COME NACQUE LA GUERRA

di Hashepsowe Lunastella

Era il tempo in cui gli uomini vivevano liberi e selvaggi, senza un preciso ordinamento sociale. Il territorio era così vasto e ricco di risorse che c'era posto per tutti. La proprietà non esisteva, perché la terra era di tutti e tutti potevano da essa trarre nutrimento e ristoro. Le città ancora non erano state inventate e gli uomini vivevano in piccoli nuclei tribali, spostandosi da un luogo all'altro, a seconda della stagione. Nessuno possedeva più di ciò che gli serviva e nessuno avrebbe mai pensato di impadronirsi di ciò che era patrimonio di tutti. Chi arrivava in un posto che gli piaceva poteva fermarsi a viverci per tutto il tempo che desiderava, senza dover rendere conto di questo a nessuno. I fiumi erano pescosi, i boschi ricchi di frutti e selvaggina e la terra era fertile ed ubertosa.
Non era una vita facile, come sempre avviene quando l'uomo si confronta con le Forze della Natura, ma il cibo ed un riparo non mancavano a nessuno!

Poi venne il tempo in cui alcuni uomini, forse stanchi di spostarsi continuamente, decisero di insediarsi lungo le sponde dei fiumi.
Nacquero così i primi nuclei abitati.

Presto, gli uomini che si erano sistemati in questi piccoli centri impararono a coltivare la terra ed allevare alcune specie di animali, per avere sempre riserve di cibo fresco a portata di mano.

Ora, si sa che la vita del contadino è faticosa, poiché Antheas, seppur generosa, non dispensa mai i suoi favori a chi non è capace di conquistarli, coltivandola ogni giorno con amore e pazienza. Ma due braccia e due mani, per quanto robuste, erano poca cosa di fronte all'immensità della natura, laddove il lavoro congiunto di più persone poteva facilmente raggiungere gli obiettivi desiderati.

Così avvenne che un nucleo di uomini realizzò che era assai vantaggioso lavorare tutti insieme per uno scopo comune e che, se si organizzavano bene, potevano godere tutti di immensi vantaggi.

Così nacque il primo villaggio vero e proprio, che venne chiamato Hamy, dal nome del membro della tribù più anziano.

Sorsero le prime capanne di paglia e fango, per riparare genti e provviste dalla pioggia, dal caldo e dal freddo e, con esse, i primi recinti, per proteggere il raccolto ed impedire agli animali allevati di fuggire.

La tribù di Hamy divenne assai prospera: alcuni anziani morirono, ma molti bimbi nacquero ed il cerchio della vita proseguì, apparentemente immutabile nei secoli.

Un giorno, due stranieri giunsero in quella lingua di terra e furono assai stupiti nel vedere le case, i campi coltivati ed i recinti degli animali.

Amal e Thailch erano fratelli e mai avevano visto niente di simile, nelle loro migrazioni lungo il continente. Eppure quel luogo era sicuramente quello di cui raccontava loro il padre quando erano bambini: la riva del fiume, tanta selvaggina ed abbondanza di pesce, terra verde ed alberi dai molti frutti . Quello era il posto di cui avevano tanto sognato: il sito che avevano deciso di esplorare nel loro Viaggio della maggior età.

Il Viaggio era stato lungo e faticoso ed i due fratelli, ora che la meta pareva raggiunta, desideravano soltanto rifocillarsi e riposare. Rimandarono quindi al giorno dopo l'esplorazione delle strane abitazioni che scorgevano in lontananza e si accamparono sulle rive del fiume. Poi, prelevarono un capretto dal recinto, lo uccisero ed accesero un bel fuoco per arrostirne le carni. Per loro era assolutamente normale dato che il concetto di proprietà era totalmente estraneo alla loro natura.

Un giovane pastore del villaggio aveva però visto tutto e corse ad informare Hasuf, l'Anziano, che subito accorse, portando con se i due figli, il maschio Hasuran e la femmina Numaar, affinchè assistessero all'incontro.

I due fratelli mangiavano di gusto il loro capretto, quando il vecchio Hasuf giunse all'accampamento in riva al fiume.

"Che gli Dei benedicano il vostro cibo, stranieri... - furono le prime parole del vegliardo - Comprendete la mia lingua?"

Thailch si ripulì la bocca con il dorso della mano e con un sorriso invitò il vecchio a sedersi accanto al fuoco, mentre Amal osservava con diffidenza il terzetto dei nuovi arrivati.

"Comprendo la tua parlata, fratello... - disse Thailch - siedi accanto al fuoco con noi. L'ospite è sacro, nel nome degli Dei. Volete condividere il cibo con noi?"

Hasuf rifiutò scuotendo il capo, ma sedette accanto ad Amal, mentre Hasuran e Numaar rimanevano in piedi alle sue spalle.

"Stranieri siate i benvenuti nel villaggio di Hamy! - riprese il vecchio - Capisco che venite in pace e non vi biasimo per ciò che avete fatto, ma è mio dovere informarvi che il capretto che state mangiando proviene in realtà dal nostro allevamento. Beh... lo considereremo un dono di buon arrivo da parte della nostra gente!"

"Come puoi parlare così vecchio? - intervenne bruscamente Amal – Noi stessi abbiamo liberato lo spirito di questo fratello a quattro zampe, che ha sacrificato le sue carni per il nostro nutrimento. Come puoi dire che questo figlio della terra apparteneva al tuo popolo? Forse che non siamo tutti ugualmente padroni di noi stessi e figli di Antheas la Generosa?"

"Bada a come parli, straniero... - si interpose Hasuran, impugnando il suo coltello di selce - Non ti permetterò di avere questo tono con mio padre!"

Ma Hasuf lo fermò: "Pace, figlio mio. Pace! Non desidero alimentare l'odio, quando con il dialogo ci si può intendere. Vedi amico... - aggiunse poi rivolto ad Amal - ciò che tu dici è giusto, ed indubbiamente tutti noi siamo figli di Antheas la Generosa, però, da molti anni, il mio popolo vive su questa terra e tutto ciò che vedi stato costruito con il sudore della fronte dei nostri padri e dei nostri nonni; ecco perché, in qualche modo, lo consideriamo nostro di diritto: nulla sarebbe così, come tu ora lo vedi, se non ci fosse stato qualcuno, che ha prestato le sue braccia ed il suo lavoro, affinchè questo fosse possibile... e così sarà sempre!"

"E' giusto. Sicuramente, comprendo il tuo punto di vista fratello... - affermò Thailch, sorridendo apertamente - spero che vorrai perdonarci, ma non conosciamo le vostre usanze."

Non ci volle molto per chiarire l'equivoco ed i due stranieri furono invitati a rimanere, a patto che si adeguassero al modo di vivere degli abitanti di Hamy.

I fratelli restarono e ben presto impararono a rendersi utili: le loro braccia erano giovani, forti e molto utili, quando si trattava di zappare la terra, o di costruire i recinti per le bestie e le case per gli uomini di Hamy.

Thailch poi era assai gioviale e divenne amico di tutti, mentre il taciturno Amal continuava a suscitare qualche diffidenza, poichè il suo modo di fare schietto e sincero lo portava spesso ad urtare la suscettibilità degli altri abitanti.

La giovane Numaar, figlia di Hasuf, era molto graziosa ed entrambe i fratelli si innamorarono di lei e la chiesero in sposa.

Hasuf si era molto affezionato ai due giovani, ma, in cuor suo, apprezzava maggiormente il brusco Amal e la sua brutale schiettezza. Non volle però imporre a Numaar la sua scelta e la lasciò libera di decidere, secondo le inclinazioni del suo cuore.

Numaar non ebbe esitazioni: ignorò la sincera riservatezza di Amal e si gettò tra le braccia del fascinoso ed esuberante Thailch.

Hasuf celebrò le nozze davanti a tutta la tribù e si fece una grande festa.

Nel frattempo, il fratello della sposa, Hasuran, era diventato amicone di Thailch e segretamente aveva cominciato ad albergare qualche gelosia nei confronti di Amal. Anche perché Hasuf, preoccupato per la superficialità e dissolutezza del figlio, continuava a portargli Amal come esempio di lealtà ed abnegazione:

"Guarda come è bravo Amal!"

"Amal lavora in silenzio senza chiedere medaglie..."

"Amal sarebbe stato lo sposo ideale per quella zucca vuota di tua sorella"

Così diceva ogni giorno il vecchio e nel cuore di Hasuran la gelosia divenne odio.

Quando Hasuf sentì avvicinarsi la morte, volle essere portato davanti a tutta la tribù.

Si fece sorreggere da Numaar; poi prese la mano di Amal, la pose sopra a quella di suo figlio e disse, con un filo di voce: "E' mio desiderio che voi siate fratelli. Il mio spirito sta per ricongiungersi agli avi e fra poco gli Dei giudicheranno le mie azioni. Ma, prima di andarmene, voglio che il mio popolo sappia che ho scelto questi uomini come miei eredi. Numaar è in buone mani ed ha un marito che pensa al suo futuro. Hasuran avrà la guida di Amal, che da oggi diviene suo fratello, consigliere e guida del mio popolo, in nome degli Dei!"

Furono le ultime parole pronunciate dal vegliardo, che spirò tra le braccia di Numaar, che lo sosteneva piangente.

Secondo la volontà del defunto, Amal divenne Capo Tribù e governò con saggezza e rettitudine.

Nel frattempo, l'invidia di Hasuran cominciò lentamente a produrre frutto. La sua prima mossa fu quella di sussurrare, all'orecchio di Thailch, di stare attento a sua moglie, perchè Amal ne era ancora innamorato e non avrebbe perso tempo per cercare di averla, specialmente adesso che era il Capo Tribù. Per dare maggior peso alle sue insinuazioni, rivelò all'amico che Hasuf aveva sempre avuto una predilezione per Amal e che avrebbe voluto che Numaar lo sposasse al posto suo.

In un primo tempo, Thailch non prestò ascolto alle parole di Hasuran, anche perchè lui stesso non si faceva scrupolo di tradire la giovane sposa con tutte le belle ragazze che gli capitavano a tiro.

Accadde però che, un giorno, Numaar venne a conoscenza di questa poco edificante abitudine del suo sposo e cominciò a pentirsi della sua scelta coniugale. Ripensò a ciò che le aveva sempre detto Hasuf, a proposito di Thailch ed Amal e decise che era tempo di conoscere meglio colui che allora aveva rifiutato. Con una scusa o con l'altra, prese dunque a recarsi ogni giorno nella casa di Amal. A poco, a poco, imparò a comprendere i segreti moti del cuore del cognato, ad interpretare la seria sincerità del suo sguardo triste... e comprese l'enormità dell'errore che aveva fatto sposando Thailch. E ciò che l'esuberanza di Thailch le aveva, un tempo, impedito di vedere, ora gridava forte nel suo cuore di sposa tradita.

Fu allora che Thailch cominciò a prestare orecchio alle maldicenze di Hasuran ed a tormentare la giovane sposa, per farsi confessare un peccato mai consumato.

Numaar corse a confidare allo stesso Amal i sospetti del marito. Il Capo Tribù, in cuor suo, avrebbe voluto poter abbracciare la giovane, per consolarla dei torti subiti. Ma Thailch era suo fratello e la lealtà di Amal non conosceva compromessi. Decise però di aiutare la coppia a riconciliarsi. Convocò dunque Thailch nella Casa delle Udienze, intenzionato a spiegargli che i suoi sospetti erano ingiustificati ed indegni di un buon fratello.

Ma Thailch era ormai pieno di livore nei confronti di Amal e, d'accordo con Hasuran, aspettava soltanto una buona occasione per liberarsi di lui e prendere il potere.

Si presentò dunque alla Casa delle Udienze ed ascoltò l'appello fraterno di Amal, mentre Hasuran stordiva le guardie e penetrava nell'edificio dalla parte posteriore. Quando Amal ebbe terminato il suo discorso, Thailch gli sorrise beffardo, mentre Hasuran lo colpiva alle spalle con un pugnale d'osso, uccidendolo.

I due complici fuggirono dal retro della Casa, abbandonando il cadavere del Capo Tribù nella stanza principale, proprio nel momento in cui Numaar, come ogni giorno, vi entrava.

Gli eventi precipitarono. Hasuran si affrettò a soccorrere le guardie che prima aveva stordito e le convinse a denunciare immediatamente l'aggressione subita al Capo Tribù. Insieme entrarono nella Casa delle Udienze e naturalmente vi trovarono Numaar china sul corpo esanime di Amal.

Hasuran accusò indignato Numaar dell'omicidio. Thailch, dal canto suo, fingendosi affranto dal dolore, ripudiò immediatamente la moglie ed arringò abilmente il popolo. La povera ragazza fu gettata nel fiume, con le mani e i piedi legati.

Dal momento che Amal era morto senza eredi diretti, il diritto di successione spettava ora al suo parente più prossimo. Così Thailch divenne il nuovo Capo Tribù.

Secondo gli accordi presi prima della morte di Amal, Thailch divise il territorio in due ed assegnò ad Hasuran il governo della zona settentrionale.

Quello che era stato un villaggio prospero e pacifico divenne la succursale del caos e del vizio. Adesso che Thailch e Hasuran avevano un pezzo di terra ciascuno da governare, si guardavano in cagnesco, ognuno convinto che l'altro cospirasse contro di lui per sottrargli il dominio.

Fu allora necessario inventare un esercito per difendere i confini dei due territori.

Poi, la lingua di terra, sulle rive del fiume, non bastò più a contenere le ambizioni smodate dei due governanti che, per ampliare i loro confini, invasero nuovi territori, sottraendo ad altri popoli il diritto di vivere e prosperare.

Era nata dall'avidità dell'uomo. Era germogliata e aveva messo radici dai semi di chi getta la pietra e poi nasconde la mano. I suoi frutti erano destinati a sovvertire per sempre l'ordine naturale delle cose: nell'odio e nella vendetta, avrebbe prodotto veleno e morte. Gli uomini l'avrebbero a lungo maledetta, ma non avrebbero più potuto fare a meno di lei.

La Morghul sorrise e riconobbe la figlia prediletta della sua opera: era nata la Guerra!

Hashepsowe Lunastella
Sacerdotessa dei Due Mondi
Tempio dei Sogni Nuovi - Valle dei Sogni