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Capitolo 1
Adesso era Stige ad avere la parola: "...vi ripeto che il mio equipaggio è ancora disposto a
seguirvi a Caracaibo, ma non posso passare sotto silenzio la carognata fatta al vecchio Linch.
Non potrò mai essere il loro capitano se non insisto affinchè si trovi il responsabile."
"Già" aggiunse Anith "Gli uomini rischiano la pelle nel seguirci e devono fidarsi dei loro capi,mentre è chiaro che fra di noi c'è qualche scorpione velenoso che potrebbe decidere di mandarci tutti all'inferno se questo gli desse un pur minimo tornaconto".
La frase fu pronunciata con una velenosa sottintesa accusa e rinforzata da un eloquente sguardo diretto a Morrighan. Ma Anith aveva torto. Sebbene fosse lecito dubitare di quell'uomo capace di tutto, ed il progetto della presa di Caracaibo ne era una prova, lei aveva torto. Henry Morrighan era si un vero scorpione ma uno scorpione già ricco ed ormai una sola fiamma ancora ardeva in lui.
Era la fiamma della fama che più bramava, la ricerca dell'impresa, la volontà di scrivere a chiare lettere il suo nome nella storia dei mari. No, Morrighan avrebbe fatto di tutto per prendere Caracaibo. Era la sua ossessione da anni, da quando fece il suo ingresso nel palazzo del governatore per incontrare il generale Falco nei giorni in cui collaborava con l'impero, ma per farlo aveva bisogno della fiducia di tutti quegli uomini.
Se avesse tradito non ci sarebbe stata gloria per lui tutt' al più sarebbe diventato un cagnolino dell'impero e questo non era certo un futuro plausibile per Henry Morrighan il re dei mari.
Henry sostenne lo sguardo della donna: "Non serve lanciare accuse a casaccio, occorre riflettere.
A Caracaibo ci sono quattrocento casse di monete d'oro che ci aspettano (per non parlare di
tutto il resto) e non intendo rinunciarvi! Capite anche voi che sarà importante non solo
scoprire chi è stato ma anche il perchè lo ha fatto, a seconda dei casi, lo scenario e i rischi
cambiano...".
Mentre ancora Morrighan parlava Syon continuava a non abbassare la guardia. L'ambiente oltre i tendaggi era ancora palesemente caldo. I bucanieri di Linch mormoravano sempre più minacciosi e nonostante alcuni tra i suoi più valorosi guerrieri sorvegliassero la stanza, non si sentiva del tutto tranquillo. Anith aveva voluto fortemente quell'incontro ma lui diffidava di quella compagnia. Oltretutto non erano passate che poche ore da quando Linch si era alzato dal tavolo. E tutti avevano assistito alla scena che sicuramente agli occhi della ciurma di Linch faceva di lui il principale sospetto. Il barbaro non era certo geloso ma mal sopportava certi grossolani apprezzamenti che il pirata aveva riservato ad Anith. E nonostante ella si fosse più volte irritata di quel suo atteggiamento, Syon non riuscì a controllarsi con quella spontanea irruenza che contraddistingue tutti i barbari quando qualcuno invade il loro territorio. Ork aveva preso le parti di Linch così l'atmosfera aveva finito per scaldarsi e le mani avevano stretto pugnali, sciabole e scuri... ed era stato proprio Henry con l'aiuto di Anith a riportare la ragione.
Ma adesso tutto sembrava precipitare Morrighan ben sapeva che cercare un capro espiatorio solo per poter ricompattare la squadra per Caracaibo non sarebbe servito a niente e se poi un traditore era davvero presente nell'isola l'impresa già difficile si sarebbe rivelata
un vero suicidio.
"...cerchiamo di procedere con ordine" proseguì Morrighan "...nessuno dei nostri uomini ha avuto accesso al piano superiore ed è impossibile raggiungere la finestra dall'esterno a meno di nonavere le ali. Quindi o ad uccidere Linch è stato uno di noi oppure un fantasma ma non credo che i fantasmi usino coltellacci...Oltretutto non c'erano segni di colluttazione e conoscendo Linch credo sia difficile che si sia fatto sorprendere nel sonno... No! Linch conosceva e soprattutto non temeva il suo assassino quindi credo proprio che questo escluda me, Syon e Ork...".
Stige vide in quella disamina un'accusa nemmeno troppo velata "Ah, certo, Henry! Vi farebbe comodo liquidarmi! Ma chi ci dice che non sia stato proprio Ork a far freddo Linch? In fondo abbiamo solo la sua parola su come sono andate le cose. Tu pensi che solo io abbia avuto un movente valido ma non è così. Linch era permaloso e arrogante e se qualcuno non lo fermava,
dopo quanto aveva dichiarato sulla presenza di questi due (indicando Syon e Anith), avrebbe
portato via la sua nave e i suoi uomini non appena fosse salita la marea e voi Caracaibo ve la
sareste sognata!"
A queste parole Ork stava già tirando fuori la sua sciabola, grugnendo nel liberarsi dalla presa del suo secondo Big Jonas, ma fu fermato dalla voce di Morrighan. "Non credo sia stato tu. Linch ti avrebbe temuto forse più di noi...pensi che non sapesse da quanto tempo meditavi di soffiargli il comando della "Dreamland".
"Allora non rimango che io..." inruppe Anith "...sicuramente Linch mi avrebbe fatto entrare ed
avrei potuto coglierlo di sorpresa. E' questo che vuoi dire Henry?"
Henry Morrighan cominciò ad arricciarsi i baffi pensieroso con lo sguardo fisso su Anith. Aveva
parlato seguendo il filo dei fatti adducendo le motivazioni che gli erano sembrate più logiche.
Non credeva che Anith avesse commesso quell'omicidio. Per quale motivo poi? Non certo per ciò
che era successo ne per salvare l'impresa, dopo tutto non aveva ancora accettato. Però su una
cosa Anith aveva ragione il ritratto che aveva appena dipinto era quello di una donna. Se
qualcuno poteva sorprendere Linch quella era sicuramente una donna, il suo punto debole. Così
ordinò al suo nostromo Willy "Fishleg" Boone di radunare tutte le donne della locanda.
Fu facile trovare la colpevole, ed i suoi lividi non lasciavano alcun dubbio sul perchè l'avesse fatto. La ragazza era in lacrime ma nessuno poteva salvarla dal suo destino. Anith l'avrebbe fatto ma non aveva nessun diritto di prendere una decisione che spettava alla ciurma della Dreamland. Forse Henry avrebbe potuto fare qualcosa in quanto signore dell'Isola degli squali, ma tutto quello che a lui importava era l'impresa e l'aver scoperto che non vi era nessuna spia aveva già distolto il suo interesse dalla vicenda. Anzi adesso aveva anche qualcuno da dare in pasto alla irrequieta ex-ciurma di Linch. Così si rivolse a Syon,che aveva assistito impassibile alla scena.
"Stige ha già dichiarato di essere d’accordo con il mio piano per cui, Syon, manca solo la vostra decisione".
"Ne abbiamo già parlato..." rispose laconico il barbaro "...per noi la spedizione si fa."
Morrighan si alzò in piedi, le mani sulle due sciabole ed esclamò:
"Era ora! Non perdiamo altro tempo. A Caracaibo!"
(vai
al capitolo 2)
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