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Capitolo 2
Fael strabuzzò gli occhi. Già l'odore che aveva sentito una volta ripresi i sensi lo aveva fatto trasalire. Un'odore di pulito,
troppo per i suoi gusti. Trovandosi steso su un lettino da laboratorio, per prima cosa decise di mettersi a sedere.
Si trovava in una stanza circondata da vetrate e macchinari di vario tipo. C'era un computer alla sua destra, su una scrivania colma di
cianfrusaglie delle quali non riusciva ad intuire l'utilità.
Di certo non si trovava nelle Terre Selvagge. Ma quella stanza non gli ricordava nemmeno un haven dei Custodi.
Poco prima che un'ondata di panico si facesse strada in lui, una donna sulla trentina, dagli spiccati tratti asiatici, entrò nella stanza e non appena lo vide si
bloccò sul posto. Gli rivolse poi un sorriso di quelli preconfezionati e studiati a tavolino. Portava un camice bianco dal
quale spuntavano due caviglie sottilissime inguainate da stivali di pelle marrone.
- Ben svegliato, numero 32. Come vi sentite ? - lo apostrofò la donna, dirigendosi verso di lui. Quando cerco' di prendergli il
polso, lui si ritirò e la fissò negli occhi.
- Cos'è questo posto ? - chiese, lentamente.
- Immagino il vostro disagio. Siete nel Centro di Recupero di Detroit e io sono.. -
- Detroit ! - la interruppe lui - stronzate.. nessuno sa nemmeno dove si trovi. E gli "eletti" non accolgono nessuno che non sia degno di
loro.. Ora, o fai la brava e mi dici quel che voglio sapere oppure divento nervoso.. -
Sorella Ruth si compiacque con sé stessa. Tutto andava liscio come l'olio. Finse di avere paura, una cosa che le riusciva sempre
benissimo.
Fael ne approfittò per afferrarla, poi prese una siringa e pose l'ago a contatto col collo della donna.
- Niente di personale, ma devo andarmene da qui. - grugnì.
Usci' dalla stanza tenendo stretta a se' la donna col braccio sinistro, mentre con la mano destra reggeva la siringa in modo tale
che tutti potessero vederla. Il primo ad accorgersi di loro fu Fratello Conwick, che si appiatti' schiena al muro. Sorella Freiya,
assistente di Ruth, tremava da capo a piedi, e fissava con orrore il volto dell'uomo che teneva in ostaggio la dottoressa.
- State calmi ragazzi - disse Fael ad alta voce - voglio solo proteggermi.. da voi. Fatemi uscire da questa specie di prigione e
riavrete la vostra amica sana e salva.. dov'è l'uscita, madame ? -
- In fondo al corridoio, l'ascensore. Porta al piano superiore, da li' potrai uscire, ma ti prego non farmi del male! - supplicò la
dottoressa con voce tremula.
- Di' ai tuoi di starsene buoni buoni, madame. Avremo compagnia fra un po', giusto? Gente svelta. Digli di non pensarci nemmeno, e ti
assicuro che non avrai nulla da temere da me. -
Ruth degluti' rumorosamente, sempre tenendo gli occhi sbarrati fissi sulla siringa. Si biasimò per il fatto di non riuscire a produrre
sudore, che avrebbe aumentato la credibilità del tutto. Si ripromise di parlarne con Hoover, a riguardo. Forse un enzima attivato a
comando.
- A.. avvertite quelli dei piani superiori che stiamo uscendo. Dite alla sicurezza di lasciarlo passare.. -
- Cosi' va bene, madame - la rassicurò lui, sorridendo. - E ora signori.. fate largo, devo prendere l'ascensore. -
(vai
al Capitolo 3)
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