PRIMA DI UN VIAGGIO PERICOLOSO

di Hashepsowe Lunastella

Era da molto tempo che non mettevo più piede in taverna...

Avevo preferito ritirarmi nella meditazione e nel silenzio, piuttosto che cercare l'effimera compagnia di altre anime perdute come la mia... anime solitarie che navigavano nel dolore e nei ricordi... anime rinchiuse nella loro prigione impenetrabile...

Avevo condiviso con loro il pianto e l'allegria... avevo brindato e danzato nelle lunghe sere d'inverno, ma ora che Fair aveva restituito ad Ashura i profumi della primavera, la taverna era sempre meno frequentata. Le notti erano tiepide e brevi e la risacca invitava a camminare lungo la battigia per ascoltare il sommesso sussurro dell'Antico Elemento.

E poi... era molto meglio restare lontana dalla taverna... non mi bastavano più le briciole che gli altri erano disposti a condividere con me... non mi bastavano più le relazioni superficiali e le ciance a fondo perduto, che gli abituali avventori erano disposti a concedermi... avevo bisogno di affetto sincero e di amicizia profonda... avevo bisogno di amore e di considerazione... avevo bisogno di sentirmi ancora viva e vibrante del dolce veleno che solo l'amore può dare!

E dovevo dimenticare quell'uomo!

Lui non sapeva... non sapeva quante volte avevo pianto le sue lacrime e quante volte avevo abbracciato la sua pena per restituirgli il sorriso e la fiducia nel mondo... Non avrebbe mai saputo che lo avevo amato in silenzio... talvolta illudendomi di meritare un posto nel suo cuore... talaltra sentendomi sciocca e ridicola... morendo mille volte nel mio cuore fino a desiderare di non essere mai esistita...

Quella sera però avevo scelto di affrontare il mio dolore... avevo scelto di guardare in faccia per l'ultima volta il mio impossibile sogno, prima di partire forse per sempre... Ma quella sera la taverna era stranamente silenziosa e vuota. I marinai avevano ripreso il mare e Bjorn il Rosso sonnecchiava dietro al bancone.

Mi avvicinai e gli domandai notizie della sua aiutante.

"Non avevo più bisogno del suo aiuto, sacerdotessa... lo vedi anche tu: le navi son partite e con esse la maggior parte dei miei clienti... così si è trasferita a lavorare all'Osteria della Ciotola Avvinazzata..."

"Vabbè... forse è meglio così, Bjorn... detesto gli addii... dammi una birra... una di quelle tue meravigliose birre scure, dense e pastose come i miei pensieri..."

Bjorn mi guardò stupito, mentre riempiva due boccali della spumosa bevanda... poi, mentre mi porgeva un boccale e prendeva l'altro per se, diede fiato alla sua domanda: "Perchè parli di addio, Hash? Parti anche tu? E per dove? Ma poi ritorni, non è vero?"

"Non lo so... Bjorn... davvero non lo so... devo affrontare l'Alter Ego... non so se e come ne uscirò... e ad ogni buon conto ho bisogno di trovare la mia strada... non voglio più vivere con questa pena che ho nel cuore... guardami Bjorn... sinceramente, secondo te, sono così brutta ed antipatica?"

"Tu sei tutta scema... ecco cosa sei... - bofonchiò l'uomo - Diventi veramente odiosa solo quando ti metti a piagnucolare e ad autocommiserarti... sei quel che sei... nè più e nè meno come tutti quanti noi... ma sei una sacerdotessa e dovresti sapere certe cose meglio di me... cosa ti succede Hash?"

"Lui non mi vuole... lui gioca con il mio cuore come il gatto con il topo, in una crudele danza di salvezza e di morte!"

"E tu trovatene un altro... morto un papa se ne fa un altro, dicevano in una terra lontana che ho visitato molti anni fa... non sei certo da buttare e sono sicuro che quando sorridi gli ammiratori non ti mancano..."

"Si... Bjorn... forse lo farò, ma prima devo ritrovare me stessa e cercare di dimenticarlo!"

"Ho capito, sacerdotessa... brutta cosa le pene di cuore... comunque quel tipo di cui parli deve essere davvero uno squallido individuo se si permette di giocare così con una persona come te... è molto meglio se lo dimentichi... se io avessi vent'anni di meno te lo farei vedere io come si fa a far felice una donna come te..."

Mio malgrado, sorrisi, nel vedere la comica ed eloquente movenza del Rosso...

"Ecco... brava... sorridi, bevi alla mia salute e non ci pensare... ma... lo conosco questo tizio di cui parli?..."

"Non posso risponderti Bjorn... non voglio risponderti... anche perchè lui non deve sapere..."

"Come non deve sapere?... Prima hai detto che gioca con te come il gatto col topo..."

"Appunto per quello non deve sapere... non mi umilierò mai davanti a lui... se non ha ancora capito, significa che non mi vuole e in tal caso è molto meglio che non lo sappia mai... morirei se dovessi vedere nel suo sguardo la derisione o peggio un insultante compatimento..."

"Però... può anche essere che tu ti sbagli e che lui stia come te e non osi dichiararsi perchè pensa che tu non lo voglia..."

"Ho fatto di tutto per farglielo capire: gli ho sorriso, l'ho ascoltato quando parlava dei suoi dolori e delle sue avventure, l'ho curato quando stava male e l'ho aiutato quando aveva bisogno di conforto... ho combattuto con lui e pregato per lui... ho condiviso con lui idee, fatiche e speranze... ma lui niente... credimi, Bjorn... è molto meglio che io taccia se voglio salvare una briciola di dignità!"

"Come vuoi, sacerdotessa... non riuscirò mai a capire le donne... siete complicate come il gioco degli scacchi... brindo alla tua salute allora... e... visto che non c'è nessuno ti voglio cantare una vecchia canzone di un mondo lontano... sono ancora capace di cantare anche se tutti ridono di me... ma so che tu non riderai perchè queste parole sembrano scritte apposta per te..."

Bjorn mi sorrise ed afferrò la vecchia chitarra impolverata che stava appesa da sempre alla parete dietro al bancone... le sue dita grassocce percorsero con agilità le corde dello strumento, facendolo vibrare di armonia... poi, con voce roca ma intonata e sorprendentemente gradevole, intonò la canzone...

Ecco il testo della canzone che Bjorn mi dedicò:

CANZONE DI NOTTE (di Francesco Guccini)

Ore confuse nella notte, la malinconia non è uno stato d' animo,
le vite altrui si sono rotte e sembra non esista più il tuo prossimo.
Ti vesti un poco di silenzio, hai la dolce illusione di esser solo,
son macchine che passano od è il vento,
o sono i tuoi pensieri alzati in volo.

I tuoi pensieri un po' ubriachi,
e il giorno sembra ormai così lontano...

Mattino o notte, hai perso il tempo,
la malinconia ti sembra di toccarla,
ma forse è l'ora dell' avvento e chiami l' ironia per aiutarla.
E forse c'è qualcuno che ora muore,
e forse c'è qualcuno che ora nasce,
qualcuno compie un crimine d' onore,
passeggiano sui viali le bagasce.

BAGASCE SONO I TUOI RICORDI che fra canzoni e vino ti disturbano,
che ti molestano pian piano e il giorno sembra ormai così lontano,
e il giorno sembra ormai così lontano....

Mattino o notte, cosa importa? I giorni sono nuvole distratte.
Suonerò l'ora alla tua porta e l' orologio è il sangue tuo che batte.
Quando verrà il tempo di partire, l' ora avrà il medesimo colore:
sembra sempre un poco di morire nel momento eroico dell'amore...

Se ridi o piangi è sempre uguale, le cose nel ricordo poi si sfumano,
il sacro si unirà al profano e il giorno sembra ormai così lontano
e il giorno sembra ormai così lontano....

Mattino o notte, dentro e fuori, sei certo o cerchi la consolazione?
Son bianco e nero sol colori, o facce ambigue della tua prigione?
Cerchi sempre ciò che ti è lontano, dopo dici: "Tutto è relativo,"
ma l' ironia e il dolor dicono invano
che sei certo solo di esser vivo.

Ma c'è ancor tempo per pensare, per maledire e per versare il vino,
per pianger, ridere e giocare e il giorno sembra ormai così vicino,
e il giorno sembra ormai così vicino,
e il giorno sembra ormai così vicino,
e il giorno sembra ormai così vicino...

Hashepsowe Lunastella
Sacerdotessa dei Due Mondi
Tempio dei Sogni Nuovi - Valle dei Sogni