L'EREDE DI MYSTRAVEN

di Kronall

Capitolo 1

Brenno Mystraven sedeva pensieroso davanti al camino acceso, gli occhi spenti riflettevano il bagliore delle fiamme, e la mano nervosa stringeva convulsamente il bracciolo della sedia in legno. Brenno Mystraven, in momenti come quello, quando fuori i vecchi pini ondeggiavano al vento e sul cielo si stendeva una patina grigio cupo, se ne stava immobile nel salone del suo maniero rivivendo il passato anno per anno.

Contemplava il ritratto della moglie defunta, coi suoi lunghi capelli corvini e gli occhi grigi, quasi assenti, senza personalità, che lo osservavano in continuazione. Non sopportava quello sguardo indifferente. Avrebbe volentieri bruciato quella tela, se non fosse che a sua figlia Jalantha piaceva molto. Sua moglie era un capitolo ormai chiuso, e quasi ringraziava gli dei che se l'erano portata via, ma Jalantha. Ogni volta che parlava con lei si sentiva quasi in dovere di fare tutto quel che diceva. Ma Jalantha era sensibilissima, e non approfittava mai di questo fatto: soffriva ancora per la perdita della madre.

I pensieri di Brenno vennero interrotti da un suono talmente lieve da sembrare parte del silenzio che regnava nella sala.

- Jalantha - disse il vecchio, quando ebbe riconosciuto la figuretta minuta della figlia che poggiava il piede sull'ultimo gradino della scala che scendeva dal piano superiore al salone.

- Padre... -

Jalantha era vestita con una tunica da notte color turchese, ricamata coi colori del sole. I capelli neri erano liberi, selvaggi., in netto contrasto con la cute pallida e immacolata. Gli occhi invece erano di uno spento colore grigiastro, e il viso in se trasmetteva una sensazione di completa tranquillità, come se la ragazza fosse indifferente a tutto, persino alle numerose guerre e disgrazie che allora stravolgevano quel reame.

- Che fai ancora alzata a quest'ora della notte ? Dovresti dormire, mia cara, domani ti aspetta una giornata faticosa e... -

- Non ho sonno padre, perdonatemi - Brenno non avrebbe mai tollerato di venire interrotto mentre parlava, ma in quel caso gli sembrò quasi naturale non inquietarsi.

- Figlia mia, domani , come stavo appunto dicendoti prima, conoscerai il tuo futuro sposo. Vuoi che ti veda stanca e deperita come un fiore appassito ? -

La fanciulla accennò appena un sorriso. - Voglio controllare come sta Baldas... aveva un brutto gonfiore ad una zampa, forse causato dalla lunga cavalcata di oggi. I terreni di Lord Severick sono brulli e maltenuti e... - venne interrotta da un grugnito del vecchio.

- Jalantha ! Ti avevo proibito di avventurarti più lontano del vecchio mulino !! Perché mi hai disobbedito di nuovo ? -

- Perché non conosco il motivo di tanta diffidenza nei confronti dei nobili vicini: che vi hanno fatto di male ? -

Lui, Brenno Mystraven, sapeva. Ma non voleva rovinare la felicità di sua figlia rivelandole che nutriva seri dubbi sull'alleanza coi due nobili i cui terreni confinavano col suo. Severick Holdenkampf era un guerrafondaio e voleva il suo terreno da molto tempo. Aveva fatto delle offerte in passato, ma ora, in un modo o nell'altro, avrebbe voluto impadronirsene a tutti i costi. Brenno sapeva da fonti attendibili che Severick stava preparando il suo esercito, anche se non immaginava lontanamente per quale motivo volesse cosi' tanto appropriarsi dei suoi territori.
Con l'altro nobile, quello a est dei suoi possedimenti, la faccenda era diversa, ma portava sempre alla solita conclusione: guerra. Si trattava di problemi "economici", legati al fatto che tra i possedimenti di Brenno , il caso volle, vi era una strada particolarmente frequentata (soprattutto da mercanti e pellegrini) , il che giustificava un pedaggio da far pagare. Considerando l'alta affluenza di persone che transitavano lungo la strada, tra l'altro divenuta maggiore di anno in anno, il profitto ricavato dal pedaggio era un più che buon motivo per spargere del sangue e prendere possesso del territorio.
Anche in questo caso, Brenno aveva indizi sicuri su un'altro possibile nemico: oltre a Severick, anche Rieltar voleva quindi farlo a pezzi.

L'esercito di Brenno, che non era mai stato uno dei meglio addestrati del reame, non avrebbe potuto farcela contro entrambi gli antagonisti... cosi' Brenno era dovuto ricorrere ad uno stratagemma.

- Jalantha... parleremo di questo un'altra volta. Ti permetto di accedere alle stalle, ma solo per poco tempo: dopodichè voglio che tu torni immediatamente alle tue stanze.

- Non voglio darvi altri dispiaceri, padre, restero' il tanto che basta ad assicurarmi che il mio cavallo stia bene. Contento ? -

Per tutta risposta il vecchio si alzo' e l'abbraccio' forte. Non l'aveva fatto perché era sua figlia, o perché mosso da affetto... invece sentiva un'attrazione irresistibile verso quella figura snella e filiforme che gli stava dinanzi. A volte si spaventava nel pensare, anche solo lontanamente, di essersi innamorato di... sua figlia. Per fortuna la fanciulla non poteva leggere nella mente del padre... ricambiò l'abbraccio con un bacio, e se ne ando', leggera e soave come se camminasse nell'aria.

Quando la porta della sala si richiuse, il vecchio si alzo' di scatto, come fosse parte di un riflesso automatico. Sali' le scale, e si fermò all'inizio del corridoio dove si affacciavano le porte di numerose stanze... una delle quali era quella di sua figlia. Davanti a quella, una fanciulla biancovestita stava ritta come un giovane alberello rigoglioso. Alla penombra, Brenno riconobbe il colore leggermente bluastro della pelle e la sottile chioma dorata, che scivolava dolcemente sulle spalle come l'acqua che scivola giù da un pendio di montagna.

Lei, Nimè, veniva da un reame del nord, ed era l'ancella prediletta della figlia.

- Sapevo che saresti venuto da Nimè, mio signore.... - parlo', e a Brenno parve come se il vento stesso avesse deciso di conversare con gli uomini. Si era giaciuto con moltre altre giovani in passato: contadine, ancelle, persino bambine e giovanetti, per lui non faceva differenza. Doveva solo soddisfare il demone lussurioso che albergava in lui, il sesso era divenuto ormai necessario come cibo e acqua... era routine quotidiana. Doveva anche variare il menu' ogni tanto. E Nimè era un piatto di prima scelta. Non aveva mai provato tanto piacere come quando giaceva con lei, forse perché non era originaria del suo regno. Brenno adorava le diversità.

Cosi' la prese per un braccio e la porto' all'interno della stanza della figlia, senza fiatare. Poi il demone prese il sopravvento.

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