LA DONNA CHE DANZAVA AL CONTRARIO

di Hashepsowe Lunastella

Adrinhad la Decana quel giorno conduceva la meditazione del mattino. Domandò a Mangros di cantare e chiese agli altri sacerdoti di chiudere gli occhi e di lasciarsi andare alla musica. La voce di Mangros come sempre creò la magia e ben presto il gruppo si dipanò in una danza spontanea, quasi un eco della Grande Danza Cosmica.

"Ogni persona è un granello di polvere nell'Universo... ogni spirito è un pianeta o una stella, il cui movimento spontaneo pare quasi casuale, ma il cui delicato equilibrio segue invece un ordine naturale perfetto, in cui ogni parte è unica ed indispensabile per far funzionare l'ingranaggio del Tutto."

La voce di Mangros salì di tono, conducendo i danzatori a danzare in cerchio... in spirali sempre più ampie... tutti in senso orario... tutti tranne una!

Adrinhad osservò per alcuni istanti Hashepsowe che danzava nella direzione opposta al resto del gruppo, riuscendo chissà come a non essere di intralcio per gli altri. Pur se apparentemente dissonante, la danza di Hash possedeva una sua armonia particolare!

La Decana le sfiorò impercettibilmente il braccio per farle invertire il senso di marcia, cosicchè tutto il gruppo danzasse insieme in un'unica direzione. Tuttavia, dopo pochi attimi, Hashepsowe procedeva di nuovo al contrario, sempre senza entrare in collisione con gli altri corpi in movimento! Adrinhad lasciò allora che la danza continuasse a seguire lo strano schema che si era venuto a creare.

Ad un cenno della Decana, il canto di Mangros divenne più sommesso, fino a spegnersi del tutto in un'unica nota sibilante.

"Ora riaprite gli occhi e riprendete contatto con ciò che vi circonda... - disse - Quando vi sentirete abbastanza centrati, potrete tornare alle vostre occupazioni quotidiane: la meditazione del mattino è terminata e vi ringrazio per avermi concesso oggi l'Onore di condurla per voi!"

Ad uno ad uno, i mistici lasciarono il Giardino dei Ricordi, abituale teatro della meditazione mattutina e si incamminarono verso l'edificio centrale del tempio.

Anche Hashepsowe si apprestava a rientrare al Tempio, ma prima che si allontanasse, Adrinhad le si affiancò:

"Aspetta Hash... desidero parlarti un momento in privato... è una cosa importante!"

"'accordo Adrinhad... - rispose la sacerdotessa - sono a tua disposizione... vogliamo fermarci qui oppure preferisci qualche altro posto?"

"Vorrei che venissi con me fino alla Rupe Aisha perché quello che ti voglio dire è strettamente legato a quel luogo!"

Hashepsowe annuì con un sorriso e le due sacerdotesse si avviarono insieme di passo lesto, inerpicandosi su per lo stretto viottolo seminascosto tra mirti e rovi dietro al Tempio dei Sogni Nuovi.

Il sentiero terminava su una sottile cengia erbosa a picco sul mare. La cengia era sacra a Sudiro/Wynblow: infatti il Signore dei Venti soffiava incessante sulla sommità della Rupe.

Adrinhad sedette sulla sporgenza rocciosa, subito imitata da Hashepsowe; le due donne rimasero in silenziosa contemplazione per qualche minuto, prima che la Decana si decidesse a parlare.

"Oggi, durante la meditazione, ho osservato la tua danza Hashe... e mi sono accorta che danzi al contrario..."

"E perché al contrario?... Chi lo stabilisce qual'è la giusta direzione?... Sai bene che durante la meditazione bisogna seguire il proprio istinto... non ci sono mai state regole universali applicabili per tutti ed ognuno deve sentirsi libero di seguire ciò che gli suggerisce il suo corpo..."

"Si, certo, hai ragione però vedi Hash... di solito prima o poi tutti finiscono per muoversi in senso orario, seguendo il ciclo del sole che sorge e tramonta... tu invece danzi in senso antiorario..."

"Beh... può darsi che sia un caso, Adrinhad... in fondo avevo gli occhi chiusi e non mi sono accorta di infastidire gli altri... cercherò di prestare maggiore attenzione in futuro!"

"No Hashe... Nulla avviene per caso e lo sai bene anche tu... tu sei una-che-danza-al-contrario e devi imparare a convivere con questo tuo difficile dono... non devi prestare attenzione a non infastidire gli altri: paradossalmente riesci a muoverti senza neppure sfiorare coloro che procedono in direzione inversa alla tua... e stranamente la tua danza è a modo suo armoniosa, come se anch'essa facesse parte del Tutto... solitaria e controcorrente, ma ipnotica come la danza di una falena! Soltanto i grandi spiriti possono danzare al contrario senza impazzire, soltanto coloro che sono stati prescelti dal Giaguaro!"

"Ma io non sono prescelta dal Giaguaro... Ishtan è così, ma non io... sapete tutti che il mio Animale-Guida è il cavallo che corre libero e senza freni incontro al suo destino..."

"Il cavallo è soltanto uno dei tuoi spiriti guida... forse il più importante... forse quello che senti di più dentro di te, ma questo non significa che tu non abbia anche altri spiriti che ti seguono! Può essere che tu debba fare i conti con qualcosa di più potente, cara Hashepsowe, anche se finora non si era mai manifestato! Dovrai stare molto attenta ai suoi segnali d'ora in poi... temo che tu sia come Aisha..."

"Aisha?... E' il nome di questa Rupe..."

"Si... Aisha era una-che-danzava-al-contrario... come te Hash... è per questo che ho voluto parlarti qui!"

"Non sapevo che Aisha fosse una donna!"

"Molte sono ancora le cose che non conosci di Ashura, mia cara... non per niente tu vieni da lontano, mentre io sono nata qui. Questa è la mia terra... ogni luogo ha la sua storia... ogni luogo è stato teatro di vicende drammatiche o gioiose... ogni luogo ha assorbito ciò che gli uomini vi hanno vissuto... ed io conosco il linguaggio delle pietre... guarda, Hash... "

E così dicendo si accostò all'orlo del dirupo puntando il dito sul profilo della rupe che digradava verso il mare.

"La vedi?... E' Aisha... lei sarà sempre qui, nella roccia dove Sudiro e Wynblow hanno rinchiuso la sua anima!"

Hashepsowe osservò meglio il profilo della rupe: i tormentati solchi erosi dal sale, dall'aria e dall'acqua in effetti rivelavano i tratti di un volto di donna scolpiti per sempre nella pietra: un volto austero e dolente, che a guardarlo infondeva una tristezza senza fine!

"Chi era Aisha?... Vuoi raccontarmi la sua storia?..."

"Ti ho portata qui per questo, Hashepsowe... vieni... risediamoci sulla roccia e preparati ad ascoltare qualcosa che forse avrà echi nel tuo stesso cuore!"

Aisha era nata da una coppia di artisti girovaghi. I suoi genitori erano giovani, belli e pieni di energia, i loro spettacoli erano famosi in tutte le Oasi ed ogni volta che si esibivano una folla di adulti e bambini si radunava nelle piazze per applaudire le prodezze vocali del padre di Aisha e la magica danza della sua bellissima madre.

Aisha imparò presto ad adorare la madre e temere il padre che, ebbro di vanagloria e presunzione, conduceva una vita dissoluta tra donne, taverne e gioco d'azzardo e non esitava a bastonare madre e figlia, soprattutto quando si ubriacava, il che succedeva invariabilmente dopo ogni spettacolo.

In ogni paese si ripeteva la stessa scena: spettacolo, applausi, un buon guadagno, poi le donne che si offrivano voluttuose e costose, le bevute con i nuovi amici e le lunghe partite a poker nei fumosi retrobottega delle taverne. Alla fine, i soldi si esaurivano e cominciavano i debiti, dapprima piccoli e poi sempre più grandi, fino alle repentine fughe notturne per evitare i guai. Poi, ogni volta, il pentimento ed il ritorno in famiglia; ogni volta, la madre di Aisha lo riaccoglieva, felice di poterlo aiutare con la grazia della sua danza; ogni volta, la promessa di non ricaderci più; ogni volta, un nuovo villaggio per un nuovo spettacolo.

Così Aisha crebbe, trasportata da un posto all'altro come i costumi di scena che stavano sul retro del carrozzone, tra fame e lustrini, tra le lacrime tenere di sua madre ed i violenti soprusi di suo padre, sentendosi sempre inadeguata e colpevole, così diversa dall'eterea creatura che danzava sul palcoscenico, così terrorizzata per le scenate che si consumavano dietro alle quinte, quando le luci della ribalta si spegnevano!

I bambini che incontrava nei villaggi la guardavano sempre con un misto di diffidenza e sospetto: era la figlia dei saltimbanchi ed i genitori avevano insegnato loro che non bisogna mai dare troppa confidenza a quella gente. Spesso la prendevano in giro, talvolta qualcuno la minacciava anche.

Questo stato di cose accompagnò Aisha fino all'età di otto anni, segnando per sempre il suo destino.

Una sera, dopo un'ennesima scenata più violenta del solito, sua madre prese il coraggio a due mani e dopo che il marito si fu allontanato per recarsi come al solito in taverna, attaccò il cavallo al carro e lo condusse via, lontano, lasciando per sempre dietro di se quella vita di stenti e soprusi.

Aisha dormiva e non si rese conto di ciò che era accaduto fino al mattino, quando, uscendo dal carro, trovò la madre intenta a contrattare con uno sconosciuto nella piazza principale di un villaggio che non aveva mai visto. Poi apprese che il carro era stato venduto e con il ricavato avrebbero potuto incominciare una nuova vita; la madre le sorrise e per la prima volta in vita sua, Aisha ebbe voglia di ridere e cantare forte.

Ma anche quella fragile gioia fu di breve durata perché, di lì a poco, la giovane donna, debilitata dalla vita miserevole che aveva condotto fino ad allora, si ammalò e morì, lasciando la bambina sola al mondo.

Aisha fu accolta nella casa di Beniar il druido, che aveva raccolto l'ultimo respiro della sua povera madre. Era un uomo gioviale e di buon cuore, le cui vaste e profonde conoscenze gli avevano guadagnato il favore dei villici, che ben volentieri si privavano di una parte dei frutti della loro terra per offrirli al sant'uomo, che in cambio prodigava al villaggio la sua opera di guaritore ed insegnava ai fanciulli a leggere e scrivere. Aisha si affezionò moltissimo al suo nuovo tutore e mostrò una grande predisposizione per l'apprendimento, tanto che Beniar decise di trasmetterle a poco a poco tutto ciò che sapeva affinchè l'antica saggezza non andasse perduta.

I bambini del villaggio non accettarono mai Aisha come una di loro: frequentavano le stesse lezioni e la vedevano spesso nel bosco o nella piazza del paese, ma non la chiamavano mai a giocare con loro; la guardavano con un misto di paura e di invidia, così come spesso accade quando una creatura di elevato spessore si trova a convivere in una comunità di persone meno dotate. Aisha si sforzava di essere gentile con tutti, ma sembrava sempre fuori posto. Non le piacevano più di tanto i giochi abituali dei suoi coetanei, ma cercava di adeguarsi per compiacerli, nel vano tentativo di guadagnarsi una briciola del loro affetto, ma nessuno accettò la sua palese profferta di amicizia.

Lo stesso Beniar pretendeva molto da lei e la sgridava spesso, talvolta anche ingiustamente, perché Aisha doveva imparare a contare soltanto su se stessa.

Così, spesso si rintanava in un angolo a piangere, mentre gli altri bimbi, passandole accanto, si davano di gomito e ridevano con maligna soddisfazione.

Quando il druido morì, Aisha aveva imparato a contare soltanto sulle sue forze e sul sapere che Beniar le aveva trasmesso.

Ora era una giovane donna molto graziosa, ma in fondo al suo cuore c'era un vuoto immenso che nessun sapere poteva colmare. Un'atroce fame d'amore le rodeva l'anima: era una sensazione quasi fisica, una fame che nessuno aveva mai voluto o saputo saziare.

Beniar lo aveva ben compreso e proprio per questo motivo aveva cercato di essere duro con lei, per abituarla alla rudezza del mondo ed impedirle di soccombere schiacciata dal peso della sua stessa sensibilità.

Aisha apprese questa e molte altre cose dal diario che Beniar le aveva mostrato molti anni prima, raccomandandole di leggerlo soltanto dopo la sua morte.

Seguendo le ultime volontà del suo tutore, Aisha abbandonò il villaggio e cominciò a girovagare per le Oasi, prestando soccorso a chi ne aveva bisogno e cercando di utilizzare ciò che aveva appreso per il bene della gente che incontrava.

`Sii forte, bambina – le aveva scritto il druido – e rispondi con l'amore e con il perdono anche a chi ti ha fatto del male. Il tuo cammino è solitario, ma non sarai mai sola e riceverai tantissimo amore con cui nutrire la tua anima, se tu per prima saprai dispensare amore e compassione tra la gente che incontrerai; forse non ti capiranno: il tuo spirito è troppo forte per loro e ne avranno paura, ma finchè saprai amare, di amore potrai nutrirti e non morirai. Ricordati di queste mie parole quando io non ci sarò più e cercherai intorno a te qualcuno da amare: hai tutto il mondo davanti a te, tutto il mondo da amare!'

Così avvenne che Aisha imparò ad aprire il suo cuore ed a mostrarsi al mondo nuda ed indifesa, senza maschere e senza barriere, pronta ad accogliere ed a comprendere, pronta ad amare incondizionatamente e senza riserve.

Ora, dovunque andava, era accolta da sorrisi ed abbracci, sorrisi ed abbracci che nutrivano finalmente di amore la sua anima solitaria. E non aveva neppure più bisogno di fingersi diversa da quella che era: ora poteva danzare al contrario ed indicare al mondo la perfetta armonia della consapevolezza; poteva insegnare che è importante pensare con la propria testa e non seguire sempre il branco passivamente e senza porsi domande; poteva esprimere gioia quando gli altri piangevano e piangere quando gli altri ridevano e dimostrare a tutti che la vera ricchezza è nella diversità, nella meravigliosa unicità e specificità di ogni individuo.

E l'Amore continuò a fluire per molti anni nella danza antioraria di Aisha, portando gioia e consolazione lungo le strade di Ashura. La gente non aveva più paura di lei e nessuno la evitava: al contrario tutti la cercavano per chiederle consiglio o guarigione o anche semplice ascolto, perché Aisha sapeva ascoltare e comprendere e l'amore del suo ascolto produceva spesso miracolose guarigioni in coloro che le affidavano i segreti ed i gravosi fardelli sepolti in fondo alla coscienza.

Tutto andò a meraviglia, fino al giorno in cui Aisha si innamorò di un navigante del Villaggio dei Sogni.

Aisha era una giovane donna decisamente attraente ed in un primo tempo anche il marinaio parve corrispondere ai suoi sentimenti, ma l'idillio fu di breve durata e lasciò una profonda cicatrice nel cuore di Aisha, soprattutto quando lo sorprese ad amoreggiare con la servetta della Locanda del Molo. Improvvisamente, la donna si sentì vecchia e stanca: aveva donato amore a piene mani a tutti ed ora, che sentiva forte il bisogno di qualcuno che si prendesse cura di lei, il suo sogno d'amore si infrangeva contro le dure pareti di roccia della scogliera!

Cercò di condividere il suo dolore con le persone che dicevano di esserle amiche, ma qualcuno le disse che non aveva tempo, qualcun altro la interruppe per raccontarle i suoi problemi, altri ancora la ascoltarono distrattamente per qualche istante, per poi accampare un impegno urgente e voltarle la schiena nel bel mezzo delle sue confidenze. Lei aveva sempre ascoltato tutti, ma ora nessuno aveva voglia e tempo di ascoltare lei!

L'amarezza le colmò il cuore di angoscia e si sentì di nuovo come si era sentita quando era bambina: sola e sbagliata, senza nessuno al mondo che le volesse davvero bene per ciò che era con i suoi pregi ed i suoi difetti; tutti la cercavano, ma tutti si aspettavano qualcosa da lei; nessuno l'accettava semplicemente per ciò che era, ma soltanto in funzione di ciò che aveva da dare.

Aisha non sopportò quella mancanza di amore: richiuse il suo cuore, come aveva fatto da bambina, si ritirò sulla Rupe e pianse per giorni e giorni, senza mangiare e senza bere. Poco a poco, senza rendersene conto, l'immensa vena di amore, che aveva dispensato intorno a se, si inaridì come un ruscello dopo mesi di siccità. Così, come aveva predetto Beniar, ogni giorno, una parte di lei moriva poichè la danza antioraria aveva cessato di tessere la sua ragnatela d'Amore.

Le ore di Aisha scorrevano lente e solitarie, nella contemplazione apatica del colore cangiante del mare e nell'ascolto delle grida struggenti dei gabbiani. Il vento divenne il suo unico amico, consigliere ed amante. Zefiro le sussurrava all'orecchio le dolci note della brezza marina e le portava il profumo gentile dei fiori, mentre Scirocco soffiava crudeli folate, cariche di foglie e di sogni perduti.

Ascoltando il vento, Aisha rivide tutta la sua vita, in un caleidoscopio di immagini grottesche, che si alternavano nel flusso dei suoi ricordi.

Non era più giovanissima ormai e la polvere della vita scivolò inesorabile tra le sue dita, stritolandola tra le invisibili catene dei suoi stessi dubbi.

Il volto gentile del vento ebbe pietà del dolore immenso di quel cuore di donna e la mutò in dura roccia per sempre.

Possiamo ancora scorgere i lineamenti di Aisha nel profilo della Rupe, che da allora porta il suo nome.

E da allora, il fischio triste del vento ripete all'infinito il suo nome, ad ogni nuova burrasca, mentre con lugubre lamento percorre i segreti meandri delle pietre tortuose, che incoronano questo brullo colle, e le onde cantano in eterno la storia della donna che danzava al contrario.

Hashepsowe aveva le lacrime agli occhi: ora le pareva davvero di sentire dentro di se il pianto di Aisha…

"Non è facile essere una-che-danza-al-contrario… spero che non sia questo il mio destino…"

"Nessuno conosce i Disegni del Destino… - rispose dolcemente Adrinhad carezzandole i capelli – Ma ti ho raccontato questa storia perché spero che la tua danza possa tessere nel mondo la tela di Amore che Aisha non volle completare… ed è per questo che credo tu debba apprendere la lezione del Giaguaro… e credo che a tal proposito Ishtan abbia molto da insegnarti!"

Hashepsowe Lunastella
Sacerdotessa dei Due Mondi
Tempio dei Sogni Nuovi - Valle dei Sogni