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Seconda Parte: Il Desiderio
Avanzò nel buio... o almeno così le parve!
Aveva freddo... un freddo che gelava l'anima e fermava il respiro. Aveva l’impressione di tremare e di battere i denti, ma forse si era solo dissolta nel nulla.
Poi la sensazione cambiò nettamente. Ora la sacerdotessa si sentiva soffocare: era avvolta da una caligine densa e umidiccia; gocce di sudore le si addensavano intorno agli occhi, offuscandone ogni percezione.
Cercò di tergersi il volto con una mano, ma quelle che pensava fossero le sue dita attraversarono soltanto l'aria: lei stessa era aria nell'aria, alito di vita perso nel soffio di un respiro pesante.
Ma non si poteva fermare: se voleva continuare ad essere da qualche parte anelito di vita, Hashepsowe doveva attraversare il Mondo Capovolto, Regno di Mur e delle Chiavi Nascoste. Nessuno l’aveva costretta ad entrare: aveva varcato il Portale degli Inferi di sua spontanea volontà, ma adesso che era entrata non poteva più tornare indietro e doveva affrontare le sfide dell'Alter Ego.
Parte di lei era già morta da tempo, in una terra lontana, dove la falsità degli uomini le aveva strappato il cuore. Ciò che di lei aveva seguitato a vivere su Ashura era soltanto un pallido fantasma evanescente, un'ombra spettrale che non si fidava più delle parole e degli sguardi della gente... una povera mente sconvolta dal dubbio e rinchiusa in una prigione di sofferenza ed incomunicabilità che nessuno poteva condividere.
Per questo aveva deciso di affrontare l'Alter Ego: non voleva perpetrare l'esistenza del non-morto e del non-vivente. Hashepsowe voleva vivere o morire, ma esistere da una parte o dall'altra, senza più essere costretta a vivere una vita da ibrido, sospeso al confine tra i mondi.
Ora non aveva più corpo, eppure vedeva chiaramente una figura luminosissima che avanzava verso la sua consapevolezza.
Forse la sacerdotessa si fermò, o forse fu la stessa immagine di luce che le penetrò nei pensieri, trasmettendo suoni e movimenti a ciò che restava di lei e dei suoi sensi.
Era una donna esile, dai lineamenti delicati e regolari; i passi erano lievi come la danza di una libellula; il corpo si librava nell'aria come una musica suadente; un sottile profumo accentuava la seduzione magnetica di quegli occhi penetranti. Sorrideva e quel sorriso incatenava, donando al tempo stesso un senso di pace e di benessere mai provato prima di allora! Aveva un fascino intrigante e nessuno, dopo aver posato lo sguardo su quel volto, avrebbe mai potuto dimenticarlo.
"Benvenuta Hashepsowe... ti stavo aspettando" la voce era come la carezza sommessa della risacca.
Adesso la sacerdotessa era nuovamente consapevole della concretezza del suo corpo: si inginocchiò al cospetto di quella donna, chinò la testa e trovò i suoni per rivestire di parole i suoi pensieri.
"Chi sei, mia Signora? Chi sei, tu che risplendi tra le tenebre di questo luogo perduto? Perché mi onori della tua visita?"
"Alza la testa, Hashepsowe... e guardami bene. Non mi riconosci?"
La sacerdotessa cercò di osservare meglio colei che aveva di fronte ma, per quanto tentasse di raffrontare quei lineamenti a quelli di coloro che aveva avvicinato durante l’esistenza terrena, non riusciva ad identificare alcuna somiglianza.
"Perdonami, Signora, ma non ti riconosco... neppure le icone divine che ritraggono i Volti della Dea rendono giustizia alla tua grazia!"
"No, sacerdotessa. Lascia stare gli Dei e non mi guardare con gli occhi dello spirito, ma con gli occhi del desiderio. Guardami bene, ti ho detto. Guarda l'esilità eterea del mio corpo. Guarda il mio sorriso. Guarda il colore del mare in fondo ai miei occhi! Guardami… e guarda i tuoi antichi pensieri. Guarda i tuoi desideri! Non dimenticare che sei dentro all'Alter Ego... l'altro volto di te stessa."
Lei ancora non capiva, ma cercò di confrontare quel volto ai ricordi dei suoi pensieri: i desideri... i pensieri... i desideri... i ricordi... i pensieri... i desideri - che figura armoniosa che aveva quella donna. Come avrebbe voluto avere una briciola di quel fascino!
"Si... ecco... brava Hashepsowe... proprio QUEL pensiero! Quella sensazione... lascia libera la tua invidia: guardami e confrontami con ciò che tu sei."
La sacerdotessa guardò ancora, scuotendo sconsolatamente il capo: quell’apparizione era lieve quanto lei era materiale; la dolce serenità di quello sguardo era in netto contrasto con il torbido tormento passionale che aleggiava nel suo; quel sorriso riscaldava il cuore, mentre Hashepsowe, con il suo povero ghigno stiracchiato, non riusciva neppure a rallegrare se stessa.
Si... avrebbe voluto davvero assomigliare a quella donna!
"Infatti, è questo che io sono: la proiezione dei tuoi desideri, cioè come avresti voluto che ti vedessero gli altri... l'immagine con cui avresti voluto rivestire la tua carne! Sono la prima maschera della tua anima, la prima sfida della Verità: il tuo primo Alter Ego!"
"Il mio primo Alter Ego?..."
"Si, sacerdotessa... il tuo primo Alter Ego: razzista ed intollerante, unicamente interessato all'apparenza, incapace di guardare al di là della facciata, falso, ipocrita e stereotipato secondo i canoni classici della bellezza!"
"Noooooo... NON E' VERO! Non mi importa niente dell'aspetto fisico... non mi è mai importato niente. Non ho mai cercato di possedere abiti eleganti e gioielli; indosso le cose con noncuranza e non passo mai molto tempo davanti allo specchio... e non sono falsa, né intollerante, né razzista!"
"Mi fai sorridere, Hashepsowe, dici che non ti importa vero? Ma non puoi mentire al tuo Alter Ego. Non ti importa perché non ti sei mai piaciuta e non riesci ad amare te stessa... e così hai finito per convincerti che ti interessa soltanto lo spirito! Ma questo è l'aspetto che avresti voluto avere, perché in fondo tu stessa hai orrore di ciò che non risponde ai canoni estetici imposti dalla società... e dunque anche tu sei razzista, futile ed intollerante proprio come quella società contro cui hai sempre lottato!"
"Non è vero... - tentò ancora di protestare la sacerdotessa - E poi non è vero che non riesco ad amare me stessa... solo che vorrei tanto poter essere amata anche dagli altri, magari anche da quelli che cercano in una donna soltanto l'aspetto fisico... al contrario, io sono fin troppo indulgente con me stessa!"
"Ma davvero, sacerdotessa? Vedremo se dirai ancora così dopo aver incontrato il tuo secondo Alter Ego. Buona Fortuna!"
"No... aspetta... non te ne andare... dimmi..."
Ma il primo Alter Ego era già svanito nel nulla, come se non fosse mai esistito. Il nulla ed il buio si insinuarono nuovamente nella testa di Hashepsowe, mentre continuava il suo Viaggio.
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