L'EREDE DI MYSTRAVEN

di Kronall

Capitolo 2

Valric Olmdaal prese la selvaggina e ne strappò un pezzo coi denti sporchi e puzzolenti. Poi guardò l'accampamento, le tende che i suoi uomini avevano eretto.

Per un'attimo si senti' a disagio: lui, un barbaro, a capo di un'esercito di barbari, i più truci mercenari che avessero mai solcato quelle terre, doveva sposarsi. Con una nobile.

Immaginò che tipo di donna lo aspettava, e cosa lei si aspettasse da lui: ma Valric non era uno stupido. C'era del marcio nella storia.

Aveva conosciuto Brenno Mystraven tempo fa, durante una guerra tra due casate rivali, quando aveva dovuto transitare per i suoi possedimenti. Il vecchio l'aveva invitato ad entrare, lui e i suoi uomini, e li aveva trattati come re. Poi aveva chiesto "vorresti sposare mia figlia" ? Cosi', su due piedi. Lo aveva chiesto a lui, Valric Olmdaal, che trattava le donne come faceva coi cavalli. Che non possedeva niente, ne' titoli nobiliari, ne' terreni da condividere. Si, c'era del marcio nella faccenda, ma lui rispose che doveva pensarci.

Ed ora aveva deciso. Aveva solo da guadagnarci. Non avrebbe perso i suoi uomini, avrebbe continuato a combattere, avrebbe ricevuto i servigi (matrimoniali) di una delle fanciulle più avvenenti del reame, e allo stesso tempo avrebbe preso possesso, più in la', dei territori del vecchio, garantendosi' una vita dignitosa anche quando le forze l'avrebbero abbandonato e avrebbe dovuto appendere al muro la spada. Capiva che Brenno cercava soprattutto un'aiuto militare: uno come Valric non aveva altro da offrirgli. Ma se il vecchio pensava di servirsi di lui come guardia fedele, si sbagliava di grosso. Una volta sposata la figlia, Valric sapeva che il vecchio non avrebbe avuto cosi' tanto potere su di lui.

Si alzò, pensieroso, e inizio' a girovagare per il campo. I suoi uomini erano intenti a preparare la cena, cupi e imbestialiti da anni di guerre.

"Ma si" penso' tra se e sé "andrà tutto per il verso giusto... devo stare tranquillo. Tutto coincide con i miei interessi... devo solo stare al gioco... per un po'."

- Credi davvero che questa collana piacerà a Valric ? - cinguettò Jalantha. Si era svegliata di ottimo umore, e non vedeva l'ora di incontrare il suo futuro sposo.

Non le importava che si dicesse fosse un barbaro o uno zotico, e che trattasse le donne peggio dei muli. Jalantha voleva solo sposarsi, tutto qui. Ormai viveva in un mondo di sua stessa invenzione, un'isola felice dove l'unica abitante era lei: tutto il resto era escluso dai suoi pensieri infantili. Ora doveva solo preoccuparsi di apparire abbastanza bella.

- Mia signora, anche senza nessun monile, la vostra bellezza è sempre senza pari..... - le rispose la sua fedele ancella Nimè.

- Raccontami, Nimè : come vengono celebrati i matrimoni nel tuo paese ?-

L'ancella attese qualche minuto prima di rispondere - Nel mio reame, il matrimonio è un fatto personale. Non esistono banchetti e invitati..... non vi sono riti e cerimonie, se non quello che gli sposi stessi celebrano nel loro letto... - Risatine di intesa. Poi Nimè si fece seria.

- La sposa deve confezionare da sola il proprio abito... deve scegliere lana di puro agnello immacolato...... poi deve immergerlo nelle Acque Antiche per purificarlo ulteriormente... - Mentre parlava, Nimè fissava un punto imprecisato al di là della finestra. Jalantha ascoltava in silenzio, lisciandosi i capelli mano a mano che il pettine di Nimè li districava.

- Tu cosa ne pensi ?- esordi' Jalantha, ad un tratto.

- Di cosa ? -

- Di lui.... Di Valric. -

- E' un guerriero... gente come lui è tenuta in grande considerazione nel mio paese. Se sei uomo e non sai combattere, la tua esistenza è futile. Cosi' dicono da me. Da voi non è cosi', ma è sempre meglio avere accanto un marito ardimentoso piuttosto che un codardo, non trovate ? -

Mentre parlava, gli occhi di Nime sembravano rafforzare i suoi discorsi: emettevano fiamme come nemmeno l'inferno più profondo poteva fare.

- Sai cosa voglio dire Nimè..... quello che dicono gli altri su di lui non è altrettanto onorevole. -

- Sono fandonie - disse Nimè, freddamente - il valore di un'uomo si riconosce principalmente dalla forza in battaglia. Pensate al vostro erede: gioite, Jalantha !! Avrete un grande condottiero come figlio, bello come voi e forte come il padre...-

Se fosse stata presente in futuro, quando l'erede di Jalantha avrebbe raggiunto la maggiore età, Nimè avrebbe capito di non aver mai detto una bugia grossa quanto quella in tutta la sua vita. Tuttavia, al suono della parola "erede", il cuore di Jalantha sembro' sul punto di esplodere dalla gioia.

- Mio figlio !! Lo pensi davvero, Nimè ?? -

- Certo mia signora..... il dio dei venti stesso me l'ha rivelato in sogno, come vi dissi giorni fa !!-

Jalantha desiderava ardentemente un figlio, più che un marito.

Avrebbe accolto anche lui nella sua isola felice, e lo avrebbe protetto dal mondo esterno.
In quel mentre, sentirono bussare alla porta. Nimè la apri' e il vecchio Brenno si fece avanti premuroso.

- Spero di non avere interrotto una piacevole conversazione tra fanciulle, ma... Valric è arrivato or ora con la sua scorta personale -

Jalantha avverti' come un nodo alla gola - Posso padre ? -

- Vai pure figliola... è nella sala, davanti alla tavola già imbandita.... Va' a tenergli compagnia.... Io scenderò fra poco. -

Quando l'eco dei passi di Jalantha si persero per il corridoio, Brenno chiuse la porta e afferrò brutalmente Nimè con entrambe le mani. Ma venne respinto...

- Cosa... come osi ? Tu, una sporca sgualdrina del nord, respingere Brenno Mystraven !! Spero tu abbia un valido motivo per compiere un'atto simile.... -

- Ho visto come la guardate !! - sibilò lei tra i denti - Voi la desiderate !! Esaudite tutti i suoi desideri, siete più languido di una cortigiana quando vi trovate in sua presenza ! -

Il vecchio sembro' sul punto di svenire per la collera - Io... ma di quale donna parli ? -

- Di vostra figlia Jalantha !! -

Nimè non vide nemmeno il pugno che la colpi' in pieno volto. Senti' solo uno schiocco e tutto il mondo si capovolse. Si ritrovò stesa sul pavimento, con un formicolio che le pervadeva la parte inferiore del volto. Era come se non avesse piu' bocca. Gli occhi di fuoco si concentrarono sulla anziana figura ritta su di lei.

- Osi ancora minacciarmi ?- digrignò Brenno, tirando un calcio all'altezza del plesso solare di Nimè, che venne quasi rimessa in piedi dalla violenza del colpo.

Una persona normale sarebbe già morta dopo una botta simile.

- chi sei tu per minacciarmi ? Ti ho offerto un letto caldo dove dormire, e un piatto fumante ! Hai la compagnia di mia figlia, e hai sempre trovato godimento nel giacere con me ! - Poi, avvicino' il suo volto a quello di lei e sussurrò - tu sei l'unica che io desideri veramente! -

Poi prese a slacciarsi freneticamente i ganci dell'armatura, e lo stesso fece lei col suo vestito.

Jalantha non trovava particolarmente repellente il suo futuro sposo.

Certo, forse la mascella non era perfetta ed il naso era un po' troppo spigoloso, ma per il resto Valric si presentava come un giovane di bell'aspetto. Aveva già conversato un po' con lui, e lo aveva trovato piacevole. Ora lui stava narrando agli altri commensali di un suo duello nelle terre dell'est: teneva la sua lunga spada in mano, e di volta in volta mimava gli affondi e le parate come se stesse veramente lottando per salvarsi la vita. Jalantha osservò l'arma con attenzione: era una spada bastarda, anche detta "spada ad una mano e mezza". L'impugnatura era piu' ampia di quella riservata alle normali spade da cavalleria, la lama più stretta e lunga, in modo da essere pericolosa tanto nei fendenti quanto negli affondi.

Jalantha era esperta nell'uso delle armi: in segreto aveva imparato a combattere dal capitano delle guardie di suo padre, in cambio di qualche damigiana di vino, del migliore. Per un momento assaporo' l'ebrezza di trovarsi lei stessa in mezzo alla battaglia, mentre affondava la lunga lama nelle viscere del suo nemico.... Venne riportata alla realtà dal contatto della mano callosa di Valric con la sua.

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