L'ASCIA DI STARKAD

di Syon, liberamente ispirato da un fumetto di Dampyr

Seconda Parte: La Maledizione di Starkad

Era ormai notte fonda, la simpatica aiutante di Bjorn aveva già lasciato la taverna e con lei Hash e molti altri avventori. Ci riunimmo intorno al bancone: io, Raven, Storm, Guga il nero ed il giovane Gunnar che anni prima avevamo raccolto a bordo dell'Arpia mentre galleggiava attaccato ad un relitto nei gelidi mari del nord.

Una fiasca di grhum della riserva speciale di Bjorn venne aperta e 6 calici furono preparati.

Sarseggiai il liquore e, mentre il suo sapore acre mi attanagliava la gola,

Mi preparai a ciò che Bjorn ci aveva promesso tempo fa. Sapevamo tutti che in quella notte sarebbe stato prescelto colui che avrebbe dovuto seguire l'antica via e non era certo un caso che noi fossimo lì.

Appena l'ultimo cliente se ne fu andato, Bjorn lentamente chiuse la taverna e riprese il suo racconto:

"I corpi dei compagni di Egil una mano e di suo fratello ASmund furono deposti sulla spiaggia dell'insenatura, che era stata muta testimone dello scontro tra i nostri eroi ed i guerrieri cambiaforma di Od. Una triste fila di corpi ricomposti, con la testa poggiata sui loro scudi e le loro armi sul petto.

Gli abitanti del villaggio erano accorsi ad onorare i salvatori ed i loro morti. In quella triste atmosfera, Egil avanzò fino a porsi di fronte al corpo del suo amico Starkad, mentre un'ombra velò i suoi occhi: "Starkad, compagno, hai scontato con la morte la tua battaglia contro i seguaci del tuo avo Od".

Ma Egil ben sapeva che non c'era tempo da perdere. Dopo alcuni minuti di raccoglimento, si volse verso una fanciulla che l'aveva affiancato. Una fanciulla, il cui nome era Gudrun, sacerdotessa della religione di Asatru.

"Sia scavata una profonda fossa e sopra sia eretto un alto tumulo di pietre!".

Gudrun ubbidì, nonostante sapesse che la tomba degna di un guerriero era una nave ardente, in grado di accompagnare il defunto nella terra degli eroi. Ma Gudrun non era una semplice sacerdotessa: aveva il dono della veggenza e non ebbe bisogno delle parole di Egil per conoscere la maledizione che gravava su Starkad e la promessa fatta dall'eroe di allontanarla per sempre. Il suo pensiero squarciò le nebbie del tempo e viaggiò attraverso le dimensioni:

"Starkad aveva infranto la legge di Od... lui, guerriero prediletto dal dio, aveva finito per ribellarsi alla sua stessa genia diventandone nemico e sterminatore di berserker. Per questo affronto, la sua anima mortale non avrebbe mai raggiunto il Valhalla, ma avrebbe vagato nelle tenebre per l'eternità, dispensando quell'orrore a cui aveva rinunciato durante la vita terrena".

La visione di Gudrun non si fermò solo a questo e raggiunse cose che neanche Egil sospettava, ma che la sua promessa di fedeltà agli antichi dei gli impedì di rivelare.

Egil si fece chiudere nel sepolcro insieme al corpo di Starkad ed ad un giovane vigoroso puledro. La luna era ormai alta nel cielo, mentre Asmund e gli altri guerrieri sopravvissuti si erano posti in cerchio, armi alla mano, lungo il perimetro esterno del tumulo... in un cerchio di forza e acciaio caro ai loro dei. Intanto Egil, all'interno del tumulo, sinistramente illuminato da alcune torce, vegliava il corpo dell'amico.

"Ihhhihhh" il nitrito del puledro squarciò il silenzioso scenario e gli occhi di Egil si sgranarono a contemplare l'orrore: "Starkad!".

Egil vide Starkad svegliarsi dalla morte... afferrare il puledro con una morsa d'acciaio, costringerlo a terra ed avventarsi a berne avidamente il sangue.

"Grazie per avermi fatto questo dono, Egil, amico mio! Ma ho ancora sete... tanta sete... forse tu potrai spengerla!".

Il ghigno animalesco di Starkad si contrappose al volto sicuro di Egil, chiaramente preparato all'orrore che aveva di fronte.

"Lo spengerò per sempre amico mio come ti avevo promesso".

Starkad balzò su Egil, pronunciando quelle che furono le sue ultime parole:

"...la lama della tua spada non può niente contro di me..."

Ma non fu la spada di Egil a dare la morte a Starkad bensì un paletto di legno assicurato al moncherino dell'eroe, col quale squarciò il cuore dell'amico.

"Ora puoi riposare amico! La tua anima raggiungerà il Valhalla, la terra degli eroi... libera per sempre dalle tenebre infernali di Hel!".

Così il corpo di Starkad potè raggiungere quello dei suoi compagni caduti nella battaglia ed unirsi al rogo funebre dei valorosi, mentre Egil e Asmund ripresero la loro ricerca.

Egil aveva spezzato la maledizione e liberato l'anima di Starkad, ma altro ancora andava fatto, prima di considerare chiusa la faccenda e Gudrun lo sapeva. Fece sigillare il tumulo e dichiarò maledetto ciò che giaceva al suo interno e chiunque avesse tentato di impadronirsene. Ammonì le generazioni future dal violarne il segreto perchè al suo interno era contenuto lo strumento maledetto con cui Od aveva incatenato l'anima di Starkad e da cui pretendeva un continuo tributo di sangue. Era l'ascia, la fonte ed il legame, la dispensatrice della legge terribile del dio a cui Starkad si era ribellato."

Il volto di Bjorn si fece più teso:

"L'ascia maledetta è il tramite con il dio ma, per donare la sua forza ed il suo potere, ella brama vittime in continuazione. La sua lama ha bisogno di bere sangue ed attraverso il sangue ti pone di fronte ad Od. So per certo che l'ascia rimase sepolta nel tumulo per secoli poi fu ritrovata da un contadino... si dice che fu lo stesso Od ad apparirgli in sogno ed a mostrargli la strada. Egli, incapace di controllarla, sterminò decine di persone prima di essere fermato. Altri massacri furono poi generati dall'ascia, dalla sua silente promessa di forza e potere... poi ricadde nell'oblio e non se ne seppe più niente.

Adesso l'ascia è tornata a bere sangue innocente... Gudrun stessa, di cui sono discendente, mi ha raggiunto in sogno attraverso il tempo per ammonirmi di questo... e mi ha anche riferito che tu, Gunnar, sei il prescelto perchè, come me, sei figlio di quel popolo valoroso che secoli or sono ha imperversato sui mari e sulle coste del mondo conosciuto e sconosciuto.

Tu hai il nostro sangue e dovrai riconsegnare l'ascia al dio degli antichi... ma ricordati figliolo: governa l'ascia o lei governerà te".

Syon
Barbaro
Fattoria del Nido - Valle dei Nidi