OUR LADY OF THE WOODS

di Finn McCoul

Era sempre vissuta là, in quella radura in mezzo al bosco di querce dove solamente in estate penetrava furtivo qualche raggio di sole... non si era mai spostata per lunghi periodi: certo, amava scorazzare per tutta la valle nelle notti propizie, ma erano solo attimi pur se ricordati con piacevolezza nei lunghi momenti passati da sola a pensare in quel luogo. Se ne stava sempre là, semplicemente osservando le stagioni susseguirsi senza alcuna fretta. Assaporava lo scorrere del tempo e non si chiedeva dove quel ciclo infinito l'avrebbe portata.

Le sue ancestrali abitudini non cambiavano quasi mai: solo le stagioni avevano il potere di modificarle.

L'Autunno la faceva sentire particolarmente viva: si appollaiava sulla grande pietra, ai margini del bosco, e osservava i lunghi crepuscoli tra i rami tinteggiati di rosso. Ascoltava le voci e i rumori della foresta affievolirsi pian piano per prepararsi al silenzio totale... sentiva la superficie della terra raffreddarsi e coprirsi di rosse e brune foglie per non morire di freddo... scrutava l'energia degli alberi ritirarsi verso le radici e penetrare nelle profondità dell'umida Terra...

Qui si spostava tutta la vita durante il freddo, buio, ma dolce Inverno.

L'Inverno trasformava la Terra in una culla e la vita in un lungo sonno pieno di sogni... esso era in grado di potenziare lo spirito, che, ora come non mai, era in grado di muoversi libero e privo di qualsiasi condizionamento esterno. Ogni inverno era una crescita di consapevolezza... ogni inverno portava con sé nuove chiavi per aprire nuove porte.

E la Primavera mostrava tutto sotto una nuova luce: un sensuale tepore invitava l'energia a risalire verso la superficie dalla profondità della Terra. Ed ella stessa ritornava a sentire la necessità di uscire dalla calda alcova sotterranea. Risaliva il tronco degli alberi e appoggiata sui rami amava sentire la nuova energia muoversi sotto la corteccia. Il Sole diventava di nuovo dolce e amabile, inondando le cime degli alberi e stringendo il bosco in un abbraccio senza fine... e tutto ricominciava a popolarsi di suoni e voci. Era difficile prestare attenzione a una soltanto di quelle infinite conversazioni perché tutto era immerso in un unico brusio di vita. Eppure si poteva apprendere così tanto... ascoltando, semplicemente... in silenzio. Ogni angolo di bosco era un universo colmo di impulsi vitali.

E tutto aumentava di intensità con l'arrivo dell'Estate. Ogni essere risplendeva dell'energia che viene dalla bellezza... la luminosità e la vita erano così intense da provocare stanchezza... e ogni creatura aspettava così la splendida notte estiva: fresca, pura, splendente e fascinosa. Ella amava passare le notti d'estate danzando nella radura dal crepuscolo all'alba, senza stancarsi mai, insieme con tutti gli spiriti e gli esseri del bosco.

Nelle lunghe notti di estasi, il tempo perdeva significato e tutto assumeva l'aspetto unitario dell'energia pura.

Ma presto l'Autunno raffreddava questa energia e il bosco ritornava ad essere più calmo e tranquillo.

Il vecchio cerchio si chiudeva.

Un nuovo ciclo si apriva.

Guardandosi riflessa sull'acqua delle pozze autunnali, si vedeva cambiare.anche lei: come tutto ciò che la circondava. La sua luce diminuiva sempre più di intensità e i crepuscoli più luminosi erano in grado di offuscarla. Non sapeva per quanti altri cicli avrebbe potuto sentire di esistere. Ma non aveva paura. La sua ancestrale memoria le rendeva possibile percepire tutto ciò come qualcosa di naturale, ovvio e non doloroso. Tutto ciò che poteva provocarle un po' di tristezza era la malinconia che di tanto in tanto sfiorava il suo spirito intento a spostarsi tra gli alberi di quercia. Era un sottile senso di impotenza, che per qualche istante le rendeva difficile partecipare alla vita del bosco.

Ma quell'istante terminava ben presto con una notte stellata, con una pioggia scrosciante o con un cielo luminoso.

Raramente incontrava i suoi simili al di fuori delle notti rituali.

Non erano più tanti in quella valle... ed erano così restii ad allontanarsi dai propri Sidhe, dai quali ormai dipendevano completamente... ormai erano divenuti fissi come alberi e come loro si lasciavano trasportare dal vento.

Solo quando l'energia aumentava fino a divenire onnipresente potevano staccarsi dalle loro radici e spostarsi lungo gli scuri pendii della valle... ma erano rari momenti, sempre più rari.

Nella sua radura tutto si ripeteva, ma ogni istante era sempre diverso dal precedente.

A volte le piaceva osservare gli esseri umani.

Il suo popolo le aveva insegnato a diffidare delle persone. Ma le rare volte in cui una di esse passava per il piccolo sentiero che tagliava la radura, le piaceva comunque scrutare e ascoltare... per la maggior parte, essi erano ciechi e sordi: procedevano speditamente, come se chiusi in un mondo a parte, senza riuscire a vedere nulla, né a sentire niente di ciò che li circondava. Non capiva come tutto ciò fosse possibile... non capiva come potessero non vedere l'energia che stava loro attorno, né come potessero essere incapaci di sentire i sussurri degli alberi e del vento... onnipresenti. Non si stupiva neppure più del fatto che nessun essere umano la vedesse, nemmeno in primavera, quando in mezzo alla luce splendente risaliva i tronchi degli alberi. Qualche umano riusciva ad elevarsi ad un livello lievemente superiore: dall'espressione meditabonda, dallo sguardo penetrante, dal passo lento e rispettoso, capiva che forse anche loro potevano percepire qualcosa dell'immenso mondo in cui erano immersi... era forse solo un bagliore nell'oscurità totale, ma bastava per farle immaginare un'ipotetica e mai raggiunta possibilità di contatto. Ormai riconosceva l'aspetto di coloro che più spesso passavano nella radura. A volte gli umani non passavano da soli e allora le piaceva ascoltare le loro conversazioni. Quei discorsi, portati avanti con quello strano linguaggio vocale che riusciva a tradurre solo in modo così rozzo, o la complessità dei pensieri.

Era solo una delle tante stranezze umane.

Dai tanti pensieri captati, aveva capito che ogni persona era molto diversa dalle altre, ma tutte erano accomunate da alcune caratteristiche: tutti gli esseri umani erano pieni di dubbi e nessuno aveva un'idea chiara sull'esistenza e sull'universo. Molti di loro non si ponevano nemmeno il problema. E poi essi avevano la strana tendenza a ricercare la soluzione ad ogni dubbio nell'avvicinamento a qualcun altro simile a loro... senza distinzione, la paura più grande che aveva letto nelle loro menti era la solitudine: inizialmente non aveva compreso bene il significato di questa strana idea... poi era riuscita a decifrarne gli aspetti essenziali, ma non capiva il perché della paura... il perché della negatività a cui era associata quell'idea. In fondo, la solitudine umana era qualcosa di molto simile alla sua vita.. perché temerla?!

La solitudine era lei stessa in fondo.

Forse che gli uomini avrebbero avuto timore di lei, se l'avessero potuta conoscere?! Il problema non sussisteva. Quell'incontro era impossibile ora e forse lo sarebbe stato per l'eternità, salvo radicali cambiamenti nel genere umano. Ma ormai quegli esseri erano arrivati a un tale livello di dissociazione dal mondo che nemmeno il loro concetto di tempo era rimasto inalterato... era davvero incredibile!

Ma agli umani pensava raramente: erano solo fugaci ombre, proiettate saltuariamente su uno sfondo di luce.

Pensava di più a se stessa ed alla sua condizione. Mentre le stagioni e i cicli si susseguivano senza sosta, si accorgeva di stare invecchiando in un qualche modo... stava perdendo la sua energia vitale.

Nulla è eterno, lo sapeva bene.

Persino il tempo muore e si dilegua come una candela arsa.

Quell'Estate si sentiva particolarmente debole. Era come se, nella piena stagione della luce, sentisse la strana necessità di penetrare sotto le radici degli alberi per essere partecipe del tepore della terra tipico della stagione invernale.

Sul finire dell'Estate, le acque quasi non riflettevano più la sua immagine. La forza del vento le pareva aumentare di giorno in giorno: capiva che forse era la sua stessa forza a scemare pian piano Una sera d'Autunno, mentre era distesa sulla sua pietra ascoltando le creature del bosco intonare una dolce ode in attesa del crepuscolo, percepì qualcosa di strano, di insolito: un essere umano, che prima non aveva notato, stava cercando di cantare quella stessa melodia, quasi ne percepisse qualche nota. Egli era seduto su una pietra accanto alla sua: ne seguì lo sguardo... sembrava essere diretto proprio su di lei... sulla sua fatiscente figura fatata.

Si stupì.

Si senti davvero osservata da quegli occhi penetranti, anche se solo per un istante... forse qualcosa stava cambiando.

Forse la Consapevolezza si stava espandendo anche nel mondo umano.

Forse stava iniziando una nuova era: il vento ne aveva parlato.

Ma per lei ormai era tardi!

Finn McCoul
Apprendista Druido
Rowan's Walk - Karen's Wood