LA LEGGENDA DI REDAMN DI HEL

di Syon

Camminavo tranquillo, stranamente mattiniero, dirigendomi verso la Taverna di Bjorn.

Ancora non avevo visto un drim per la fornitura del vino e stavolta il vecchio spilorcio doveva pagare. Ancora assorto nei pensieri non mi accorsi del ciclone di entusiasmo che stava per investirmi: "Syon, Syon, Syon..." il caldo abbraccio degli orfanelli di Lula mi fece crollare per terra, con i piccoli che mi montavano addosso "Syon... dov'è Draka, non l'hai portato con te..."

Come evocato il piccolo draghetto si manifestò col consueto GRUUU che lo fece sommergere dallo stesso entusiasmo che mi aveva accolto. "Ci racconti una storia Syon?"

Veramente avrei da fare "...no daiiiii raccontaci una storia"

"storia, storia, storia..."

"Va bene, va bene, avete vinto voi... vi racconterò una storia con mostri e demoni e almeno cento morti, come piacciano a voi"

"Si però anche con le principesse" disse la piccola Aurora dai boccoli dorati

"Va bene piccola vieni qui" così la presi in collo e ci sistemammo sotto un grosso albero dopotutto cosa avevo da fare?

Narrai la leggenda di Redamn di Hel

La signora luminosa mostrò ancora una volta il suo volto privo d'imperfezioni.

Esultante e maestosa, rubava agli occhi dei vivi il firmamento mentre il cielo l'incoronava regina assoluta del mondo notturno.

Nella luce paradossalmente viva della notte, la boscaglia proteggeva un intero universo in movimento. Vita frenetica. Vita notturna. Popolata da un incredibile successione di grandi e piccole ombre. Di creature innocue e di letali predatori.

Improvvisa e maestosa, una delle ombre più grandi si alzò in piedi.

Alta quasi due metri, robusta e flessuosa al contempo, sembrava essere più scura della notte stessa, come se la luce si rifiutasse di delineare qualcosa di più dei suoi contorni. Due fessure gialle, all'altezza della testa, si spalancarono, mostrando parte della natura di quel ramingo. Un eroe solitario, sceso da una terra lontana che non poteva più comprenderlo.

Lui, che dell'onore e del rispetto aveva fatto una legge, era divenuto ben presto un estraneo nel mondo dominato dal caos da cui proveniva. Odiato e temuto per la sua diversità, si era bandito, cercando nuove strade oltre il buio, oltre il deserto, oltre le grandi montagne, oltre i ghiacciai.

Adesso i suoi occhi erano posati sulla terra degli uomini, una terra che ben sapeva non avere altro nome per chiamarlo se non Demonio.

Improvvisa, un'ombra a quattro zampe sbucò dalla boscaglia e lo sfiorò posando ai suoi piedi la preda che giaceva morta nelle sue fauci.

Berit avrebbe potuto essere scambiata per un comune grande felino di quella terra giovane, se non fosse stato per i quattro occhi rossi ed i due grandi denti bianchi che le ricalavano sotto il mento, contrastando col suo manto nero come la tenebra assoluta.

Berit era sempre stata la sua compagna più fedele. L'aveva seguito senza esitazioni anche in quel viaggio, come sempre aveva fatto, come sempre avrebbe fatto.

Attraversarono le terre delle orde selvagge dei Barduk e degli orchi piumati, fino ad oltrepassare le caverne dei mangiatori di cadaveri, fino a raggiungere quella terra giovane, ricca di speranza.

Poi, impercettibile ed invisibile come il planare di un predatore notturno, una nube oscura offuscò la luna ed il vento portò alle narici di Berit un odore di morte antica.

Gli strani occhi di Redamn scrutarono la notte, seguendo lo sguardo di Berit. Figlio di un mondo oscuro, non aveva nessuna difficoltà ad individuare anche il più piccolo movimento che la notte cercasse di celare nel suo buio ventre. Poi, al suo olfatto giunse lo stesso odore acre di fumo che aveva allarmato la sua compagna e la seguì attraverso la boscaglia, fino a scorgere i primi bagliori di un grande fuoco. Si mossero cautamente.

I sensi di Redamn erano in subbuglio.

Percepiva una presenza ostile. L'aria odorava di morte. Ma il dubbio in lui era ancora predominante, non ancora convinto che i suoi sensi fossero pronti a riconoscere, o definire con esattezza, quella nuova realtà. Avrebbe voluto conoscere meglio i comportamenti degli uomini, prima di svelarsi ai loro occhi ed era certo che, se si fossero imbattuti in qualcuno di loro, la cosa avrebbe destato non poco scalpore, quindi frenava la frenesia di Berit, avanzando cautamente fino ai margini della piccola radura, dove lo spettacolo e l'orrore dei millenni sembrava essersi dato appuntamento nelle diroccate vestigia di un antichissimo tempio.

Nonostante i timori di Redamn, lo scenario non lasciava spazio alcuno a nessun dubbio di sorta: un cerchio di fuoco, alimentato da una forza misteriosa, circondava cinque altari sacrificali disposti a pentacolo; quattro piccoli esseri umani, due maschi e due femmine, vi erano legati sopra, mentre al vertice del pentacolo vi era una giovane fanciulla nuda con il corpo coperto di strane iscrizioni. Al centro, un fetido pozzo da cui giungevano immani gorgoglii.

Improvvise, quattro braccia gelatinose fuoriuscirono dal pozzo, avvolgendo e sradicando senza alcuno sforzo il corpo della fanciulla dalla nuda pietra e trascinandolo, tra le urla senza fine delle altre quattro vittime, all'interno del pozzo. GLi abominevoli gorgoglii si moltiplicarono fino a che, come rinvigorita dall'energia di quel pasto, una creatura indefinita fuoriuscì dal pozzo per terminare il suo osceno banchetto.

Redamn estrasse la grande spada e Berit spalancò le enormi fauci, quando si gettarono ululanti nella radura. La creatura aveva raggiunto il corpo di una delle piccole femmine di uomo e la stava già inglobando, quando Berit con un balzo sfoderò i suoi terribili artigli retrattili, lunghi e affilati come i pugnali più resistenti... ma la sua zampata finì per immergersi e fuoriuscire da quella gelatina inconsistente e per la piccola non ci fu speranza.

Subito la creatura sembrò mutare ed assumere sembianze umanoidi. Il gorgoglio mutò e, attraverso una vasta gamma di suoni inarticolati, si schiarì in un linguaggio definito: "Onora il tuo Dio, uomo, ed offrimi la tua carne come fanno tutti gli umani"e con incredibile velocità, sradicò il corpo di uno dei maschi da un'altare e lo getto nel pozzo da cui ripresero a fuoriuscire orridi gorgoglii di soddisfazione.

La voce di Redamn tuonò insieme al fulmine che sconquassò il cielo alle sue spalle, illuminandone la maestosa figura, la pelle, rossa come il fuoco dell'inferno, era attraversata da striature nere simili a fulmini di pece scolpita sul suo corpo, i capelli neri, raccolti in una lunghissima treccia: "Io non sono un uomo".

Rizzò la spada al cielo e rese schiavo il fulmine, indirizzandolo verso l'essere che aveva di fronte. La creatura, resa fluorescente dall'energia del cielo, dapprima si scompose, riassumendo le sembianze iniziali, poi si divise in due e, mentre una parte rientrava velocemente nel pozzo tra acute grida di dolore, l'altra parte esplose scomparendo nell'aria.

Non sembrava affatto finita: dal pozzo, il mostruoso gorgoglio sembrava rifarsi più intenso; qualcosa stava per riemergere da quelle profondità. Con rapidità ed incredibile delicatezza, Berit liberò i piccoli sopravvissuti privi di sensi e penetrò nella boscaglia, mentre la spada di Redamn si fece incandescente ed il suo terribile fendente squassò il pozzo fino alle sue oscene fondamenta, da cui giunse una strozzata promessa di vendetta.

Poi il suo volto tornò a rilassarsi e con grandi passi si ri-immerse nella boscaglia, dove Berit l'attendeva, mentre un'ombra silenziosa ed indistinta si lanciò nella direzione opposta.

Luna era figlia di Re ed ormai unica erede al trono di quelle terre. La sua stirpe fu la prima ad essere trucidata dagli adoratori degli antichi dei.

Un giorno, non lontano nel tempo ma ormai perso nelle nebbie di una memoria sconvolta dall'orrore, tre sacerdoti giunsero da una terra dimenticata del sud. Furono accolti in pace, con gli onori spettanti agli uomini di preghiera, ma un'ombra oscura aveva viaggiato al loro fianco.

Era il sordido inganno di cui si svelarono supremi propagatori. Il seme della discordia trovò ben presto il suo terreno più naturale nelle deboli menti degli uomini, sempre pronti a credere alle false promesse. I più valorosi vennero trucidati con l'inganno dai loro stessi fratelli resi folli dalle promesse che l'oscurità mai mantiene. Così avvenne che il potere dei re passò ai preti che di Ixtlan portavano il nome.

Due di loro abbandonarono subito quelle terre ormai soggiogate e si diressero verso altri regni a diffondere il seme del male, la fede nell'inganno. Uno restò ad officiare il rito degli antichi... a nutrire gli insaziabili... ad accrescerne il potere.

Luna aveva sei anni: fu scelta per il sacrificio insieme a sua sorella maggiore, la cui bellezza era nota in tutti i regni del nord e le cui ossa adesso marcivano nelle profondità più oscure.

Dagon aveva appena raggiunto i quattordici anni e ricordava ancora la sfida con il vecchio capo dei lupacchiotti di strada, quando la sua agilità gli aveva permesso di trionfare ed essere il nuovo acclamato boss. Il suo fisico già sviluppato e la sua mente sveglia l'avevano reso protagonista di innumerevoli imprese eroiche agli occhi degli altri orfanelli che lo additavano come esempio.

Non aveva mai conosciuto i suoi genitori, non aveva mai posseduto nulla, eppure le misteriose vie del fato lo avevano condotto ad una morte fianco a fianco con due principesse.

Quando riemerse dall'oblio, vide la piccola principessa coccolata da una donna dai lunghissimi capelli, neri come la tenebra più scura, neri come la sua stessa pelle.

"Probabilmente proviene dal sud" ipotizzò Dagon, ricordando i racconti uditi alle fiere "...ed in questo caso, potrebbe essere alleata dei preti..."

Immerso nei pensieri, avvertì un brivido correre lungo la schiena notando gli occhi della donna: due fessure gialle come il sole e rischiò di svenire quando si accorse che i suoi capelli nascondevano un altro paio di occhi, che lo spiavano dalle tempie.

Voleva urlare e scappare lontano, ma poi vide la tranquillità con cui Luna teneva la mano della donna-demonio ed anche quegli occhi spaventosi, stranamente, non sembravano incuterle timore... anzi, lasciavano trapelare una grande nobiltà d'animo.

Poi una voce ferma e possente lo fece trasalire: "Se mia sorella adesso ti spaventa, dovresti vedere quando si trasforma!".

"Io non ho paura di nulla" ribattè Dagon, ma alla vista di Redamn non potè fare a meno di sgranare gli occhi, tale era l'affascinante paura che quella figura emanava.

"Allora ci siamo imbattuti in un grande guerriero sorellina. Io sono Redamn di Hel e lei è Berit, mia sorella e compagna. Berit non può parlare, quindi parlerai con me, piccolo guerriero. Tante sono le cose che vogliamo sapere da te, cominciando proprio da cosa ci facevi su quell'altare".

Il tempo trascorse tranquillo, mentre i quattro facevano conoscenza. L'ambiente pareva avvolto da una serenità ed un senso di protezione che Dagon non aveva mai provato. Quelle due figure, così diverse da loro, erano eccezionalmente limpide, come nessun essere umano lo era mai stato ai suoi occhi. Il racconto di Dagon si unì a quello di Luna, mentre Redamn si limitava ad ascoltare in silenzio... poi, fu ancora l'odore di morte antica a destare i sensi di Berit, che, avvolgendosi in un turbine nero, nello spazio di un battito di ciglia, tornò ad essere pantera.

"Ferma Berit! Sono già qui!" esclamò Redamn "...qualche potere misterioso deve averli nascosti ai tuoi sensi".

Nello stesso istante, la radura si popolò di umani che, in un cerchio di carne, attorniarono i quattro amici, maledicendoli a gran voce. Poi, improvviso calò il silenzio, la folla si aprì davanti a Redamn ed un vecchio con una tunica nera e una candida barba bianca gli si fece incontro.

"Demoni, tornate nel vostro mondo! Ho visto il vostro potere malefico: avete osato contrapporvi al grande Ixtlan. Ixtlan il nero, Ixtlan il cannibale, colui che presto siederà sul trono del mondo."

Mentre la folla ululava a gran voce "Ixtlan, Ixtlan" poi un cenno del prete riportò il silenzio. "Consegnateci le vittime ed andatevene, mostri, non c'è posto per voi su questa terra!".

Redamn guardò il prete, penetrò i suoi occhi, mentre Berit si era già schierata, protettiva, davanti ai due ragazzi.

"Prete, sarai tu a scacciarmi da questa terra?"

Il prete alzò le braccia al cielo, intonando una strana nenia che rese il cielo oscuro poi scattò in avanti, conficcando il suo bastone nella terra con insospettabile tremenda forza.

"Vieni Ixtlan. Vieni signore oscuro. Dio della pestilenza. Supremo cannibale. Vieni a reclamare il tuo regno".

Dalla ferita nella terra, aperta dal bastone magico del prete, cominciarono a provenire degli osceni gorgoglii. Un'impalpabile massa incorporea cominciò ad espandersi, fagocitando la terra stessa e dirigendosi lenta ed inarrestabile verso Redamn.

Il guerriero delle tenebre non perse tempo. Con la calma dei forti, estrasse la lunga spada e la indirizzò al cielo; ancora una volta, il fulmine rispose al suo richiamo, inondandolo con la sua tremenda forza. L'energia fluiva nel suo corpo come un fiume in piena, gonfiando le nere striature del suo corpo, come se in loro si accumulasse il potere distruttivo della folgore. La lunga treccia si sciolse improvvisa, liberando i neri capelli del demone che si lanciarono verso il cielo. Poi, con una smorfia ed un tremendo urlo liberatorio, conficcò l'arma nella terra, proprio davanti alla creatura. "Tu non passerai!".

Una incredibile barriera di energia pura sorse dalla terra, circondando Redamn, Berit ed i due ragazzi. La creatura sembrò impazzire. Non potendo passare, tentò di inglobare la barriera, avvolgendola con il suo essere. Fu come stringere un ferro rovente nella mano. I mostruosi gorgoglii assunsero i connotati del dolore. La massa gelatinosa si eresse improvvisa e ricadde, folle di dolore, sui discepoli di Ixtlan. La creatura, che era parte del Dio stesso, reclamò il suo tributo di sangue. Ixtlan il cannibale concesse ai suoi seguaci il dono supremo di onorarlo con la loro stessa carne. E fu il panico tra la folla, che si rifugiò tra gli alberi.

Redamn osservava con distacco la scena, limitandosi a proteggere le persone che gli stavano a cuore, come tante altre volte aveva fatto nella terra dei demoni. Poi, Luna si avvicinò a lui e cominciò a supplicarlo di intervenire in difesa di quella gente che aveva voluto mandarla a morire. La piccola mostrava già i segni di quello che sarebbe stato il suo regale futuro. Redamn la guardò e vide la regina ferma e compassionevole che sarebbe divenuta. La barriera scomparve in un attimo e la voce di Redamn riecheggiò nella radura "Vai Berit!!".

E Berit scattò, potente e sinuosa, decisa e letale, verso il prete che, ancora immobile, manteneva aperto il varco con il putrido mondo sotterraneo di Ixtlan. Un balzo, l'apertura della possente mascella ed i lunghi denti frantumarono il cranio del prete, che crollò in un lago di sangue.

La creaturà gridò, di un grido che fece tremare la terra e crollare in ginocchio ogni uomo presente. Poi si dissolse nell'aria, ormai morta. Distrutto il tramite, non poteva più sopravvivere in quel mondo e questo Redamn l'aveva intuito da subito, quando nel tempio del sacrificio aveva avvertito la presenza del prete.

Luna saltò al collo di Berit, tornata ad essere donna e Dagon si strinse al fianco di Redamn, dal cui volto scaturì un sorriso. Così inconsueto in quella figura demoniaca. Quella stessa figura che ben sapeva gli uomini avrebbero temuto ed odiato, lungi dall'andare oltre le apparenze. Ora, forse però le cose sarebbero cambiate. Avevano salvato molte vite e forse guadagnato la riconoscenza di quegli uomini. Ma quegli uomini non avevano riconoscenza. Provati da mesi di dipendenza da quel culto oscuro, soggiogati dalla mente immensamente forte dei preti di Ixtlan e terrorizzati dall'orrore cui avevano assistito, cominciarono a guardarlo con odio.

Gli lanciavano insulti, inveivano contro i loro salvatori: "Siete voi la colpa di tutte queste morti! Adesso la vendetta del Dio ricadrà su di noi! Uccidiamoli!".

Qualcuno cominciò a tirare delle pietre "Lapidiamoli!!". Una colpi Dagon al petto, facendolo accasciare dolorante. Un'altra partì diretta verso la testa di Luna, ma Berit frappose il suo corpo, lasciandosi colpire da quel proiettile di pietra che le strappò un ringhio.

Poi, dalla bocca di Redamn, scaturì un tremendo grido. Un grido di guerra, con tutto il furore della sua ira. Gli occhi fiammeggiarono come non lo avevano fatto neanche quando aveva affrontato i mostri più aberranti; e quegli uomini meschini fuggirono in un attimo.

Ancora una volta, si sentì un estraneo, come si era già sentito nella sua terra natale. Un ramingo senza patria ne un posto dove andare.

Poi Luna gli si fece incontro e chiese scusa per quella gente, che per due volte avrebbe voluto ucciderla. I suoi occhi limpidi ed innocenti scaldarono l'animo del demone. In fondo, quel mondo era capace di creare persone come Dagon e Luna!

Così partirono insieme, alla scoperta di quel nuovo mondo. Promettendo a Luna che un giorno, quando sarebbe stata pronta, sarebbero tornati a reclamare il regno che le spettava.

"Vi è piaciuta ragazzi? Avete avuto abbastanza paura?

"Seee" rispose Dan "...e poi dove andarono? ...e gli altri due preti che fine fecero? ...e"

"Su ragazzi è ora che torniate a casa " e scapparono via, gioiosi come erano apparsi.

"Andiamo Draka il vecchio ci aspetta!"

Sentii tirarmi un dito, era la piccola Aurora "Senti, ma Berit e Redamn ci aiuteranno a liberare la mia mamma dai mercanti di Banghor. Vero Syon?"

La guardai cercando di sorriderle nel modo più sincero possibile "Si, piccola adesso vai!!"

Syon
Barbaro
Fattoria del Nido - Valle dei Nidi