LE GEMME RUBAFUOCO

di Feanor

Nel mio pianeta di origine, una leggenda, instillata nella mia memoria dai miei genitori prima di proiettarmi alla deriva nel cosmo per salvarmi dai nemici della mia gente che di lì a poco avrebbero distrutto il mio popolo, dice che il fuoco un tempo era una fanciulla bellissima dallo spirito incandescente, figlia del Sole e della Fiamma Imperitura che aveva generato la Vita nell'universo.

Un giorno però una dea terribile ed oscura, gelosa della sua fiammeggiante bellezza, la fece prigioniera per assorbirne la fiamma vitale facendo del fuoco la sua veste, dimora e maledizione. Da allora il fuoco bruciò per sempre all'interno di quella dea, mentre lo spirito della Fanciulla di Fuoco divenne una specie di larva luminosa rinchiusa dentro all'oscurità assoluta. Si diceva anche che era scritto che un giorno un potente mago l'avrebbe liberata e ne avrebbe ricevuto in cambio immensi poteri.

Dai miei genitori avevo ereditato molte conoscenze di scienza e di magia e quando il mio corpo e la mia mente raggiunsero la piena maturazione, i miei poteri erano assai grandi e la mia sete di conoscenza illimitati. Avevo anche un'altra dote che i miei genitori avevano impresso in embrione nei miei cromosomi: l'astuzia, che spesso penetra dove nè la magia nè la forza possono arrivare.

Ero particolarmente attratto dal fuoco e l'impetuoso ardore dei miei anni giovanili mi trascinò spesso nei guai. Ebbi molti maestri, nei mondi che visitai, ma sempre alla fine ne venivo scacciato per il mio temperamento focoso.

Memore dell'antica leggenda della Fanciulla del Fuoco, spesso mi domandavo se potevo essere io il mago predestinato. Decisi allora di studiare a fondo le tradizioni religiose di tutto l'universo, per verificare se nelle altre tradizioni c'era qualche riferimento che confermasse la leggenda tramandata dalla mia gente. E soprattutto ero curioso di sapere se esisteva una divinità assimilabile alla dea oscura che ne aveva assorbito il potere.

Molte figure somigliavano a quell'oscura signora, ma una fra tutte pareva rispondere a tutte le caratteristiche indicate dalla leggenda: la Morghul, oggetto di culto presso molti popoli antichi che veneravano la dea nei quattro volti delle stagioni e degli elementi.

Mi misi dunque alla ricerca dei sacerdoti depositari dei segreti del suo culto per imparare ad evocarne i poteri. Ne trovai molti e da loro appresi riti oscuri e sanguinari, sacrifici e formule di preghiera e di invocazione per placarla, blandirla ed evocarla.

Sapevo però che soltanto l'astuzia mi avrebbe permesso forse di sfidarla ed uscirne vivo e così presi alloggio in una fucina segreta posta all'interno di un vulcano che la gente credeva spento ma che in realtà dominavo con la mia magia facendone esplodere lava, cenere e lapilli soltanto al mio comando.

Durante una notte di luna piena, operai tutti i riti e sacrifici di invocazione che avevo appreso durante il mio apprendistato e ad essi aggiunsi lusinghe e farneticanti elogi dell'oscura bellezza della dea di cui mi proclamai schiavo adorante.

L'evocazione ebbe successo e la Morghul venne a me sotto alla luce sanguigna della luna. Mi prostrai ai suoi piedi e continuai a declamare odi deliranti al suo oscuro nome. La dea non disse nulla ma si avvicinò compiaciuta, pronta a ghermire la mia anima che così ingenuamente parevo porgerle. Ma quando il fuoco della Morghul si fu infine materializzato completamente, pronunciai la magia che accendeva il vulcano e da esso scaturì una colata incandescente che si riversò sulla dea oscura. Resa furibonda dall'ira, la Morghul si librò con uno strattone nell'aria, ma una ciocca dei suoi fiammeggianti capelli rimase imprigionata nel magma rovente, che solidificandosi divenne una roccia aguzza come un punteruolo.

Ora era tempo di placare le ire della dea con un sacrificio di sangue: il mio stesso sangue. Afferrai dunque la punta di roccia lavica ancora incandescente che conteneva i capelli della Morghul e con essa mi trafissi il petto, pronunciando la formula di espiazione prevista.

Giacqui a lungo tra la vita e la morte, mentre Tenebre e Luce combattevano tra loro per definire la mia sorte. La Fanciulla di Fuoco mi apparve in sogno, larva lucente finalmente libera. La mia sorte fu allora decisa in favore della vita, seppur vincolata alla Morghul per sempre. Da allora, ogni sei mesi, la Morghul viene a reclamare il mio riscatto e per una notte ed un giorno sono suo schiavo e costretto a compiere qualsiasi cosa lei mi comandi!

La Fanciulla del Fuoco ha però mantenuto la promessa della leggenda e mi ha concesso l'immenso potere di creare le gemme di Rubafuoco.

La prima gemma nacque dalla punta di roccia lavica intrisa del mio stesso sangue e contenente la ciocca di capelli infuocati della Morghul. Seguendo i suggerimenti della Fanciulla di Fuoco, lasciai la rossa lava immersa nel cuore del ghiaccio cosmico fino a che il tempo non fu compiuto, anche se parlare di tempo ha poco senso nello spazio siderale. Conoscevo la magica formula per catturare la luce delle stelle ed estrarre un raggio di calore dal sole e quando il tempo fu giunto, mescolai ad essi il glaciale involucro che conteneva il magma di un vulcano, il mio sangue ardente ed una ciocca dei capelli di fuoco della Morghul. La Fanciulla di Fuoco mi rivelò la parola di potere prima di svanire per sempre: così creai la prima gemma di Rubafuoco e da allora mi è data facoltà di crearne tre ad ogni plenilunio, purchè io sia da solo in un luogo elevato e pronunci la parola di potere che io soltanto conosco e che non rivelerò mai a nessun altro.

Le gemme Rubafuoco sembrano pietre comuni, opache, compatte e di colore rossobruno, a meno che non vengano colpite da un raggio di sole, nel qual caso assumono una sfaccettatura trasparente color del sangue.

Le gemme di Rubafuoco possono esaudire qualsiasi desiderio, ma svaniscono non appena il desiderio si realizza. Possono materializzare oggetti e ricchezze, conferire conoscenze e svelare segreti, possono ferire, difendere e persino uccidere, ma non possono essere utilizzate per costringere altri ad agire contro la loro volontà e natura. I desideri, una volta pronunciati, sono vincolanti e non c'è modo di invertirne gli effetti neppure se sono stati pronunciati per errore.

Feanor
Mago di Fuoco, Ordine delle Vesti Rosse
Antro del Vulcano Forse Spento - Isola delle Nebbie