MAIRHEN DEL TRONCO CAVO, OVVERO LA LEGGENDA DEL NOCE DI ASHUUR

di Ariel

Chi può dire dove finisce una storia ed inizia una leggenda? Mille voci sussurrano, portate dal vento, dalle stelle, dalla Luna, dalla notte complice... Orecchie d'uomini ed animali spesso percepiscono, ma non comprendono...

Quando capiscono i richiami dell'anima, allora, in quello stesso istante, nasce

il sogno... E dall'incanto suscitato si accendono i barlumi di mito...

Ci fu un tempo lontano, nelle terre del Nord, che s'iniziò a vociferare di una donna che viveva nell'angolo più remoto della profonda foresta che ne delimitava i confini...

All'inizio fu un sussurro di brezza, erano in pochi a parlarne, quasi di nascosto, timorosi d'esser considerati visionari... Ma presto i sussurri si trasformarono in pavidi borbottii, finché il venticello non divenne un pettegolo e superstizioso temporale...

Si diceva ch'ella portasse il nome di Mairhèn, e che vivesse nel tronco di un noce... Addirittura s'asseriva, con sicurezza, che fosse figlia di quell'antico albero e ch'esso l'avesse generata per avere occhi per guardare e bocca per parlare in sua vece presso il mondo oltre la foresta...

Così, per le nordiche lande, ella divenne "Mairhèn del Tronco Cavo"... La figura della giovane, che furtivamente s'aggirava, accompagnata solo da un cucciolo di lupo, per le radure ombrose e si nutriva di ciò che le regalava la natura, senza nulla chiedere e pretendere, incuteva riverenza e paura...

Quella stessa apprensione che si riserva a ciò che non si comprende...

Si credeva fosse dotata d'arcani poteri, doni del ligneo padre, nonché mae-stra nelle lingue d'ogni fiera e flora esistente, così che nulla potesse coglierla impreparata in quella che, per tutti, era la sua dimora...

Parlava alla pioggia, giocava con i cuccioli, rideva con il vento e viveva lontana dagli uomini, ma, d'ognuno, conosceva il cuore al primo sguardo...

Molti, nel vederla, fuggivano tremebondi e quei pochi che, impavidi, ad ella s'accostavano rimanevano come sotto un influsso fatato, che li rendeva del tutto assenti alle voglie terrene...

Un giorno, Gerser Whitoutgrave, il Borgomastro del villaggio di Harawendel, il più vicino ai confini e quindi alla foresta, disse alla sua sposa che andava a caccia nel folto del fogliame.

Non menzionò la preda prescelta, ma ne aveva chiara la forma, nei pensieri viscidi... Quest'uomo, gretto e meschino, conosceva benissimo le dicerie sulla giovane del bosco e suo malsano desiderio era porre le turpi mani, che tante fanciulle avevano macchiato nonostante fosse ammogliato, sulla leggenda che rifuggiva la sua autorità...

Sapeva bene che la gente del suo villaggio non vedeva di buon occhio quella figura sfuggente, anzi la temevano come se fosse pari ad una divinità...

Il suo potere sarebbe cresciuto enormemente se avesse potuto portare la prova che Mairhèn era solo un'altra preda con cui saziare le sue voglie, quindi umana ed indifesa...

Ed una volta tanto, i suoi compaesani l'avrebbero acclamato apertamente, invece di disprezzarlo in segreto...

Quindi, di buon mattino, con in spalla arco e frecce ed una bisaccia, si mise in cammino con quel segreto, orribile, desiderio...

Passarono molte ore, ma benché camminasse nei luoghi più ombrosi e scrutasse ovunque, di Mairhèn non trovava alcuna traccia...

Ormai s'era giunti all'imbrunire, quand'ecco che qualcosa, presso una piccola pozza, immersa in una fresca radura, attirò l'attenzione di Gerser...

Una delicata figura, simile alle silfidi, signore delle storie narrate in inverno davanti al fuoco ai tempi della sua infantile e perduta innocenza, rideva sommessa, mentre volteggiava lieve con un lembo di bruma ed un raggio di sole morente...

Passato il primo stupore, l'abbietto si rese subito conto di chi fosse... Era Mairhèn, ignara d'essere spiata...

Non era bella, ma il pulviscolo dorato le creava un alone di luce attorno ai capelli castani, mossi dal vento, e la sua risata cristallina si spandeva come il gorgoglio dell'acqua poco distante, invogliando chi ascoltasse a bere dalle sue labbra il nettare dell'esistenza...

Gerser, scrutandola, nascosto tra le siepi, sentì crescere la voglia di possedere e prosciugare tutte le regalie divine nascoste nelle forme della donna, compresa la vita...

Si fece largo tra le foglie e, come esperto cacciatore di cerve qual'era, si mise in attesa del momento propizio per balzarle addosso...

Appena Mairhèn s'avvicino presso la pozza per cercare un pò di refrigerio dopo la danza, gli diede le spalle e fu sul punto d'essere perduta...

L'uomo sbucò fuori dal suo nascondiglio e le saltò addosso, strappandole le misere vesti e tappandole la bocca per impedirle di gridare...

Ma non aveva fatto i conti con il cucciolo di lupo, compagno ed amico... La giovane fiera, colta da presentimento, percorse la strada velocemente, tra le sterpaglie del sottobosco, giungendo appena in tempo per salvare la sua compagna d'infanzia e fame...

Con un salto, fu addosso all'usurpatore e gli strinse le zanne attorno al collo, ben deciso a sentire il sapore del sangue nemico... Mairhèn, approfittandone, corse verso il Noce cavo ed ivi si nascose, protetta dal rassicurante, paterno scudo, ligneo e benevolo...

Attese, trepidante, il giungere del suo amico Lupo che, purtroppo, non era uscito illeso dallo scontro... Arrivò, infine, zoppicante e ferito da un profondo squarcio nel petto...

Ma il Truce l'aveva seguito, scoprendo così ove si celasse l'oggetto desiderato...

Non potendo introdursi nel tronco cavo, che, come per una malia, lo respingeva, Gerser decise, allora, d'assediare la donna... Si sedette ghignante su di una pietra dinanzi alla cavità ed attese di poter compiere il misfatto che si era prefisso, sicuro che le ferite inferte all'animale l'avrebbero presto condotto agl'inferi, impedendogli così di salvaguardare l'onore e la vita della sua protetta...

Intanto, Mairhèn, cercò come poteva di curare le ferite del Cucciolo, che lei chiamava Ashuur, ma, resasi conto di quanto debole fosse, decise d'uscire dal rifugio per cercare quelle erbe che avrebbero potuto guarirlo, ben sapendo cosa avrebbe trovato...

Aveva letto l'orrore nel cuore del suo assalitore, ma non poteva abbandonare l'amico... La notte era ormai scesa... La foresta presaga, attendeva silente il passaggio del fato...

Gerser s'era appisolato, così Mairhèn riuscì a sgattaiolare fuori senza essere vista...

Ma, al suo ritorno, un ramo secco, traditore, richiamò l'attenzione del malfattore, destandolo... Stavolta, nessuno poté salvare Mairhèn dall'atroce destino...

La foresta pianse l'abuso con un sinistro e cupo roboare ventoso, mentre l'infame godeva del suo obbrobrioso trionfo, lasciando esanime la giovane dilaniata nelle viscere e nell'anima...

Una così ignominiosa vittoria non poteva restare impunita... Un tuono scosse la terra dal suo interno... Lunghe, scure radici affiorarono dall'umida coltre...

Gerser rimase attonito di fronte a quello spettacolo e fu solo quando sentì i rizomi stringersi intorno alle sue caviglie e salire verso la gola già ferita, che capì d'onde giungesse l'ira che lo stava soffocando, giudice ultimo della barbarie appena compiuta...

Il Padre reclamava l'innocenza filiale defraudata con abominevole brutalità... Quando Mairhèn riprese i sensi e aprì gli occhi, il cadavere di Gerser penzolava come straccio dal ramo più alto del Noce, esposto al ludibrio della giustizia e delle intemperie…

"Padre mio... - mormorò la giovane in lacrime, appoggiando la guancia al ruvido tronco - che avete fatto? Così avete decretato la vostra fine e la mia..."

Un vento leggero, come una carezza, fu la risposta...

Mairhèn entrò nel tronco cavo, curò Ashuur ed attese gli eventi, ch'ella ben conosceva... Per tal motivo non s'era mai fatta avvicinare da nessuno...

Nella piazza del paese, intanto, un gruppo di uomini si stava radunando per iniziare le ricerche del Borgomastro, scomparso ormai da giorni.

Nessuno, in verità, aveva una gran voglia di cercare colui che tante figlie e mogli aveva disonorato, anzi, pensavano che stesse appunto compiendo un'altra impresa di cui vantarsi...

Lo stupore li colse quando, in piena piazza, dinnanzi al chiarore delle torce, pronte per la spedizione, un'ombra oscura assunse i contorni di un'enorme Corvo Imperale che depositò ai loro piedi ciò che restava delle spoglie mortali di Gerser Whitoutgrave, Borgomastro e stupratore, per poi librarsi in volo e sparire nella notte...

Si fece cerchio intorno al morto e si scoprì tra i capelli una foglia di Noce…

"E' stata quella strega! Quella che vive nel tronco del Noce... - urlò una voce isterica - E' stata lei ad uccidere mio marito! Voglio giustizia... AL ROGO LA STREGA!!!"

Spesso timore e riverenza assumono con facilità i connotati di paura e superstizione, così la spedizione, nata per l'uomo, divenne Corte punitiva ed insindacabile...

Mairhèn, sentendo prossima la sua fine, chiamò presso di se il convalescente Lupo e gli affidò tre piccole noci...

"Va, Ashuur, mio giovane amico... - gli sussurrò, abbracciandolo stretto - questi frutti sono tutto ciò che resterà del Padre mio e di me su questa terra, dopo stanotte... Portali in un luogo sicuro... Un giorno, forse, qualcuno saprà la verità... Vegliane la crescita... e ricordami..."

Obbediente, seppur a malincuore, Ashuur s'allontanò velocemente, mentre le lacrime annebbiavano l'acuto suo sguardo...

Mairhèn fu catturata dai Villani inferociti, il noce fu abbattuto e, con il suo legno, fu preparato il rogo dove la figlia perì, accusata di stregoneria, oltre che d'assassinio...

L'ultima cosa che il Lupo vide fu la nera cortina, simbolo della cecità degli umani.... Con il cuore oppresso dalla disperazione, Ashuur vagò, cercando un luogo dove poter esaudire il compito affidatogli dall'amica... Errò per giorni, finché, stremato, giunse in una valle, coperta da prati verdi...

Rimirò quel luogo di pace, lontano dalla crudeltà appena vissuta, se ne compiacque e prese la sua decisione... Scavò una profonda buca e vi adagiò il prezioso lascito, ormai unica testimonianza dell'esistenza di Mairhèn del Tronco Cavo e del di lei Padre...

Il tempo passò, Ashuur divenne vecchio, mentre i frutti germogliavano e si facevano alti e forti... Per non venire meno al compito, non aveva mai preso compagna ed era rimasto fedele alla sua missione, ma adesso che sentiva l'avvicendarsi dell'eterno riposo, si rammaricava di non aver nessuno che occupasse il suo posto...

Una notte di fortunale, sotto le giovani fronde che ospitavano il vecchio Lupo, venne a trovar riparo un uomo... Portava addosso degli strani tatuaggi azzurri che lo indicavano come Sacerdote...

Ashuur fu pronto a difendere i giovani alberi, ma con sua grande sorpresa scoprì che il misterioso ospite non solo era innocuo, ma riusciva anche a capire il suo idioma, proprio come faceva, un tempo adesso lontano, l'indimenticata Mairhèn... Felice di poter raccontare la sua storia ed il suo rimpianto, il vecchio Lupo conversò con lo sconosciuto tutta la notte ed alle prime luci dell'alba, stanco ma stranamente sereno, esalò l'ultimo respiro al sole nascente, lasciando il suo corpo a nutrire ciò che aveva amorosamente vegliato, come estremo dono...

Quello strano Sacerdote altri non era altri che Fenrir, il Dio Lupo, il quale, commosso dal racconto, unificò i tre virgulti in uno solo, a rappresentanza dell'abnegazione di Ashuur, del sacrificio di Mairhèn e della giustizia del Noce...

Poi, non pago, sparse il suo seme sulla nuda terra fertile della valle, da ciò nacque una stirpe di Lupi regali, forti, fieri e fedeli che, presso il maestoso vegetale, s'insediarono e tutt'ora ve ne vivono discendenti, perpetuanti la tradizione dei guardiani...

Gli uomini battezzarono l'albero "Noce d'Ashuur" in ricordo della vicenda e ne fecero luogo sacro…

Ancor oggi, in quelle terre, i giovani che desiderano divenire guerrieri, appendono ai rami di quel Secolare Gigante una sfera di cristallo, affinché la loro mente sia trasparente, sgombra da crucci, perplessità e miserie umane, e quindi pronta a comprendere appieno il significato delle parole che hanno creato i fili di questa trama epica: ABNEGAZIONE, SACRIFICIO, GIUSTIZIA, AMORE E TOLLERANZA.

Ariel
Daimon
Montagna Sperduta