LA GRANDE BATTAGLIA

di BlackAngel Tsepesh

La storia ha inizio in un freddissimo inverno di moltissimi anni fa. Tra fiorentini e aretini avvenne una delle più cruente battaglie, la battaglia che portò alla morte di molti innocenti, piena di sangue e di odio che si concluse con la vittoria dei fiorentini e, da parte degli aretini con una terribile perdita: il bellissimo capo dell’esercito, Alessandro degli Ubaldini, venne ucciso, trafitto dalla spada del conte Guido Della Gherardesca.

A distanza di poche ore dalla fine della battaglia, nel castello dei Gherardesca, il conte Guido e i suoi amici erano intenti a conversare, mentre la bellissima contessa Isabò, moglie del conte Guido, ricamava accanto alla balia ascoltando i discorsi del suo amato. Il conte raccontava le sue intrepide avventure vantandosi di non aver paura di nulla, neppure della morte.

Ascoltando questi discorsi, uno degli amici propose al conte una scommessa: se fosse riuscito a fare venti giri in groppa al suo cavallo a mezzanotte, con una fiaccola in mano, sul Pian di Campaldino, dove si era appena svolta la battaglia, avrebbe avuto in dono l’armatura del principe Alessandro degli Ubaldini, ormai defunto. Il conte, senza ripensamenti, accettò subito per dimostrare che non aveva paura ma anche per ottenere quell’armatura dal valore inestimabile.

La povera contessa Isabò, avendo ascoltato la conversazione, si buttò ai piedi del suo sposo e l’implorò di non fare una cosa tanto pericolosa. Le preghiere però non valsero a nulla perché il conte ormai aveva già dato la propria parola.

Così la notte seguente, allo scoccare della mezzanotte, in groppa al suo destriero il conte Guido si diresse verso il luogo dove era avvenuto lo scontro.

Cominciò a fare il primo giro, ma già al secondo sentì grida di aiuto che lo invocavano; il conte era spaventatissimo, ma non aveva intenzione di abbandonare la sfida e proseguì. Si sentiva chiamare, a volte anche sfiorare; intanto i compagni contavano i giri fatti e che ormai erano quasi venti. Al ventesimo giro il Conte si fermò improvvisamente e davanti a lui vide un uomo vestito di bianco che gli disse: "Conte Guido come ti permetti di calpestare i corpi di questi poveri innocenti che già hanno la sventura di non avere degna sepoltura,e sono invece costretti a marcire in mezzo alle intemperie?"

"E tu chi sei che mi parli con tanta arroganza? "

"Io non sono più, fui Alessandro degli Ubaldini, principe e capitano dell’esercito degli aretini."

"E che vuoi da me messer degli Ubaldini?"

"Non molto, conte Guido, solo un pezzo di terra che copra le mie ossa.

"Dove sono esse?"

"Laggiù in quel fossato, ma prima devi toglier via una montagna di cadaveri e sotto a tutti vi è il mio, lo riconoscerai da un anello d’argento, regalatomi da mia madre, con l’immagine della vergine Maria."

"Troverò il tuo corpo"

In un batter d’occhio il fantasma scomparve e il conte tornò al castello.

La moglie Isabò lo accolse domandandogli cosa avesse visto, ma lui le rispose brevemente: "Nulla mia cara, solo poveri corpi"

Il conte sistemò l’armatura nella sala delle armi, e si mise a dormire, ma appena chiuse gli occhi gli apparve di nuovo il defunto che gli disse: "Ricordatevi della promessa che avete fatto, dovrete seppellire il mio corpo" poi scomparve. La mattina seguente il Conte si levò molto presto per cercare di risolvere la faccenda in poco tempo. Così si vestì, prese il suo cavallo e si diresse sul Pian di Campaldino. Una volta giunto, senza perder tempo, iniziò la sua ricerca e grazie alle indicazioni del fantasma, sotto una grande montagna di cadaveri maleodoranti, trovò un corpo con al dito un anello prezioso, e capì quindi che si trattava di certo di quello di Alessandro. Prese il corpo, fece una buca e ve lo ripose, riempì la buca e, con un sospiro di sollievo, vi conficcò una croce fatta con due rami secchi, infine disse: "Che tu sia benedetto principe e che la tua anima riposi in pace".

La notte stessa, con il cuore tranquillo, il conte andò a dormire, ma, quando chiuse gli occhi, gli apparve nuovamente lo spirito che stavolta gli disse: "Il mio corpo giace alle intemperie, poiché hanno cercato di profanare la mia tomba, ma per mia fortuna il mio anello è salvo, ora dovete seppellire il mio corpo, mantenete la promessa."

Il povero conte era preoccupato, si sedette sul letto e cominciò a pensare, quando bussarono alla porta :

"Chi è?"

"Sono vostra moglie Isabò, posso entrare?"

"Entrate pure."

"Mio caro sposo sono giorni che vi vedo pallido, c’è qualcosa che vi turba?

"No nulla, solo un po' di stanchezza. Andate pure a coricarvi e non vi preoccupate per me!"

Ma Isabò, che non si dava per vinta, l’indomani chiamò il medico al castello per far visitare il suo sposo.

"Le condizioni di suo marito sono gravi, ha la febbre molto alta e suda freddo, ma non so cosa dirle per farlo guarire, possiamo solo affidarci al destino." disse il medico.

La povera Isabò era molto addolorata, ma una notte, vegliando accanto al marito lo sentì delirare e comprese tutto quello che era successo. Così, vedendo il marito in quelle condizioni, capì che doveva mantenere lei la promessa fatta al fantasma. L’indomani andò sul Pian di Campaldino con la speranza di riconoscere il cadavere di Alessandro. Isabò, vedendo quei corpi abbandonati e senza un po' di terra che li coprisse, n’ebbe tanta pena, ma allo stesso tempo provò anche tanto timore. Mentre camminava tra quei corpi fetidi, le ginocchia le tremavano e il suo cuore batteva all’impazzata. Giunta sul luogo indicato dal marito, davanti a lei vide una montagna di cadaveri, si chinò a terra e con le sue candide mani li spostò, corpo dopo corpo, fino a riconoscere quello del principe. Guardò quel corpo straziato dal tempo che passava e dalla battaglia, socchiuse gli occhi e pregò per lui. Poi prese la pala che aveva portato con sé e cominciò a scavare. Scavò per ore ed ore, alla fine gettò la pala lontano e con tutta la sua forza prese il corpo e lo ripose all’interno della fossa. Chiuse la buca e pregò ancora per lui, poi lentamente si avviò verso il cavallo. L’indomani avrebbe fatto benedire quella tomba da un vescovo. Stanca e ancora piena di paura, giunse al castello dove suo marito era in condizioni pessime. La notte Isabò restò accanto al marito e gli disse che lei aveva mantenuto la promessa per amor suo. Quella stessa notte Isabò pregò a lungo per il marito, affinché potesse guarire. Poi, con le mani congiunte, si addormentò e nel sonno le apparve il principe Alessandro che la ringraziò dicendole che la medicina che avrebbe fatto guarire il suo sposo si trovava all’interno dell’ anello. La dama fece allora bere il contenuto dell’anello disciolto nell’acqua al marito, che, in breve tempo, si ristabilì. Quando fu in grado di rialzarsi, il Conte fece costruire una chiesa in onore del principe Alessandro, inoltre gli costruì anche una bellissima tomba d’oro zecchino dove finalmente potesse riposare in pace.

Blackangel Tsepesh
Vampira Oscura
Castello dei Morti Viventi - Antro delle Anime di un Tempo