UNO STRANO MESSAGGIO

di Hashepsowe Lunastella

Quella sera ero sola al mio tavolo.

Troppo rumore... troppo fumo... troppe risate sguaiate e troppi racconti osceni! Troppi discorsi riservati esclusivamente ad orecchie maschili... troppa forzata allegria, che versava il sale di un'amara ironia sulle profonde ferite che tormentavano il mio cuore!

Quella sera non sopportavo le loro chiacchiere da ubriachi; quella sera la loro allegria mi metteva tristezza... quella sera mi sentivo emarginata e fuori posto... quella sera mi sentivo come se gli stessi Dei mi avessero chiuso la porta in faccia!

Come avrei voluto essere un uomo come loro... come avrei voluto potermi lasciare andare alla volgarità, senza sentirmi in colpa! Come avrei voluto poter affogare nel branco la mia disperata solitudine... come avrei voluto poter trovare conforto nella bocca provocante di una baldracca... come avrei voluto potermi togliere per sempre anima, cervello e cuore e stemperare nei cori da taverna tutta l'amarezza della mia esistenza!

Bevevo a piccoli sorsi l'enorme bicchiere di birra rossa che Bjorn aveva insistito per offrirmi, forse dopo aver percepito la tristezza infinita che quella sera attanagliava il mio spirito... cercavo di non ascoltare le risate degli ubriachi... di non guardare quella gente, che mi voleva serena e sorridente come un amico tra gli amici, come un compagno tra i tanti...

La porta si aprì all'improvviso, lasciando entrare, insieme ad un refolo di aria gelida, una vecchia ricurva e cenciosa, appoggiata ad un bastone bianco. Era cieca, ma i suoi occhi spenti parvero passare sulla sala e frugare, attraverso il fumo denso che aleggiava nel locale, fino a fissarsi su ciò che evidentemente cercavano: me!

La vecchia attraversò decisa il locale, come se ci vedesse benissimo, e si sedette al mio tavolo, di fronte a me, apostrofandomi con tono roco che soltanto io potevo udire: "Ti conosco sacerdotessa... conosco l'inquietudine del tuo cuore e so cosa l'ha provocata..."

"Ma tu..." tentai di interromperla stupita.

"Anche tu mi conosci... sacerdotessa... tu, che oggi ti senti arida e stanca come una vecchia di cent'anni... tu, che oggi pensi che tutto il tuo amore sia vano... che la tua femminilità sia inutile come una fontana che non butta più acqua... tu che bestemmi te stessa: guardami sacerdotessa... io sono il tuo volto... io sono ciò che in questo momento vuoi vedere di te stessa!"

"NO... - mi coprii gli occhi con le mani: era una sensazione orribile, che mi scavava dentro come un coltello acuminato - Io non sono così... non voglio essere così... non ancora per lo meno..."

"E allora guardami... - le mani ossute ed adunche della vecchia artigliarono le mie mani allontanandole dal mio volto - E ascoltami anche... Voglio raccontarti una storia... un sogno forse... qualcosa che devi riflettere e meditare... qualcosa che riguarda la tua vita e il tuo destino..."

"Chiudi gli occhi e immagina un enorme distesa d'erba... un prato verde grandissimo... a perdita d'occhio... come un mare. In lontananza, scorgi i profili delle colline che emergono appena dalle nuvole... una fitta nebbia ricopre l'orizzonte, dal quale vedi emergere una mole gigantesca... man mano che la figura avanza, realizzi che si tratta di un cavallo, ma di un cavallo enorme... grande come un elefante... forse di più. Sei lontana e riesci soltanto a vedere il suo mantello sauro, che fiammeggia ai primi raggi del sole... è di profilo e galoppa. Che strano! Ti schiarisci gli occhi per guardare meglio e, quando li riapri, vedi che il cavallo HA DUE TESTE... ma non due teste affiancate come normalmente si raffigurano gli animali mitologici, ma due teste sovrapposte una sopra all'altra... soltanto quando il cavallo è di profilo riesci a vederle entrambe. Poi la scena cambia e tu sei su una polverosa strada sterrata, che attraversa lunghe distese di campi coltivati. Mentre percorri quella strada... forse a piedi... forse su un normale cavallo... ecco che di nuovo l'enorme cavallo mitologico, che avevi visto prima, appare all'orizzonte... seguito a breve distanza da un altro animale praticamente identico... forse un po' più piccolo... ma sempre grande come una montagna, con il mantello sauro e le due teste sovrapposte... essi ti passano accanto al galoppo, senza neppure sfiorarti. Tu prosegui il tuo cammino e vedi che alla tua destra una altissima parete fiancheggia la strada: sembra una parete di pietre, ma quando la guardi meglio ti accorgi che quelle che credevi essere pietre tonde sovrapposte a formare un muro... sono in realtà palle di sterco di cavallo!..."

"Rifletti sacerdotessa: talvolta siamo noi a complicarci le cose e non le cose ad essere complicate!..."

Quando riaprii gli occhi... la vecchia non c'era più!

Forse era ora di ritornarmene al tempio a riflettere su quel messaggio che gli Dei mi avevano trasmesso!

Hashepsowe Lunastella
Sacerdotessa dei Due Mondi
Tempio dei Sogni Nuovi - Valle dei Sogni