima campana del Vespro, il nostro amico camminava per la strada che conduceva alla chiesa del paese, quando vide venirgli incontro, dalla direzione opposta, una figuretta scossa da dolorosi singhiozzi. La natura generosa di Taddeus l'indusse a fermarsi e, tra smorfie e giullarate, strappò un tenue sorriso alla giovane piangente, riuscendo anche a carpirle il segreto che tanto l'angustiava.

La Fanciulla raccontò d'essere la figlia di un Nobile avido, Signore di un borgo confinante che, per riuscire a prevalere sugli altri contendenti in lizza per il dominio di Narni, s'era alleato con un suo vicino, in cambio della reggenza sulla terra conquistata e la mano della ragazza.

Il confinante aveva accettato e, purtroppo, da lì a qualche giorno ella sarebbe convolata a "ingiuste" nozze.

Ma la nobile creatura rifiutava quel connubio impostole con l'alleato paterno, peraltro in odor di scomunica, sospettato d'aver assassinato la sua prima sposa, nipote del Cardinale di Perugia.

In Paese narravano che l'avesse strangolata nel sonno, mentre ella aspettava un bambino che il pazzo credeva di un presunto amante, in quanto egli era troppo vecchio per procreare, e ne avesse occultato il cadavere dentro la sua magione, spargendo la tendenziosa notizia di una fuga d'amore, onta lavata con il sangue, come legge permetteva a quel tempo.

Il Cardinale non aveva digerito l'infamante accusa che macchiava la sua nobile ascendenza e cercava le prove della follia per poterlo far cadere in bassa fortuna, disgraziatamente ancora senza riscontro, con scorno dell'alto prelato, al quale, in ogni caso, facevano anche gola, i vasti possedimenti dell'astuto nipote acquisito ed impunito reo.

Taddeus rimase colpito dalla storia della fanciulla e cercò una soluzione per salvare, con lei, anche l'amato villaggio da una cosi triste sorte. La mente del "Bagatto" iniziò una frenetica attività, la fanciulla aveva poco tempo a disposizione, l'indomani sarebbe partita alla volta della dimora del promesso, per i preparativi di rito della aborrita cerimonia.

Pensa e rimugina, finalmente Taddeus ebbe una buona idea. Disse alla giovane, che si chiamava Clarissa, di partire serenamente, ma appena giunta in loco, avrebbe dovuto fingersi malata e camminare nel sonno per indurre il futuro consorte a chiamare un cerusico, al resto avrebbe pensato lui.

Felice, Clarissa l'abbraccio e promise di seguire alla lettera il suo consiglio e, rasserenata, s'avviò verso la casa paterna.

Il piano di Taddeus era di facile esecuzione ed egli prese ad organizzarlo con l'aiuto dei suoi amici, e v'assicuro che, grazie al suo singolare commercio, il nostro amico ne aveva tantissimi.

Mandò a chiamare il più veloce messaggero del villaggio, e facendolo sbellicare dalle risa, gli impose di volare come il vento alla volta di Perugia e di recapitare al Cardinale una missiva.

In questa sua, Taddeus asseriva che, molto celermente, avrebbe fatto pervenire al Principe della Chiesa le prove che andava cercando per scomunicare il vedovo della Nipote, riabilitare il nome della povera defunta e riceverne l'eredità.

Fatto ciò, andò a trovare il Borgomastro e gli raccontò il piano svelatogli da Clarissa, ben sapendo che il brav'uomo conosceva la sinistra fama che accompagnava la figura del feudatario, possibile futuro reggente.

Il Borgomastro capì l'urgenza e la gravità del fatto e volendo salvare "capra e cavoli" assicurò a Taddeus tutto il suo appoggio.

Gli procurò un saio monastico al vicino convento benedettino ed attese lo svolgersi degli eventi. Frattanto il messaggero aveva recapitato il messaggio al Cardinale che, volendo essere sicuro d'ottenere ciò che bramava da tempo, aveva richiamato agli ordini un Giovane cavaliere d'alto lignaggio affinché rappresentasse la sua persona presso quel piccolo luogo di disputa, accodandolo all'ambasciatore.

Così Taddeus si ritrovò a dover pensare anche al giovane, facendolo travestire a sua volta da apprendista e seco conducendolo quando arrivò la chiamata dal castello.

>p class=capolettera>Fu introdotto alla presenza del castellano che gli spiegò il problema della futura sposa, guardando con occhio ferino la maschia avvenenza dell'apprendista, senza notare, invece lo sguardo indagatore del falso monaco cerusico.

Quando Clarissa fu portata in presenza del simulato "Benedettino", il cuore le balzò in petto dalla gioia, non l'aveva dunque abbandonata!

Notò anche il giovane che l'accompagnava, il cui nome era Olindo, ed il tremito che la invase avvalorò la preoccupazione del futuro consorte, che scambiò l'emozione per un ulteriore sintomo del male.

Taddeus, approfittando della disattenzione dei presenti nei suoi confronti, scrutava ogni angolo su cui il vigile bulbo potesse posarsi, cercando qualsivoglia indizio che potesse avvalorare la verità sul presunto omicidio.

Essendosi fatto raccontare dal Borgomastro l'accaduto, che aveva avuto eco in tutta l'Umbria, visto l'alta genealogia della defunta, Taddeus aveva appreso particolari molto utili, come l'assenza del cadavere dei due presunti fuggiaschi, nota che avvalorava la raccapricciante ipotesi di una tumulazione non ortodossa come quella vociferata.

Forte di queste certezze, e confidando nella sua buona stella, il nostro Furbo Giullare chiese di poter restare solo con la paziente.

Il Signorotto, infastidito, ebbe da ridire sulla presenza dell'Apprendista, secondo lui troppo giovane perché fosse un buon fraticello ed un ancor miglior cerusico.

Taddeus obbiettò, adducendo la vocazione provata del giovane e la sua assoluta correttezza e competenza in campo medico ed erboristico, mostrando la possanza del suo fisico come dono di Dio per alleviare le fatiche del suo anziano maestro, voleva forse mettere in dubbio l'integrità del suo sottoposto e, di conseguenza, di tutto l'ordine?

Il dilemma pose fine alla tenzone verbale, il Feudatario, nonostante il disappunto, acconsentì di lasciare le stanze della sua promessa, conscio di non voler essere causa di disturbo per la Chiesa, che già sapeva tenerlo d'occhio.

Appena la porta si richiuse alle spalle dell'uomo, Clarissa corse ad abbracciare tremante i suoi salvatori, spiegando loro d'aver vissuto notti d'incubo da quando aveva appreso dalla servitù a chi fossero appartenute quelle mura prima di lei e cosa vi fosse avvenuto.

Taddeus osservava i due giovani e capì cos'era accaduto in quei pochi istanti. Sorridendo paternamente ad entrambi, lasciò che si conoscessero meglio mentre egli cercava di risolvere un problema per volta.

Prese a setacciare tutte le stanze, alla ricerca di quel qualcosa che avrebbe gettato il corpo del reo in prigione e la sua anima perversa e nera nel buio eterno.

Guardò tutti gli angoli, esaminò ogni granello di polvere, ma non riusciva a trovare ciò che cercava.

Alla fine, esausto ed innervosito dallo sguardo apprensivo dei suoi protetti, alzò gli occhi al cielo, chiedendo un segno che lo indirizzasse verso la verità.

Le preghiere degli angeli sono le preferite dal Signore, che presentò il suo aiuto sotto forma di un gattino color miele in fuga dalle fauci dei mastini che giravano liberi per il maniero.

L'impaurita bestiola, correndo come indemoniata, sotto lo sguardo stupito dei presenti, si era rifugiata in una crepa tra le pietre, accanto alla colonna sinistra del talamo nuziale.

Quando, rinfrancato e sicuro, n'era sbucato fuori, tra gli artigli, si erano impigliati dei frammenti di lino, del tipo preferito tra le nobildonne per confezionarsi i capi destinati al sonno.

Con un balzo, Taddeus si era sincerato dell'impressione, afferrando l'animale e raccogliendone il fortuito bottino.

Appurato ciò, si era precipitato verso il muro e, maltrattenendo il riso di trionfo che gli si formava in gola, aveva preso ad auscultare il muro, come se fosse il cuore stesso della povera vittima.

Preso da frenesia, richiamò a se i due giovani e chiese al cavaliere di aprire una breccia con la sua spada. Il Giovane eseguì, raccapricciato all'idea di quello che poteva celarsi dietro i massi.

Il dubbio lasciò presto il posto all'orrore quando, caduta la pietra, si svelò agli occhi dei presenti una rinsecchita mano femminile che portava ancora al dito la fede matrimoniale e l'anello con lo stemma di famiglia.

A tale vista, Clarissa non resse, cacciò un urlo e svenne.

Quell'infelice gesto richiamò l'attenzione del Padrone di casa che si precipitò, con i suoi armigeri nelle stanze, scoprendo così la farsa atta a smascherarlo.

La malvagità del suo sguardo non gelò il coraggio d'Olindo che, oltre alla sua riuscita nella missione affidatagli dal Cardinale, adesso aveva un'altra buona ragione per voler vincere il ribaldo, così, armato di spada, fede e coraggio, s'apprestò a confrontarsi, da solo, contro tutti.

Fortunatamente, poco prima di avviarsi al maniero, Taddeus, uomo accorto e prudente, aveva affidato incarico al Borgomastro di radunare quanti più uomini potesse e di mettersi in marcia, alfine di poterlo aiutare qualora fosse stato scoperto il piano.

Il Borgomastro aveva fatto anche meglio!

Aveva inviato il messo nuovamente presso il Cardinale, chiedendo rinforzi, certo che, se Taddeus aveva fatto ridere Maresco il muto, allora sarebbe riuscito anche a smascherare il vile assassino.

Quando giunsero i rinforzi, Olindo si confrontava, ormai allo stremo, sorretto solo dalla sua volontà, contro il marrano, mentre Taddeus, dopo aver adagiato Clarissa, ancora priva di conoscenza, lontano dalle schermaglie, cercava, disarmato, di tener testa alla masnada d'accoliti che tentavano di colpire l'onesto avversario del loro lercio Signore.

I cittadini di Narni, unitamente al drappello del Cardinale, riuscirono a catturare il vile assassino prima che compisse un'altra nefandezza, per condurlo innanzi all'Alto Prelato che, comprendendo la gravità dell'accaduto, era personalmente giunto sul luogo.

Appurata l'autenticità della prova contro l'acquisito nipote, Il Principe della chiesa, soddisfatto, volle premiare l'uomo che aveva risolto l'arcano, riuscendo dove altri avevano fallito.

Taddeus non chiese nulla per sé, ma ottenne la mano di Clarissa per Olindo ed il Feudo di Narni, base d'aspre dispute, che in ogni caso aveva bisogno di una guida, in regalo per i due giovani sposi, sicuro che l'avrebbero saggiamente governato, come accadde.

Ed il nostro "Bagatto"?

Riprese le vie del mondo, portando la sua rara "mercanzia" ed aiuto in altri luoghi bisognosi di sole e speranza, assumendo mille nomi e fisionomie diverse e continuando a tessere sogni per gli uomini che, dal cielo, si aspetteranno sempre qualcosa.

Ariel
Daimon
Montagna Sperduta