PERCHE' GLI UOMINI?

di Hashepsowe Lunastella

Quando, dalle unioni fra Dei e Spiriti Elementali, nacquero le razze umane, fu subito chiaro che gli uomini, a differenza di tutti gli altri esseri fino ad allora generati, erano dotati di intelligenza e volontà proprie.
Le quattro Dee si riunirono allora per decidere come conciliare la vita degli umani con l'Equilibrio delle Sfere.

"Io credo che gli uomini siano una cosa buona... - disse la giovane Fair con entusiasmo - E' quindi giusto lasciar loro la massima libertà di movimento possibile perché il loro intervento porterà sicuramente grandi benefici per l'intero universo!"

"Sono d'accordo con la nostra giovane sorella... - affermò Antheas con un dolcissimo sorriso - Però credo che bisognerebbe limitarne i poteri affinchè non possano fare danno alle altre creature che popolano i pianeti. Forse dovremmo inventare leggi e regolamenti per garantire il buon funzionamento di ogni cosa..."

"Attenzione sorelle... - intervenne Larawen scuotendo la testa - gli uomini non sono tutti uguali e molti di loro albergano in cuore sentimenti che potrebbero essere estremamente pericolosi se lasciati liberi di esprimersi senza alcuna limitazione e soprattutto senza un'ordinamento gerarchico ben organizzato!"

"Dobbiamo tenere le loro briglie a freno, se non vogliamo che provochino danni irreparabili a tutto il sistema... - fu il drastico commento della Morghul - Non dobbiamo lasciar loro nessuno spazio di libertà!"

Le quattro Dee discussero a lungo, ma non riuscirono a mettersi d'accordo perché ciascuna vedeva le cose a suo modo e non era disposta a cedere alle idee delle altre.
Fu allora deciso di procedere ad un periodo di sperimentazione pratica, in modo da poter valutare, alla luce dei fatti, qual'era la soluzione migliore.
Ciascuna Dea avrebbe organizzato la vita degli uomini per un'intera Era, al termine della quale avrebbe ceduto lo Scettro del Comando ad una delle sue sorelle, che avrebbe comunque dovuto tener conto dell'esperienza della precedente per non perpetrare gli stessi errori.

Tirarono dunque a sorte chi dovesse cimentarsi nel governo delle cose degli uomini e la prima fu la Morghul, che si insediò sul Trono Supremo ed organizzò le cose a modo suo.

Durante l'Era di governo del volto oscuro della Dea, gli uomini furono tenuti in completa schiavitù: non fu concesso loro alcun diritto, ma soltanto rigidi doveri ai quali dovevano sottoporsi se non volevano incorrere in punizioni corporali ed atroci malattie. Furono confinati a vivere in una zona brulla ed inospitale, dove l'ambiente offriva scarse risorse di sostentamento e ripari assai precari contro le terribili intemperie che colpivano periodicamente quella parte dell'universo.

Le vite di quei primi esemplari del genere umano furono esistenze miserevoli e faticose, che si dipanarono, brevi come un battito di ciglia, tra i mille pericoli e disagi di una natura decisamente ostile. Quegli uomini erano privi del Dono del Fuoco e del Ben dell'Intelletto ed i demoni di Mur infestavano la terra per sorvegliare che nessuno si ribellasse a questo stato di cose. I pochi individui che tentarono di formulare un embrione di pensiero, furono colpiti da calamità naturali o da fulminanti malattie che ne causarono l'immediato decesso.

Quando l'Era di Comando della Morghul ebbe termine, la razza degli uomini si era quasi estinta ed i pochissimi superstiti erano deboli e malaticci; i loro occhi vacui riflettevano la disperazione di una vita inutile.

Le Dee si riunirono allora per valutare la situazione. Morghul fu aspramente criticata dalle sorelle per la spietata durezza del suo regime, che aveva quasi completamente sterminato quei poveri esseri.

Dopo aver discusso a lungo, le Dee decisero di fare qualcosa per preservare i pochi esemplari umani sopravvissuti. Fair propose di concedere loro il dono della Vita Immortale e la sua mozione fu subito approvata con il solo voto contrario della Morghul, che si ritirò sprezzante nelle sue dimore.

Le tre Dee rimaste tirarono ancora a sorte per stabilire a chi spettava il governo dell'Era successiva ed il caso indicò Larawen. La pietosa Dea dei Sogni e dei Rimpianti non voleva ripetere gli errori della Morghul e, pur se convinta della necessità di non lasciare libero arbitrio agli uomini, decise di apportare dei miglioramenti alla loro vita.

Mandò il suo sposo Wengelot/Thorn nel luogo dove si trascinavano stancamente gli ultimi esemplari della razza umana (ancora ignari della loro immortalità) e li fece trasferire in un luogo più ospitale, dove trovarono riparo in caverne ampie ed asciutte.

La parte luminosa del dio, Wengelot dei Boschi e delle Montagne, portò agli uomini il Dono del Fuoco ed accese in essi la Scintilla dell'Intelletto, affinchè fosse loro possibile riscattarsi dalle miserrime condizioni di vita precedenti.

Il volto oscuro dello sposo di Larawen, Thorn il Vendicatore, fu invece incaricato di far rispettare con estrema severità le leggi ed i regolamenti che la stessa Larawen aveva stabilito per garantire il corretto funzionamento delle cose.

Le leggi pensate dalla Signora dell'Autunno erano giuste e severe e gli animali feroci di Thorn, incaricati di farle rispettare, incutevano timore e rispetto, ragion per cui per qualche tempo le cose parvero andare a meraviglia.

Gli uomini avevano ora la possibilità di nutrirsi bene, di ripararsi dal freddo ed impararono anche a costruire le prime rudimentali attrezzature per procurarsi ciò che serviva con minor fatica. Nei giorni beati della prima metà dell'Era di Larawen, tutti vissero felici e prosperosi: nacquero molti bambini e, dal momento che nessuno più moriva se non per cause accidentali o per malattia, ben presto il piccolo nucleo fu più che raddoppiato.

Passò ancora qualche tempo e tutto parve andare bene, ma gli uomini cominciavano a moltiplicarsi a dismisura, ed infine le risorse della zona che li ospitava divennero insufficienti ed il cibo cominciò a scarseggiare.

Lo stile di vita divenne ancora una volta duro e restrittivo, ma adesso gli uomini si erano abituati a vivere in condizioni migliori e mal sopportavano quello stato di cose, anche perché si trattava di esseri dotati di intelligenza, ben diversi dalle creature miserevoli e rassegnate dell'Era di Morghul.

Le severe leggi di Larawen, che impedivano agli uomini di lasciarsi andare ad eccessi incontrollati, continuarono ad essere rispettate perché gli animali feroci di Thorn incutevano a tutti un reverenziale timore.

Ma la fame aumentava e la fame aguzza l'ingegno, così avvenne che un giorno i cacciatori più forti della tribù chiamarono a raccolta tutti e presero la decisione di ribellarsi al potere degli animali feroci: "Non è giusto che loro si possano spostare liberamente dove vogliono... - dicevano i più facinorosi - Non è giusto che loro abbiano un territorio di caccia illimitato e che tengano noi confinati in questo posto a morire di fame!"

"Si, è vero dovremmo andarcene da qui... - rispondevano gli altri - Ma sapete bene che chi ci ha provato non ha mai fatto ritorno per raccontarlo.. sono stati tutti uccisi da quelle belve!"

"Però noi siamo in tanti e loro sono pochi... - insistevano i primi - Se li attacchiamo tutti insieme, non potranno resistere a lungo e quelli di noi che riusciranno a sopravvivere saranno liberi di andarsene..."

"Pensiamoci bene... - i più anziani erano dubbiosi - Dobbiamo pensare ai nostri figli..."

"Appunto: è proprio per i nostri figli che dobbiamo lottare - si infervoravano i cacciatori - Qui siamo tutti condannati a morire di fame, presto o tardi, ma se qualcuno riesce ad andarsene i nostri figli potranno avere un futuro!"

Alla fine, il partito di chi voleva lottare prevalse e gli uomini dichiararono guerra a Thorn ed alle sue belve. I combattimenti furono aspri e sanguinosi. Le fiere di Thorn erano gigantesche e crudeli e molti caddero sotto i loro artigli o tra le loro fauci ferine. Gli uomini, dal canto loro, erano forti, astuti e ben organizzati ed erano così numerosi che non era raro vedere una delle demoniache bestie di Thorn fatta a pezzi da una moltitudine urlante.

L'Era di Larawen si concluse in un bagno di sangue, ma nessuna delle due fazioni riuscì a prevalere sull'altra.

Le Dee si riunirono ancora e Morghul sbeffeggiò impietosamente Larawen per il fallimento della sua politica.

"Certo che se volevate scatenare una guerra, potevate anche dirmelo visto che io ne sono maestra! - fu il caustico commento della Dea oscura - E' questo il vostro tanto decantato "ordinamento politico"?... Complimenti davvero... il mio sposo Mur ha moltissimi clienti ultimamente, negli Inferi!"

"Sarebbe andato tutto bene... - si difese Larawen - se non fossimo state così sciocche da donar loro l'Immortalità!"

Le altre riconobbero che concedere vita illimitata ad una razza che si riproduceva e moltiplicava con una rapidità così spaventosa era stato un grave errore! Il Dono dell'Immortalità fu dunque revocato con unanime consenso di tutti i volti della Dea.

Ora si doveva stabilire come governare gli uomini, poichè anche il sistema di Larawen si era rivelato inadeguato.

"Sono d'accordo con voi sul limitare la durata della vita degli umani... - intervenne subito Fair - Ma non è giusto costringerli a vivere in un solo luogo, poverini! La terra di mia sorella Antheas offre a tutti risorse pressochè illimitate e gli uomini potrebbero vivere tutti liberi e felici, senza comandanti e senza leggi..."

"Non ho mai sentito tante sciocchezze tutte insieme... - affermò decisa la Morghul - Gli uomini sono infidi e se lasciamo loro mano libera ce ne pentiremo..."

"Ebbene mia cara Morghul... - replicò Fair - hai giù avuto l'opportunità di provare l'efficacia dei tuoi metodi ed hai fallito... così come ha fallito Larawen... e allora perché non provare a fare come dico io?... Se non sbaglio la prossima Era dovrebbe spettare a me oppure ad Antheas..."

"Beh... non ho problemi a cederti il governo, mia dolce fanciulla... - concesse l'indulgente Antheas - Vorrà dire che se non andrà bene neanche così, avrò modo di correggere il tiro!"

Venne dunque l'Era di Fair e gli uomini furono lasciati completamente liberi.

La terra era giovane e lussureggiante; la natura era come una madre generosa ed accogliente che assicurava a tutti abbondanza di frutti e di spazio.

Furono, quelli, i giorni dell'Eden: gli uomini vissero come in un sogno, affrancati dal bisogno e liberi di agire secondo il loro arbitrio, per lo meno fino a che perdurava il tempo della loro vita.

Ma tutto era così perfetto che gli uomini cominciarono ad annoiarsi e si guardavano intorno smarriti, come se aspettassero qualcosa per dare un senso alla loro vuota esistenza.

Qualcuno cominciò a brontolare, qualcun altro tanto per passare il tempo cominciò a maltrattare gli animali che incontrava. Altri ancora inventarono sistemi per avvelenare l'acqua ed appiccarono fuochi per bruciare i boschi... così... tanto per passare il tempo!

Alcuni, che si credevano più furbi degli altri, presero quanti più frutti possibili, cosicchè chi arrivava dopo non trovava più nulla... salvo poi lasciar marcire quei frutti troppo abbondanti per essere consumati da uno soltanto!

Altri, ancora più prepotenti, recintarono il loro spazio per impedire agli altri uomini di entrarvi!

La razza umana continuò a moltiplicarsi come uno sciame di cavallette voraci che divorava ogni cosa al suo passaggio. La terra gemeva ed urlava al cielo il suo dolore, nel vedersi ogni giorno sfruttata, offesa, violentata!

L'Era di Fair fu fin troppo lunga e lasciò la natura sfinita ed agonizzante.

Antheas si adirò moltissimo quando constatò gli effetti che il governo di Fair aveva prodotto sulla sua creatura prediletta ed era quasi tentata di riportare gli uomini allo stato di schiavitù dell'Era di Morghul... oppure di distruggerli completamente con qualche bel cataclisma naturale che li inghiottisse per sempre nel ventre della terra.

Un terremoto fu infatti il primo atto dell'Era di Antheas. Un grande cataclisma mutò per sempre la geografia dei luoghi, uccise molti uomini e riportò il livello tecnologico e culturale al punto zero.

I superstiti furono costretti a ricominciare daccapo, a rialzare lentamente le spalle per conquistare la posizione eretta, a rifugiarsi nelle caverne per rubare un po' di tepore alla terra, a riscoprire il fuoco e la ruota, a dover lottare per strappare terra fertile alla selva, a contendere le prede agli animali... loro stessi divennero talvolta prede!

Antheas sperava che l'uomo imparasse le lezioni della Storia; sperava che la consapevolezza dell'evoluzione e la fatica fatta per conquistarla imprimessero per sempre nel suo cuore il Rispetto per ogni singola forma di vita!

Al termine dell'Era di Antheas, gli uomini avevano già restaurato e superato il livello tecnologico che avevano perduto all'inizio di quella stessa Era.

Non tutti compresero il Messaggio di Antheas! Non tutti compresero che la vita era l'unico bene prezioso per cui valesse la pena di combattere fino alla morte!

Eppure un precario equilibrio era stato in qualche modo restaurato e così, quando l'Essenza Cosmica della Dea guardò sulla terra, vide che l'uomo poteva essere fastidioso come una mosca e dannoso come una cavalletta, dolce come il miele e selvaggio come un cavallo al galoppo, impetuoso come le onde del mare e violento come la folgore che squarciava la notte... ma non è malvagia la folgore, così come non è malvagio il mare in burrasca! Nessuno può far colpa ad una mosca se essa è come la sua natura le impone di essere... e così accade anche per l'Uomo... forse non tutti gli uomini potranno mai abbracciare l'Amore Universale del Tutto Cosmico, ma questa è la loro natura!

E così alcuni uomini vanno in giro a sfruttare e violentare la terra, mentre altri tentano di ripararne le ferite ed altri ancora si trascinano indifferenti nelle loro esistenze vuote ed inconcludenti... e così sarà fino alla fine dei tempi, fino a che l'ultimo granello di sabbia non sarà sceso sulla spiaggia della Clessidra del Tempo!

Hashepsowe Lunastella
Sacerdotessa dei Due Mondi
Tempio dei Sogni Nuovi - Valle dei Sogni