LA LEGGENDA DI YODAR L'INCONTENTABILE

di Hashepsowe Lunastella

Yodar era un bambino fortunato: suo padre era il re di un paese, di là dal mare, dove tutti si volevano bene e vivevano in pace ed armonia. Il sovrano era saggio ed onesto ed amministrava con lungimiranza le sostanze del regno.

Yodar crebbe senza alcuna privazione: tutti i giocattoli che desiderava erano suoi, le persone che aveva intorno erano sempre sorridenti e gentili e nulla gli era negato.

Il re volle che anche le conoscenze del ragazzo fossero profonde e smisurate come gli abissi del mare e chiamò Saggi e Maghi da tutti gli angoli della terra per curare la sua istruzione. Yodar imparava velocemente ed era sempre curioso di imparare cose nuove, ma spesso finiva per annoiarsi, a furia di sentirsi ripetere sempre le stesse cose che credeva di conoscere già a menadito. Quando raggiunse la maggiore età, il re avrebbe voluto che il giovane lo aiutasse nelle faccende di Stato, in modo da potergli succedere gradualmente alla guida del paese. Ma l'animo del ragazzo era cupo ed inquieto. I suoi occhi sfioravano tutto, senza vedere nulla. Passava ore ed ore in cima alla torre di guardia, con lo sguardo fisso all'orizzonte.

Un giorno, andò dal padre e gli disse che voleva partire.

“Padre, - disse - il nostro paese è meraviglioso, ma se io dovessi rimanervi per sempre, perderei tutto ciò che il resto del mondo ha da offrirmi e non completerò mai veramente la mia istruzione!”

Il re non voleva lasciarlo andare ma, di fronte a quest'argomentazione, non poté trattenerlo e seppure a malincuore, accettò di separarsi dal figlio adorato, certo in cuor suo che non lo avrebbe mai più rivisto.

Yodar navigò sul Grande Mare e dopo molti giorni raggiunse una terra prodigiosa, dove i raggi del sole, dardeggiando abbaglianti, traevano lame di fuoco vivo dai tetti di una città tutta d'oro. Scese a terra meravigliato e, in quel momento, era certo di avere trovato ciò che cercava.

Gli abitanti della città d'oro, vedendolo così bello e riccamente vestito, lo credettero un dio venuto dal mare e lo accolsero festanti. Il vecchio capo del villaggio gli andò incontro e si prostrò ai suoi piedi, consegnandogli le chiavi del Palazzo ed offrendogli sua figlia in sposa. Yodar accettò lusingato moglie ed onori e così divenne il Capo Supremo della città d'oro.

Per qualche tempo andò tutto a meraviglia ed il giovane sovrano governò saggiamente, come aveva appreso da suo padre. Nobili e plebei facevano a gara per accaparrarsi il suo favore ed ogni suo più piccolo desiderio, foss'anche il più assurdo, diventava immediatamente legge. Le ricchezze della città sembravano inesauribili e, finché durò quello stato di grazia, nessuno ebbe mai a lagnarsi perché tutti avevano il loro bravo tornaconto.

Ma l'estate precede sempre l'autunno ed anche i campi più fertili, talvolta, danno magri raccolti. I ministri informarono prontamente Yodar della carestia che incombeva sulla città, ma il sovrano, sordo ad ogni richiamo, continuò ad ostentare il consueto lusso, mentre i sudditi stringevano la cinghia.

Le cose andarono, come prevedibile, di male in peggio. Nessun provvedimento fu preso per evitare il dilagare della carestia e presto la gente cominciò a deperire, ad ammalarsi ed a morire.

Ma, a Palazzo, non cambiò nulla: i nobili partecipavano ai sontuosi banchetti del Sovrano, mentre il popolo, pur essendo alla fame, continuava a dover pagare le tasse. Yodar non voleva neanche sentir parlare dei problemi. Ciò che lo disturbava, semplicemente non doveva esistere e tutto continuò a svolgersi secondo i suoi desideri.

La stessa regina, sua sposa, tentò invano di fargli comprendere la gravità della situazione.

“Il dovere dei sudditi è quello di pagare le tasse per mantenere lo Stato – fu la secca risposta di Yodar – Ora, dal momento che io rappresento appunto il Potere dello Stato, è giusto che tutto vada avanti come sempre, qualunque cosa succeda.”

La rivolta scoppiò quando un povero contadino, che non aveva di che pagare la decima, fu percosso a morte dalle guardie. Yodar diede ordine di schiacciare e reprimere la popolazione ribelle ma, nonostante il bagno di sangue, la gente continuò a sollevarsi contro il tiranno, che, dal canto suo, era convinto di essere dalla parte della ragione.
Fu allora che la regina prese le distanze da quel marito, che pure aveva amato, e si unì ai rivoltosi. Con l’aiuto di alcuni nobili, parimenti disgustati dall’arroganza del Sovrano, i ribelli riuscirono a mettere insieme un esercito ben organizzato ed armato e presero d’assalto il Palazzo.

La battaglia fu breve e terminò con la disfatta totale di Yodar. La regina, portata in trionfo dai cittadini, divenne il nuovo Capo Supremo della città d'oro. La vita di Yodar fu risparmiata grazie alla pietà della regina, che era stata sua sposa, ma nessuno volle più vederlo e fu deciso di lasciarlo in balia delle onde burrascose del Grande Mare, su una piccola barca malandata.

Una settimana dopo, su una costa molto distante dalla Città d’Oro, il figlio minore di una numerosa famiglia di pescatori, scese alla spiaggia in cerca di conchiglie e vi trovò il corpo lacero ed inanimato di Yodar. Miracolosamente era ancora vivo, anche se non ricordava nulla della sua passata esistenza.

I pescatori, pur essendo poveri, erano molto generosi e, senza alcun indugio, curarono Yodar e divisero con lui lo scarso cibo che avevano, senza fare domande e senza chiedergli nulla in cambio.

Quando si fu ristabilito, la memoria del passato riaffiorò nella mente del giovane, che ora provava vergogna per le sue riprovevoli azioni. I pescatori continuavano ad ospitarlo, senza porgli domande.

“Forse ho trovato il posto giusto per me – pensava Yodar - Questa gente semplice mi ha accolto bene e nessuno mi ha fatto domande… potrei restare qui con loro ad imparare la loro strana saggezza!”

In realtà, Yodar era molto colpito dalla generosità dei pescatori nei suoi confronti: in fondo, per loro, era uno sconosciuto e, per di più, malridotto e senza denaro. Nessuno, da nessuna parte, prima di allora, gli aveva mai insegnato la grande lezione della solidarietà e della condivisione.

Al villaggio, accolsero con gioia la sua decisione di restare: ormai, tutti lo consideravano come uno di famiglia e furono felici di spiegargli tutto quello che c'era da sapere sui pesci e sul mare.

Yodar era felice di quella nuova esistenza e gli sembrava di non essere mai stato così libero e spensierato. I pescatori non gli domandavano niente del suo passato e rispettavano i suoi malumori e cupi silenzi, come se fossero la cosa più naturale del mondo. Quel ragazzo taciturno e misantropo era per loro un amico e non avevano bisogno di sapere nient’altro.

Poco a poco, Yodar ritrovò anche il sorriso: al villaggio, c’era una ragazza molto graziosa che gli faceva gli occhi dolci ed era bello, dopo tanto tempo, poter godere di nuovo della compagnia di una donna.

Si sposarono e costruirono la loro capanna accanto a quella dei genitori della ragazza.

Nel frattempo, Yodar era diventato un pescatore molto abile e la giovane moglie lo guardava adorante e si faceva in quattro per servirlo. Molti uomini ora gli domandavano consiglio ed il suo parere era tenuto in gran considerazione anche dagli anziani del villaggio.

Ed ecco che, anche in quell’angolo sperduto di mondo, vennero a ricrearsi i consueti schemi di vita che avevano sempre portato Yodar a non accontentarsi di ciò che aveva ed a cercare di raggiungere qualcosa che non poteva possedere.

Viziato e coccolato da tutti, Yodar ritrovò la grinta di un tempo, e con essa la prepotenza e l'arroganza.

La prima a farne le spese fu la sua sposa, che si ritrovò a fargli praticamente da schiava, senza mai ottenere da lui una parola gentile o un sorriso.

Poi cominciarono le liti tra gli altri uomini e questo non era mai accaduto prima dell’arrivo di Yodar. Era lui stesso che, con il suo atteggiamento, fomentava sospetti e maldicenze fra quella gente semplice. Fortunatamente, erano tutti amici e fino a che anche Yodar fu convinto di questo, le discussioni vennero superate con un sorriso ed un boccale di birra.

Di tanto in tanto, un grande veliero approdava al largo e due misteriosi individui scendevano a terra e venivano a rifornirsi al villaggio. Solo Yodar aveva riconosciuto le loro insegne: molti Maghi erano stati suoi precettori, durante gli anni dell'adolescenza; la loro lingua segreta faceva ancora parte del suo bagaglio di conoscenze. Una volta, si era accostato ad essi, nella taverna, e li aveva salutati nel loro idioma, domandando poi da dove venivano. Il Mago più alto lo aveva squadrato da capo a piedi, con occhi acuti e penetranti; gli aveva detto che venivano dall'Isola Perduta; poi aveva contraccambiato il saluto e si era allontanato.

Per molti mesi, dopo la partenza del veliero, Yodar continuò a provare una strana malinconia; era quella stessa nostalgia inafferrabile che lo aveva fatto fuggire dalla casa della sua infanzia; era il desiderio di qualcosa che non c'è, la ricerca del perfetto, dell'assoluto, della conoscenza di tutto lo scibile umano ed eterno!

In quei giorni, non riusciva neanche più a pescare. Non parlava con nessuno e girovagava con lo sguardo allucinato. Quando gli amici lo incontravano, lo scrutavano preoccupati e si allontanavano scuotendo il capo, senza domandargli nulla. Muto ed assorto, lui vagava sulla spiaggia con lo sguardo perso in direzione del mare.

Poi, così com'era giunta, la buriana passò e Yodar tornò ad essere quello di sempre. La vita riprese il suo normale corso e, ancora una volta, Yodar ritrovò la grinta, il sorriso... e naturalmente la prepotenza.

Venne un'altra estate, ed un altro autunno, e ancora l'inverno portò burrasche e temporali.

Pioveva ormai da una settimana e nessuno aveva più calato la barca in mare. Le provviste scarseggiavano e si prevedevano grossi problemi al villaggio, se il tempo non migliorava.

“Non mi importa ciò che pensate – disse allora Yodar, caparbio ed ostinato come sempre – Abbiamo bisogno di viveri freschi e come faremo se non abbiamo pesce da vendere al mercato? Io questa notte esco a pescare, mare o non mare… e chi ha un po’ di fegato, mi segua!”

Un’accesa discussione fece seguito alle sue parole, ma, alla fine, alcuni uomini, spinti dalla necessità, decisero di seguire il suo esempio.

Quella notte, la pioggia sferzava implacabile le fragili imbarcazioni; i lampi rischiaravano a tratti i volti duri dei pescatori, concentrati nello sforzo di issare le reti, contro il mare, contro il vento, contro il tempo.

La pesca fu comunque abbondante ma, quando le barche furono pronte al ritorno, un'onda più violenta delle altre sommerse la barca di Yodar. Il giovane fu tratto in salvo per miracolo, prima che fosse troppo tardi, ma la sua barca andò perduta.

Yodar non si lasciò abbattere dall’avversa sfortuna e il giorno dopo era già di nuovo davanti alla spiaggia a costruirsi una nuova barca.

Ma, quando la nuova imbarcazione fu pronta, cominciarono le stranezze.

Yodar cominciò a passare ore ed ore a lustrare la chiglia, usciva solo quando il mare era assolutamente immobile e rientrava dopo dieci minuti, senza aver neanche gettato le reti. I rapporti con gli altri si ridussero allo stretto indispensabile: ora Yodar evitava ogni contatto con i pescatori e se incontrava qualcuno faccia a faccia, grugniva una specie di saluto e tirava dritto.

Poi tornò il veliero e Yodar scomparve.

Dopo tre giorni, si presentò alla moglie e le comunicò di essere in procinto di partire per l'Isola Perduta insieme ai Maghi.

“Non sono mai stato uno di loro… – le disse – Ho voluto crederlo, ma adesso non hanno più nulla da insegnarmi e nessuno di loro mi può dare ciò che cerco. E poi, da quando ho perso la barca, non sto più bene in mare e non mi fido più di loro: è colpa loro se ho perso la barca… sì… colpa loro e di tutte le loro chiacchiere superstiziose!”

La donna lo guardò dritto negli occhi, senza batter ciglio e senza parlare.

Yodar le sfiorò il volto con una carezza, che giungeva unica ed isolata dopo mesi di assoluta mancanza di tenerezza.

Poi con voce quasi dolce, soggiunse: “Tu forse sei diversa. Se vuoi, puoi venire con me e continuare a essere mia moglie!”

Ma la donna scosse tristemente la testa.

"No, Yodar, io non verrò! - rispose – Non credo che mi mancherà ciò che non mi hai mai dato. Ora ti conosco e so che ciò che tu brami non è ciò che tu chiami conoscenza perfetta, ma la viziosa smania di un bambino viziato che rompe tutti i suoi giocattoli per vedere cosa c’è dentro, salvo poi piangere perché non c’era dentro ciò che sperava di trovarci. Ora pensi di poter trovare te stesso sull’Isola Perduta, ma io non credo che davvero esista un luogo capace di darti ciò che cerchi. A nulla può valere la magia dell’Isola Perduta, se continui a rompere i giocattoli, senza mai accettare che le cose che ci stanno dentro possono essere diverse da come tu le vorresti. L’acqua non sarà mai fuoco, neppure se raggiungi il fondo del mare e la terra non sarà mai aria neppure se la scavi fino al centro. Cerchi la conoscenza perfetta? Ebbene, prova allora ad apprendere la lezione che hai sempre avuto davanti e non hai mai voluto guardare: l’importante è saper accettare la vera sostanza delle cose! Buona Fortuna, Yodar, addio!”

E la donna uscì dalla stanza, senza più voltarsi indietro.

Yodar partì con i Maghi e nessuno lo ha mai più rivisto da allora. Chissà se è riuscito davvero a trovare la sua Isola Perduta!

Hashepsowe Lunastella
Sacerdotessa dei Due Mondi
Tempio dei Sogni Nuovi - Valle dei Sogni